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Poveri, calano i “nuovi” e i “cronici”, in aumento quelli “della crisi” Società

Firenze – I poveri in Toscana, nel 2014, sono pari al 5,1% dei residenti. Vale a dire, nella nostra regione vivono in concreto 191mila toscani al di sotto della soglia, che comunue è uella della “povertà relativa”. Un po’ meglio secondo i dati Istat rispetto all’anno precedente, dal momento che la percentuale è calata in ragione dell’1,6%. Ma se si va a esaminare da vicino la situazione, ecco le sorprese.

Infatti, il dato è sostanzialmente prodotto dalla diminuzione (in termini assoluti e percentuali) dei “nuovi poveri”, vale a dire chi ha chiesto l’aiuto di un centro d’ascolto per la prima volta negli ultimi dodici mesi. Anche le situazioni di povertà cronica, vale a dire quelle che si riferiscono a coloro che sono seguiti da almeno sei anni, sono anch’esse diminuite. Rispettivamente,  i primi,  sono scesi dai 10.225 del 2013 ai 9.700 del 2014, i secondi da 5.248 a 4.781. Chi rimane, allora? Rimane l’aumento di coloro che sono seguiti  dalla Caritas da più di un anno e da meno di sei, che passano da 9.888 a 11.536. Il che significa i dannati della crisi, coloro che dalla crisi hanno ricevuto una tale batosta che non riescono più a rialzarsi.

Altro dato significativo, è l’aumento delle persone incontrate nel 2014 dagli operatori dei 213 centri d’ascolto (Cd’A) e strutture operative delle Caritas diocesane della Toscana collegati alla rete MIROD, Ben 26.017, un numero leggermente superiore (+2,6% corrispondenti a 613 persone) a quello dell’anno precedente, che si fermò a 25.353. Da considerare che si rimane nella linea dell’ultimo quinquennio, quello che coincide con la fase più acuta della crisi economica. Dal 2009 al 2014, infatti, le persone in difficoltà che hanno chiesto il sostegno di un Cd’A sono sempre oscillate fra le 24mila e le 26mila.

Ma ecco le caratteristiche specifiche dei dati.

Immigrati e italiani nel Centri d’ascolto – I Centri d’Ascolto Caritas della Toscana rimangono  frequentati in prevalenza da stranieri, ma la forbice con gli italiani tende a ridursi:  nel 2014 i primi sono stati 17.115, pari al 65,6% del totale, quasi tre punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente (68,1%) e soprattutto -14,5% nel raffronto con il 2007 quando ancora gli stranieri erano l’80,1% di tutti le persone incontrate nei centri Caritas.

Inoltre, per quanto riguarda il titolo di soggiorno, gli irregolari sono 1.799, pari ad appena l’11% del totale. Si tratta di un’incidenza significativamente inferiore al 19% del 2013 e pari a meno della metà rispetto al 24% del 2012. Per avere un’idea di come, sotto questo profilo, sia cambiata la popolazione straniera seguita dalla Caritas è sufficiente dire che ancora nel 2006 il 55% degli stranieri incontrati non aveva un titolo di soggiorno regolare.

Comunità immigrate – Le comunità immigrati più presenti non cambiano molto rispetto al 2013: la più numerosa è quella della Romania (3.431). Seguono Marocco (3.192), Albania (2.188), Perù (775), Nigeria (689), Senegal (590), Tunisia (585), Ucraina (518), Sri Lanka (404) e Somalia (333). La differenza più significativa è la netta diminuzione della comunità romena, scesa di 374 unità per un decremento percentuale del 9,8%. In calo anche peruviani (95 persone in meno; -10,9%) e ucraini (-86 persone per un calo del 14,2%). In controtendenza, invece, i senegalesi: dai 479 del 2013 sono saliti ai 590 del 2014, 111 persone in più per un aumento del 23,2%.

Comunità cinese – Continua la tendenza “isolazionista” della comunità cinese che riguarda la chiusura nei confronti del possibile sostegno offerto dai centri della rete Mirod, e di una parte significativa degli altri servizi socio-assistenziali del territorio: gli immigrati originari della Cina, infatti, sono pari all’11% di tutti quelli registrati nelle anagrafi comunali della regione e ad appena l’1,1% (192 persone) degli immigrati che hanno bussato alla porta della Caritas.

Disoccupazione – E’ la disoccupazione, il fattore che continua a giocare il ruolo più determinante nella caduta in povertà: tre persone su quattro (75,7%) che nel 2014 hanno avuto necessità di rivolgersi alla Caritas sono senza lavoro, un’incidenza elevatissima e in linea con quella del 2013 (76,4%), anno in cui è stata raggiunta la quota percentuale più consistente dal 2007 ad oggi. In valore assoluto, invece, i disoccupati seguiti dalle Caritas toscane sono continuati a crescere anche nei dodici mesi precedenti passando 15.629 a 16.284 (+4,2%).

Ma il dato nuovo e preoccupante è anche un altro: l’aumento di coloro che un reddito mensile fisso ce l’hanno, perché occupati o in pensione, ma nonostante ciò hanno, comunque, bisogno del supporto  delle Caritas toscane: nel 2014 si è trattato di 2.873 persone con regolare posto di lavoro e 944 pensionati. In tutto fanno 3.817 persone, corrispondenti al 17.7% del totale.

Casa – Altro grande termine di confronto, dopo il lavoro la casa. La casa e la stabilità abitativa si confermano come un dato che non è altamente significativo per quanto riguarda lo scivolamento nella povertà. Nel 2014 il 63,7% di tutti coloro che hanno chiesto l’aiuto della Caritas (13.854 persone) vivono stabilmente in un’abitazione, stessa identica incidenza percentuale dell’anno precedente. Inoltre, e questo è un altro dato da tenere d’occhio,  oltre un sesto (17,2%) dei “nuovi poveri” italiani è proprietario della casa in cui abita, un’incidenza superiore di oltre tre punti percentuali a quella media generale (14,1%).

Si tratta di una situazione che, in numeri reali, riguarda  453 famiglie, una parte delle quali,  alle prese con la fatica di sostenere “i costi dell’abitare”, legati alle utenze e al pagamento delle rate dei mutui. Se questo è vero, c’è anche un altro dato preoccupante: cresce il numero delle persone “senza dimora” o, comunque, che vivono una situazione di grave marginalità abitativa. Nel 2014 alle porte della Caritas hanno bussato in 2.562, il 31,3% in più rispetto ai 1.951 del 2013.

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