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Povero chi lavora STAMP - Lavoro Nuovo

Dunque, ci siamo. I poveri ormai non sono più solo coloro che non lavorano, ma anche quelli che lavorano. Il dato è incontrovettibile e insospettabile: fonte, Istat, che dall'alto della sua oggettiva neutralità ci avverte che aumenta la povertà fra le famiglie con persona di riferimento reddituale operaio. La crisi dunque ha una sua crudele selettività nell'impatto: predilige (e non può essere altrimenti) la famiglia operaia comprimendo il reddito in vari modi. Infatti, di fronte a un padre che non perde il lavoro ma non può più servirsi dello straordinario per "riagguantare" una parte di quel reddito che è essenziale per il mantenimento della famiglia al di sopra della soglia di povertà assoluta, si colloca una madre lavoratrice che perde il lavoro o è costretta a lavori part-time, o lavori parziali che dir si voglia. Cosa significa? Che, di fronte ai tagli operati sul sociale, la madre non può più occuparsi dei figli nè in prima persona (perderebbe il lavoro) nè in forma "mediata". Se poi la famiglia deve sostenere, come è sempre più frequente, un figlio o una figlia in età lavorativa ma senza occupazione, il baratro è pronto.

In tutto ciò, l'elemento più impressionante (forse perchè si aveva l'impressione fosse ormai residuato mnemonico di dickensiana memoria) è l'avanzare della povertà dei minori. Infatti, con la crisi occupazionale che mette in ginocchio il lavoro femminile, lo contrae e spesso, col calo dei servizi, lo rende inconciliabile con la maternità, cade il primo baluardo delle famiglie con reddito modesto a salvaguardia dei bambini: il lavoro delle madri. Chiara Saraceno, nel lucido redazionale sulle pagine di Repubblica, compie un'analisi molto stringente del problema. E i risultati peseranno per decenni sul nostro Paese. Il dibattito e altri articoli sul tema nella rassegna stampa di Lavoro Nuovo.

http://www.lavoronuovo.org/archives/category/rassegna-stampa

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