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Posate Rubriche

Non diminuirà lo spread per merito di Super Mario Balotelli ma di sicuro è diminuita per un po’ (solo per un po’) la sensazione di essere in balia della volontà altrui. Davvero contenti si diceva guardando la passività dei giocatori in maglia bianca che al più presto bisognerà levare i nostri soldi dalla banca che “da domani i tedeschi te la fanno pagare”, ma poi ci siamo calmati in considerazione del fatto incontestabile che di soldi in banca ce ne sono rimasti davvero pochini.
Essere delle buone forchette: senz’altro noi italiani lo siamo ancora nonostante tutte le palestre Virgin, le prove costume, le diete dissociate, a zona, a punti e a tristezza. Quel feroce gladiatore nero che ci ha fatto vedere, togliendosi la maglia azzurra dopo il secondo gol, com’è fatto il corpo di un gigante perfetto (sempre a proposito di palestre) è affondato nella difesa teutonica come il coltello nel burro. Insomma è una faccenda di posate: ma certamente la posata regina di questi giorni è il cucchiaio, quello di Pirlo sul rigore contro l’Inghilterra e quello di Serghio (si legge così, pare) Ramos contro il Portogallo, anche se non va dimenticato che il primato del rigore battuto con lo strumento della minestrina spetta di diritto al “maggico” Totti. Da quello che ho capito, poco in verità, dopo Mario (Balotelli) avrebbe fatto un buon punto anche Mario (Monti) strappando nella notte a Bruxelles un accordo antispread che era poi quello caldeggiato da Mario (Monti).
Ora io mi sono fatto una teoria a proposito del cucchiaio: secondo me la competizione dei rigori contro l’Inghilterra si è decisa col rigore di Pirlo, è stata una sfida coraggiosa. Da una parte il portiere inglese che faceva scena, saltava a gambe larghe e apriva la bocca in senso di scherno, dall’altra il volto impassibile dell’uomo simbolo di questa nazionale, così impassibile che sono anni che la gente si chiede se ci è o ci fa. Il rischio era alto per tutti e due: se l’Andrea nazionale non faceva gol era una figura di fango tale che c’era da sperare non che ci faccesse ma che ci fosse così magari nemmeno se ne sarebbe accorto. Fra i pali Joe Hart che si è tuffato alla sua destra inutilmente ed inevitabilmente con gesto goffo, vuoto e purtroppo per lui ridicolo. Insomma Pirlo ha deciso l’esito di quella partita: fin qui lo so bene che la mia teoria è la stessa di altri milioni di persone, tifose e non. Solo che mi sono convinto che con quel rigore accucchiaiato Pirlo ha stabilito una superiorità psicologica che ha segnato indelebilmente anche la partita successiva: i tedeschi avevano subito anche loro quel rigore, avevano visto l’espressione impassibile e per niente spocchiona del centrocampista azzurro e la paura si era fatta strada nei loro cervelli. E considerate che la paura non lascia spazio ai dubbi: i tedeschi, quelli in campo ma anche tutti gli altri, non avevano dubbi, Pirlo ci fa! La mia teoria si spinge pericolosamente in avanti: quel rigore sarà utile anche nella finale con la Spagna, campione mondeuropea. La copia di Serghio (si dice così, pare) Ramos è la prova di una sudditanza psicologica che probabilmente si è infiltrata nell’animo delle “furie rosse”. Che vuol dire battere un altro cucchiaio? Guardate che ci riesce anche a noi? Ma via! Non vale nemmeno la pena di stare a rispondere “ma che vuoi insegnare al babbo a fare sesso?”. Il genio sta nel primo taglio della tela di Lucio Fontana, non nei tagliatori che sono venuti dopo. Ma davvero pensavate che stessi parlando di calcio?

Gianni Caverni

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