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M5S impone ai partiti la ricerca di nuove categorie per fare politica Opinion leader, Politica

Non vi è dubbio, per coloro che hanno conservato, nonostante il sistema consolidato e pervasivo, la lucidità umana di una critica indipendente o hanno compreso che cedere od abdicare a tentazioni conservatrici e nostalgiche, più o meno umane, non rappresenta che un'effimera consolazione, destinata a ritardare le soluzioni e peggiorare lo scenario economico-sociale oltreché politico del paese,  che il  M5S rappresenta un grande movimento di idee progettuali con il quale non si può dialogare utilizzando le categorie e i modi che si sono usati fino ad oggi per parlare ai cittadini dei contenuti della politica, più o meno da parte di tutti i partiti. Per quanto la transizione pacifica verso un cambiamento storico, non possa prescindere totalmente dall'impiego di categorie e strumenti in essere, i partiti si sono storicizzati e allineati su linguaggi e programmi poco espressivi e tutto sommato asettici, che non vanno dritti alla sostanza, alla natura dei problemi pratici, proiettandoli subito nelle soluzioni operative. Oppure, quando invece lo fanno, vengono poi smentiti dalla realtà dei risultati. Che è ancora peggio. Non a caso si è sempre parlato di  “politichese”, di "lontananza della politica dalla gente" a cui si aggiungono modus operandi oltremodo imperscrutabili per chi è fuori dal gioco, tra tattiche e strategie, alleanze che sfociano in inciuci, dietro i quali anche punti programmatici vicini possono poi allontanarsi e tradire le aspettative migliori. Come dire: dalla rete della società liquida di Zygmunt Bauman emerge invece la concretezza della chiarezza e della determinazione di un popolo consapevole, dalla politica storica una prevalente fluidità di incertezza e timori che stentano a modellare una società migliore per tutti.

La capacità delle forze politiche in campo e soprattutto del Pd che ha sempre fatto di giustizia, equità, solidarietà, lavoro, diritti e partecipazione i suoi pilastri,  di riuscire a dialogare e confrontarsi con il M5S, cambiando registro, è il termometro della loro capacità o volontà di rinnovamento positivo del paese. Se “volere è potere” come è stato certamente per gli italiani grillini che sostenendosi e crescendo con volontariato solidale, utilizzando informazione, condivisione e partecipazione, sono arrivati in Parlamento, perché il rinnovamento non dovrebbe essere possibile per  uomini prontissimi a dichiarare il loro senso di responsabilità verso il paese, che sta affondando?
Guardando ai non pochi punti dichiarati da Bersani per la fiducia, “7-8 punti” programmatici per un “governo di cambiamento” come lui lo ha definito cogliendo il senso del momento del paese, versus i punti M5S “rinunciare ai rimborsi elettorali, riduzione stipendi parlamentari, legge contro conflitto di interessi,  reddito di cittadinanza, lavoro” sorgono dubbi su questa volontà, e ancor più sulla praticabilità di un accordo da entrambi le parti: “al primo posto – dei 7-8 punti di Bersani – l'Europa, al secondo la questione sociale, al terzo la democrazia, poi dimezzare il numero dei parlamentari, abbattere gli stipendi al livello di quelli dei sindaci, varare leggi che regolino la vita dei partiti e non solo per i finanziamenti, che inaspriscano drasticamente le norme anti-corruzione e che regolino finalmente i conflitti di interessi''.

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