energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Prato e la Cintola: mostra sull’immagine-forza dell’identità della città Cultura

Firenze – “Non vedo l’ora che arrivi il 7 settembre”: non si tiene nei suoi panni il sindaco di Prato Matteo Biffoni quando parla della prossima apertura della mostra sulla Sacra Cintola al Museo di Palazzo Pretorio. Intanto, il museo riaperto tre anni fa dopo un restauro ben fatto avvia la sua attività produttiva con un evento di portata internazionale. E, soprattutto, questo evento è quanto di più vicino alla cultura e alla tradizione pratese si possa immaginare.  “Avete presente il nuovo museo Pecci? Ebbene quella che a molti pare un’astronave è in realtà l’ennesima interpretazione – lo dice il suo architetto – del simbolo più profondamente legato all’identità pratese, la radice della nostra comunità”,  ha detto alla conferenza stampa di presentazione.

Una tradizione legata alla reliquia di Maria che secondo i sacri miti un mercante di Prato, Michele Dagomari aveva avuto con la dote della moglie, ultima erede del sacerdote di rito orientale che a sua volta l’aveva ricevuta da San Tommaso prima che questi partisse per le Indie:  quella cintura – o cintola o cingolo – di lana verde era il certificato fisico (che Tommaso poteva dunque toccare) che la Madonna era stata assunta in cielo.

Dagomari morì nel 1173 e da quel momento i pratesi fecero di quella reliquia il simbolo della loro identità a tal punto che prima i pistoiesi e poi fiorentini tentarono di impadronirsene, per indebolire e sottomettere gli orgogliosi vicini. Mentre intorno alla Cintola sorgevano le meraviglie artistiche della città: il duomo di Santo Stefano, la cappella affrescata da Agnolo Gaddi , il pulpito esterno di Donatello, dal quale il vescovo procede all’ostensione quattro volte l’anno (la più importante l’8 settembre, giorno del  compleanno di Maria), le pitture di Filippo Lippi.

La storia della vera Cintola (ce ne sono altre in giro ma non hanno la stessa forza suggestiva della tradizione) fu raccontata nel trecento da Bernardo Daddi con una pala che nel settecento è stata smembrata: originariamente era una doppia predella della quale a Prato è rimasta sola la parte relativa al viaggio della reliquia e del suo approdo a Prato. Altre parti sono finite al Metropolitan Museum di New York e alla Pinacoteca Vaticana.

La ricostituzione della macchina dipinta da Bernardo sarà la maggiore attrazione della mostra “Legati da una Cintola – L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città” che si apre appunto il 7 settembre (fino al 14 gennaio 2018), insieme a una spettacolare collezione delle opere d’arte legate all’iconografia della cintola realizzate nel corso dei secoli e raccolte e allestite da Andrea De Marchi e Cristina Gnomi Mavarelli, dell’Opificio delle Pietre Dure. Dall’alleanza strategica fra quest’ultimo e il Comune di Prato è nata l’idea e la realizzazione della mostra che, oltre a meravigliare cultori e curiosi, permetterà di far avanzare gli studi artistici e scientifici. “ Del resto a che servono le mostre se non hanno anche l’obiettivo di far avanzare la conoscenza?”, ha detto il soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti, che non ha nascosto la sua origine pratese.

Contenti pure il vescovo Franco Agostinelli e il suo vicario generale, Nedo Mannucci. Proprio a causa della particolare affezione e devozione dei pratesi nei confronti della Cintola, questa è conservata in una teca con tre serrature: due chiavi ce l’ha il Comune e una la Curia, segnale evidente che i cittadini non  si fidavano della custodia dei religiosi dopo i vari tentativi di furto.

Ora, di nuovo, amministrazione laica e chiesa pratese si ritrovano in una grande iniziativa che riguarda la Cintola: motivo in più per rilanciare un simbolo della fede di prima grandezza anche al di là della intatta devozione dei fedeli. Forse ha davvero ragione il sindaco Biffoni: la presenza della Cintola e della sua storia nel cuore e nella mente di una città che per tanti versi ha anticipato e continua ad anticipare tendenze e problemi del nuovo millennio non la rende “la città più contemporanea che ci possa essere in questo momento”?

 

Foto: Bernardo Daddi, L’Assunzione della Vergine, 1337-39
Lent by The Metropolitan Museum of Art, Robert Lehman Collection

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »