energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Post Referendum, no all’Italia dei buoni e dei cattivi Opinion leader

Firenze – Il risultato del referendum ci consegna senz’altro un dato su cui riflettere. La Costituzione italiana è un “bene comune” che affonda le proprie radici nella cultura di un popolo. E’ continuità storica di se stesso e valore ben radicato. Il “NO” a questa riforma, dunque, è il rifiuto dell’idea per cui le carte “fondative” si possano e si debbano cambiare alla bisogna e secondo l’umore del Governo di turno; ma soprattutto senza la condivisione delle realtà politiche e sociali di un paese. Non senza sottacere che, nel merito, la riforma disegnava una nuova architettura per certi aspetti farraginosa e poco incline al principio della separazione dei poteri e della loro distribuzione territoriale. Questo sul piano strettamente giuridico.

Sul piano politico, invece, a dispetto di quanto la Lega ed i Grillini vogliono farci intendere, la vittoria del “NO” non ha sconfitto la via del cambiamento intrapresa dal Governo, piuttosto avendo fatto emergere un errore di lettura “storica” da parte del presidente del consiglio, il quale, sebbene con fermezza non si sia fatto irretire dalle istanze dei movimenti di “pancia”, si è ritrovato esso stesso ad agire sul loro piano. Quello della frattura e dello scontro, piuttosto che su quello dell’unità e della coesione delle forze sane. Che non significa affatto piaggeria od inciucio alla vecchia maniera, né tantomeno affidarsi alle vecchie e sfibrate nomenclature partitiche (ne questo sarebbe stato possibile chiederlo a Renzi), bensì raffinata ricerca ed individuazione di chi erano o potevano essere gli interpreti e gli attori con cui condividere e portare avanti il progetto di cambiamento. Questo, ritengo, sia stato il grave errore politico. Per non parlare del forte desiderio di trasformare la sinistra italiana depurandola dalle “incrostazioni” ideologiche, che lo ha portato ad annullare persino le idee, e dello strappo storico-generazionale che lo ha spinto a relegare nel calderone dell’altruità chiunque non condividesse la sua linea. Con ciò creando un movimento più che “inclusivo”, direi “esclusivo”. Dal che il progetto di riforma costituzionale intorno al quale un intero paese si sarebbe dovuto stringere verso il “futuro”, si è trasformato in un “freccia rossa” che non ammetteva l’inclusione di altri pensieri ed idee e che saltava tutte le stazioni.

Si è pensato, infine, che bastasse un colpo di bacchetta magica per trasformare la società italiana in quella americana, non avvedendosi che le nostre radici, la nostra cultura e la nostra società, sono altro rispetto a quella statunitense. Come se il cambiamento di una cultura giuridico-sociale fosse semplice come formattare un hard-disk. Cancellare tutto per riscriverci sopra.

La vittoria del “NO” ci consegna sì molte incertezze sul futuro politico del Paese che, tuttavia, mai e poi mai, credo, si schiererà con coloro che ci vogliono fuori dall’Europa e che brandiscono la clava del populismo.

Gli Italiani non hanno voluto esaltare tali espressioni, piuttosto hanno rifiutato un’idea esclusiva che non gli ha fatti sentire partecipi del cambiamento. Un cultura così complessa e percorsa da un profondo senso di democrazia che ha fatto capire come la “storia” non si può cancellare. Ha apertamente dichiarato che se nel 48’ si era costruita una Costituzione ed un Paese unito, nonostante vi fossero forze politiche tra loro così distanti ideologicamente, non si poteva non formulare una riforma costituzionale che non fosse essere il frutto di una condivisione tra forze politiche e sociali le cui distanze ideologiche, paradossalmente, quasi si toccavano.

E non si faccia l’errore di pensare che il 40% degli italiani siano i buoni ed il 60% i cattivi. O che quelli che hanno votato “SI” siano del PD, mentre quelli del “NO” siano della Lega, di Forza Italia o di Grillo. Sarebbe un grave ed irrimediabile errore politico. Se si capisce questo, il “NO” al referendum può dare l’opportunità di unire davvero il Paese verso il cambiamento, allontanando ogni tentazione xenofoba o populista e combattere per un’Europa Unita nella sua diversità. Unità nella diversità è il principio che governa la nostra società, non quella assai esemplificata americana. Basta solo che ogni riforma ed ogni cambiamento siano il frutto di una sintesi ideale che nel nostro paese non intende morire.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »