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Pontassieve da scoprire, una guida per sentieri d’arte, natura, storia e tradizioni culinarie Turismo

Pontassieve (Firenze) –  “La chiesa di San Miniato a Pagnolle presso Monteloro nel Comune di Pontassieve si trova a circa trecento metri da una villa che [nel XIII secolo] apparteneva alla famiglia di Bice Portinari e a circa cinquecento metri dal “resede” degli Alighieri” leggiamo nella Guida Pontassieve da scoprire, dove si apprende anche che “Dante, infatti, non trascorse gli anni della sua gioventù esclusivamente tra le mura di Firenze, la sua crescita avvenne con molta probabilità anche nelle colline intorno a Firenze. Uno dei posti che particolarmente amava (come si legge in Dante Alighieri di Richard Warrington Baldwin Lewis) era la tenuta della sua Famiglia a Pagnolle, nelle colline intorno Pontassieve. Chissà se in questa chiesa parrocchiale all’uscita di una messa domenicale scoccò la scintilla per una delle storie d’amore più famose al mondo?”

Questa è una delle molte notizie di eventi storici, leggende, aneddoti, arti figurative che troviamo nella Guida “Pontassieve da scoprire” realizzata di recente da Riccardo Ciolli e Claudia Barbugli, del Comune di Pontassieve (che può essere trovata online sul sito internet del Comune ed è in distribuzione presso l’URP). Essa raccoglie la storia di Pontassieve, i monumenti, le tipicità e il museo a cielo aperto formato da pievi, antichi castelli. Nella guida e nelle due mappe scaricabili – entrambe in lingua inglese ed italiano- il racconto del territorio s’ intreccia con fatti storici significativi.

Ad esempio si ricorda che nel Castello del Trebbio, presso S.Brigida, nel 1478, fu ordita la celebre “Congiura de’ Pazzi” nella quale morì Giuliano de’ Medici. Come è noto, la Congiura fallì gli assassini e i loro complici vennero e giustiziati e Lorenzo de’ Medici rimase padrone di Firenze. Ebbene la leggenda narra che alcuni congiurati si nascosero a Torre a Decima divenne il loro rifugio.

Inoltre la Chiesa di S.Giovanni Battista a Remole (Le Sieci) che risale al X secolo durante le lotte tra guelfi neri e bianchi, fu scelta da Corso Donati come punto di ritrovo per le sue truppe, e riuscì a impedire il rientro a Firenze degli appartenenti alla famiglia rivale dei Cerchi che erano originari di un’altra frazione di Pontassieve, Acone, come ricorda Dante nel Canto XVI del Paradiso (… i Cerchi nel piovier d’Acone…) .

Sono molti altri gli episodi storici legati a Castelli, Pievi, Borghi, nei 115 kmq del territorio di Pontassieve che riporteremo nella seconda parte di questo articolo. Si parla, ad esempio, del centro storico con le sue celebri Porte e i caratteristici vicoli, della Sala delle Eroine nel Palazzo comunale, del Santuario della Madonna del Sasso, della propositura di S.Michele, della tenuta Bossi dove si ricorda la storia della famiglia Gondi (di cui parla anche Dumas) del Mulino a Vento, dell’antico fortilizio oggi Convento di Gricigliano, delle splendide Pievi medievali di S. Martino a Lubaco, di S. Giovanni A Monteloro, di S. Andrea a Doccia, S. Birigida, S. Lorenzo a Montefiesole, S. Giovanni Battista a Remole, S. Martino a Quona, S. Maria al Fornello, S. Maria In Acone, S.Eustachio in Acone. A proposito di Acone, un paragrafo riguarda le gustose “penne all’aconese” un piatto che è ormai una ricetta simbolo del territorio.

Nella Guida si ricorda anche il ritrovamento di importanti reperti etruschi sul Monte Giovi: tre bronzetti di offerente riportati alla luce in un insediamento pluri-stratificato, con frequentazioni documentate a partire dall’Età del Bronzo fino all’epoca ellenistica (IV-III secolo a.C.). E possiamo leggere dell’origine medievale di Pontassieve, con la costruzione un’imponente fortezza, ( Castel Sant’Angelo), attorno alla quale ben presto si arroccarono numerose abitazioni per poi seguire il corso della storia che porta ad esplorare numerosi prodotti tipici.

Sulle colline di Pontassieve l’origine delle viticoltura è antichissimo e i vini della zona erano molto rinomati già prima dell’epoca granducale. E accanto al vino, l’ olio extravergine a indicazione geografica protetta (IGP). Olio toscano dall’inizio alla fine, dalla singola oliva prodotta sulle dolci colline al risultato finale, l’estrazione in frantoio.

Tra le altre attività legate alla terra si citano gli allevamenti finalizzati alla produzione di carni bovina e suina, che lavorano in un giusto mix di tradizione e innovazione nel rispetto della cura degli animali. Frutta e ortaggi vedono crescere la produzione di prodotti biologici. Tra i prodotti tipici lo zafferano sta riacquistando la dignità che già in età medievale lo faceva uno delle tipicità di spicco del territorio di Pontassieve.

Per le ricchezze naturalistiche, oltre al territorio del Monte Giovi e al parco fluviale, la Guida parla dell’ Area Naturale Protetta d’Interesse Locale di Poggio Ripaghera – S.Brigida – Valle dell’Inferno si estende per circa 800 ettari sopra l’abitato di Santa Brigida. Compresa fra un’altitudine massima di 914 metri e una minima di 400, l’area presenta diverse specie vegetali e arboree e una ricchezza considerevole di fauna selvatica. Il simbolo di quest’area protetta è il Cistus Laurifolius L.(fiore della Madonna) che trova qui l’unica presenza in Italia. Recentemente sono state anche riscoperte le antiche burraie, uno studio ha messo in luce la ricchezza di questa piccola eredità del passato e ha gettato le basi per il loro recupero.

Insomma, una guida pensata  – insieme ad una carta turistica – per “raccontare” il territorio, per far conoscere a turisti, curiosi e ai visitatori il patrimonio ospitato nei paesi e nelle colline di Pontassieve.

Per le suggestive foto gli autori hanno ringraziato l’Associazione Fotografi del Levante Fiorentino, ai partecipanti al corso di fotografia del docente Marco Quinti e al fotografo Enrico Guerri per la foto della pagina dedicata alle “Fiascaie”, e per la ricerca delle notizie Matilde Benvenuti e Matteo Lapi.

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