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Politeama, la “Passione secondo San Matteo” di Bach travolge Cultura

Ci voleva tutta la passione dell’Orchestra Strumentale Pratese, giovedì sera 29 marzo, al teatro Politeama, diretta con esperta sapienza dallo statunitense Gray Garden, per dimostrare al suo affezionato pubblico, quanta duttilità ha, d’interpretazione. 

Il pubblico, alla fine, si è sciolto in lungo applauso, che poteva essere trattenuto ancora per qualche secondo di meditazione in più, prima di salutare una tale esposizione della “Passione secondo MatteoBWV 244 di Johann Sebastian Bach (1685 – 1750). L’ora tarda ha fatto cedere il pubblico sul più bello. Poco importa, tre ore di Bach non sono uno scherzo. Richiede una concentrazione notevole che gli ascoltatori hanno dimostrato di saper sostenere e apprezzare, seguendo attentamente il libretto e l’esecuzione, del sesto concerto della stagione in programma, della Camerata con la St. Jacob’s Chamber Choir di Stoccolma, già vincitore di numerosi premi internazionali e colma di riconoscimenti in tutto il mondo. Un anno fa preciso, era stata eseguita la “ Passione secondo Giovanni” BWV 245, l’altra monumentale opera liturgica luterana di Bach, diretta dallo stesso direttore con il medesimo coro. Di durata doppia, la “Passione secondo Matteo” è differente per impostazione teatrale e pathos espressivo dalla seconda, scritta in senso temporale, però, alcuni anni prima.

La concezione rococò della Passione di Bach ripone radici lontane nel tempo, nella tradizione italiana che il maestro tedesco ha esaltato, trovando nei canoni del mottetto la forza emotiva di raccontare la passione di Cristo. I diversi interpreti hanno perciò ricongiunto tutto il percorso suddiviso in tre parti essenziali: l’Evangelista, il Cristo, la Turba, alternando le parti introdotte dal recitativo e rilevate dallo splendido coro. Proseguendo nell’ascolto va menzionato almeno due momenti particolari di luminosa bellezza. Nell’aria di Basso (42) “ Gebt mir meinen Jesum wieder!” ( Rendimi di nuovo il mio Gesù!), il primo violino ha toccato attimi eccelsi di virtù, e comunque, tutte le parti musicali sono di grande bellezza, caratterizzate da ardite armonie e da mutamenti ritmici, da ascoltare anche separati dal contesto religioso. I clarini sono stati un’altra gradevole sorpresa, come la viola da gamba, protagonista di attimi emozionanti, e il violoncello, che ha sostituito l’organo, in origine. L’aria di soprano, Aus Liebe (per amore) interpretata da Marie Alexis, ha incontrato il flauto traverso, i due clarini, morbidi e distinti su tutto l’impianto dell’orchestra fino a raggiungere profonda, l’emozione dell’evento descritto.

Tutti avrebbero diritto di menzione, dal tenore al basso, capace nel “Mache dich, mein Herze, rein” (Purificati, mio cuore). Alla fine n’esce una corpulenta opera liturgica, forse la più grande, o completa, in senso teologico della ricostruzione della passione di Cristo che Bach ha composto attraverso i filtri della storia e della sua visione della religione cristiana riformata, cui apparteneva, della prospettiva luterana. Ora ci aspettiamo per il prossimo anno, Handel, non meno grande, ma forse, diciamo, più disinvolto per l’influenza della terra anglicana, dove visse per lungo tempo.

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