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Porca miseria! Rubriche

"Ecco, io lo saprei come fare – dicevano – mi diano a me il potere, mica per tanto, per un mese e ve lo faccio vedere io come si fa a risolvere il problema”. E il problema era di volta in volta gli extracomunitari, l’aviaria, i politici, la deriva dei continenti e molto altro ancora. Una volta. Poi questi anni hanno travolto tutto perché il rappresentante di questi faciloni al governo c’è andato davvero, ma non solo per un mese purtroppo. E i problemi non c’erano più, sparivano anche i reati e ognuno di noi si sentiva autorizzato a sperare che prima o poi qualcuno gli avrebbe comprato, per esempio, una casa a sua insaputa. E’ qui che entra in ballo Celentano e siccome qualche anno fa il molleggiato disse per ben tre trasmissioni che i problemi c’erano ancora, da una parte venne giù il mondo: e fin qui ci sta. La cosa stupefacente fu che da sinistra si salutò il nuovo profeta della lotta degli umili. Avere la memoria corta va bene ma si esagerò: l’Adriano nazionale era quello che a seguito delle lotte operaie della fine degli anni ’60 cantò che “chi non lavora non fa l’amore” scagliandosi con la sua signora contro gli scioperanti. Non contento si dimostrò antesignano di Giovanardi nel “Mondo in mi settima” dicendo che il beat e la moda dei capelloni era immorale perché una coppia “visti da dietro chi è la donna non si sa”. Certo, poteva essere cambiato, ma come si faceva sinceramente a prendere sul serio uno che classificava le cose come “rock” o “lente”? Io, che sono un po’ snob, non ho visto il Festival di Sanremo (anche se quelli più snob di me se lo sono bevuto voracemente e con orgoglio) ma ho visto l’inguine tatuato della bella Belen e so del furioso dibattito scaturito nel Paese sulla presenza o meno delle mutande. Ho anche visto (nei tg, ci mancherebbe!) Celentano battersi come un leone per la chiusura di Famiglia Cristiana e de L’Avvenire colpevoli di non parlare del Paradiso. Eccolo, mi son detto, stavolta quello che mi diano il governo a me per un mese si è incarnato nel divino Adriano. La sinistra è rimasta un po’ spiazzata, “stai a vedere che ci tocca ritirar fuori Dalema e Veltroni” che infatti è partito in tromba con “l’articolo 18 non è un tabù”; e intanto il PD perdeva l’ennesime primarie senza battere ciglio.
Mi scappa di dire delle cose che erano delle banalità ma forse non lo sono più: non è vero che non ha più senso parlare di destra e di sinistra, non ce n’ha mai avuto tanto come ora; quelli che non c’è problema e che lo saprei io come fare esprimono sempre e per forza concetti riconducibili alla destra; quelli che l’articolo 18 non è un tabù dicono cose di destra. Come chi divide in buoni e cattivi, bianchi e neri, rock e lenti. Ohhh, ##### miseria!
Gianni Caverni

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