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Prato, è stata distrutta la lunetta Tintori scomparsa Cultura

Prato – Le ultime notizie sulla vicenda della lunetta Tintori non hanno dato quell’esito positivo che in cuor proprio ogni cittadino pratese sperava. L’opera del laboratorio di Vainella è andata irrimediabilmente distrutta ma ciò che in questa paradossale vicenda fa più male è che con una maggiore attenzione da parte degli Enti coinvolti, essa poteva essere evitata.

Tutto nasce, a quanto risulta, da una email  inoltrata al Comune di Prato dall’Asl Toscana Centro, che non  sarebbe mai arrivata.

La Daf Costruzioni, ditta appaltatrice dei lavori per l’abbattimento del Misericordia e Dolce, nell’ottobre scorso inoltrò una email per sapere cosa fare della lunetta che era stata staccata dal muro e messa a terra in sicurezza. L’email venne poi  girata dai tecnici Asl responsabili del cantiere, agli uffici competenti per le relazioni esterne dell’azienda sanitaria. Dopo di che non accadde più nulla; da allora non risulta alcun inoltro al Comune, proprietario della casa-laboratorio Leonetto Tintori a Vainella.

Il 20 gennaio scorso la direttrice di Palazzo Pretorio, Rita Iacopino, scrive all’Asl per avere notizie dell’opera del Tintori  per l’allestimento di una mostra dedicata agli artisti pratesi, scoprendo, però, ben presto che,in assenza di comunicazioni (erano passati tre mesi!), la ditta aveva abbattuto insieme all’ex Rianimazione la lunetta. Una vicenda che ha lasciato attonita e sgomenta la città per la superficialità degli attori coinvolti riguardo un’opera di alto valore simbolico per i pratesi e che di certo non meritava finire nella spazzatura. In questa deplorevole vicenda non aiuta, anzi aggrava, il rimpallo delle responsabilità tra i diversi soggetti interessati visto che le foto dell’opera messa a terra ad ottobre, avrebbero dovuto mettere in allarme chi ha il compito di vigilare sul patrimonio artistico cittadino.

Riportiamo a questo proposito le parole di Giuseppe Centauro docente  di restauro dell’Università di Firenze che per primo ha sollevato la questione nei giorni scorsi presagendone in verità il triste epilogo.

“La vicenda della lunetta di Porta Mercatale nel suo tristissimo epilogo è purtroppo emblematica di come oggi si consideri la cultura e con essa i prodotti delle arti. Anzi, più esattamente  di come queste ultime sempre più frequentemente si declinino nel trascorrere del tempo per esaurirsi già nel momento stesso dell’evento mediatico al quale appartengono. Ancora più grave è la situazione che riguarda il patrimonio ereditato dal passato, lasciato senza cura. E così, oltre a perdere la memoria di ciò che siamo o siamo stati, gettiamo alle ortiche le testimonianze che  avrebbero potuto risvegliare la coscienza di chi, magari,  avrebbe voluto conoscere. Quel che è successo ad un’opera amata e a noi contemporanea per la gravità e la dinamica assurda dell’accaduto resterà ai posteri come la dimostrazione  di una sciagurata indifferenza che sta alla base di un inaccettabile e distruttivo “qui pro quo”.

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