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Politici senza qualità e predicatori del tutto è possibile Opinion leader

Pistoia – Chi si occupa di comunicazione conosce bene l’impatto che i mezzi di comunicazione di massa hanno sulla società. Lo vediamo da un po’ di tempo a questa parte, gioia e dolore anche in seno ai temi politici. Si butta fuori uno slogan, due titoli ad effetto che fanno alzare l’audience della testata, o della pagina social,  ed è fatta. Ma lo è nel vero senso della parola, perché così facendo procurano enormi danni alla politica. Più che informazione, più che fare notizia, si tratta per lo più di vetrina.

Con quali danni? Intanto enormi come entità, perché oggi c’è solo l’emergere della banalizzazione e del talk show, con botta e risposta ad effetto, che sicuramente diverte, ma disorienta più che convincere. Dove sono finite le ” tribune elettorali”, nelle quali c’era il tempo necessario per esporre i propri programmi e le riflessioni di un politico? I famosi confronti, quelli veri. Sono spariti. Oggi c’è solo immagine. Anche veritiera, per carità, non dico con ciò che sia solo ed unicamente falsità di profili, magari studiati ad arte. Anche se, ciò che appare è più un marketing personale, che mira ad accedere alle emozioni ed ai sentimenti, usando temi sensibili in cui sfido chiunque a non riconoscersi.

Ma dove è finita la dialettica e la competenza? Dove sta la profondità del livello politico, dei contenuti e delle riflessioni? La dimostrazione di tutto quanto la stiamo avendo dal fenomeno ” 5 stelle” dove con pochi click si può ambire ad essere deputato o Sindaco, dando la netta impressione che si possa cimentarsi in politica, improvvisando.

Al contrario, ciò che oggi più che mai occorre è la “qualità” della politica e di una classe dirigente preparata ed efficiente e non gruppetti di militanti, animati da sana passione, ma totalmente impreparati. Non basta esser appassionati alla politica per essere buoni politici. Dando uno sguardo alla storia come possiamo dimenticare grandi statisti di cui l’Italia si è fregiata, persone che davvero hanno inciso fortemente nella politica nazionale e mondiale.

Livelli culturali di alto spessore, usciti da lunghi percorsi, ricchi di bagaglio esperienziale. Abbiamo fatto enormi passi indietro, lo stiamo vedendo ogni giorno attraverso la modalità del perenne attacco al Governo, con motivazioni e contenuti da novella 2000. La storia e la politica ci insegnano che gli attacchi ed i contrasti in democrazia devono esistere. Ma qui si travalica il senso, che dovrebbe essere quello di costruire un percorso di eccellenze con visione d’insieme, e non personalistiche da bar.

Ecco, non credo che sia questo di cui abbiamo bisogno. Un esempio? Il Premier parla, immediatamente si traducono le virgole in dettami, in proclami. Si studia il messaggio subliminale, si interpreta e partono i titoloni. Questa è ciò che mediaticamente viviamo ed i social fanno il loro. Tutti saccenti, tutti professori e politologi. Tutti in grado, ma sopratutto, ed è il peggio, in diritto di dare consigli.

E guai se non si accolgono. Allora non sei democratico. Perché, signori, cosa è la democrazia? Gas irrespirabile, così. La voce del popolo è importantissima, proprio perché porta al governo delle città,ed a quello nazionale, le istanze dei territori, il loro dolore, i disappunti, i consigli,  la loro forza come supporto per migliori politiche. Ma qui si ferma. Si deve fermare. Saranno i cittadini, poi, a decidere e scegliere chi li ha ascoltati, chi ha accolto con serietà le problematiche, anche non potendole attuare.

Pretendere di dare lezioni di politica attraverso una pagina Facebook o Twitter, come spesso si legge, con presunzione ed arroganza neppure tanto velata, fa ben capire il livello a cui siamo arrivati. Basta affacciarsi ogni giorno sui social per leggere “dotte” dissertazioni dal podio. Vero è, non andava bene l’elite dei caminetti che decideva “chi” avrebbe dovuto occuparsi di ruoli governativi, è stato combattuta fortemente questa modalità, ma neppure va bene arrivare a ricoprire ruoli decisionali non sapendo neppure l’ alfabeto.

Questo accade ovunque, ormai si avverte diffuso in ogni ambito. Ecco che, invece di riunirsi stretti per portare avanti le proprie politiche, ci si divide pensando di crearsi la propria “nicchia” di potere e di visibilità personale, così da farsi spazio ed arrivare prima di altri. Abbiamo perso il senso profondo della ” comunità”, abbiamo smarrito il bene comune per far spazio all’ego smisurato del “tutto è possibile”.  Ecco perché Roma. Ecco perché Milano, ecco perché non c’è più fiducia e si ascolta solo la pancia invece che il cervello. Si va dietro alle chimere dell’antipolitica credendo sbagliata quella esistente.

Ecco perché si tenta di illudere con sogni impossibili pensando ad una funivia o ad un baratto al posto della moneta. Onestà sarebbe dire la verità. Onestà vorrebbe ritrovare l’etica morale e politica che ponesse al centro il nostro Paese. Se poi risuona forte il concetto di Eco, come pure l’uscita di Renzi sul lanciafiamme, chiediamoci perché. Forse, talvolta, non hanno torto. In mezzo a tutto questo ci siamo noi e l’Italia nostra.

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