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Prato, il lungo malessere del Pd Breaking news, Politica

Prato – La vicenda per molti versi surreale dell’ex capolista del Pd Lorenzo Zejnati che molla tutto e passa a Fratelli d’Italia, a Prato, diventa un caso emblematico del lungo malessere di cui soffre il partito.

Diventato capolista del Partito Democratico alle scorse regionali del 2020, nonostante fosse un giovane coordinatore di Demos, togliendo cosí il primo posto in lista alla consigliera regionale, la pratese Bugetti la cui designatura sembrava ormai scontata, Lorenzo Zejnati, un anno e mezzo dopo, sbatte la porta in faccia al partito democratico di Biffoni per aderire a quello di Georgia Meloni, Fratelli d’Italia. E lo fa spiegando la sua scelta con un duro attacco al Sindaco di Prato Matteo Biffoni e alla sua giunta. “La sola cosa vista è stata un’occupazione barbara del potere tutta finalizzata a sistemare i soliti noti. In Fdi ho trovato invece un partito che sa tenere la schiena dritta, un partito che sa stare dalla parte dei più deboli e non è forte con i deboli e debole con i forti, specie se questi sono economicamente forti”.

Se alla maggioranza delle persone queste parole suonano incomprensibili, anche alla luce di quanto dallo stesso Zejnati dichiarato alla vigilia delle elezioni, in cui affermava che nonostante la sua giovane età e la breve esperienza politica aveva trovato delle persone speciali con cui condividere visioni e prospettive, c’è anche da dire che il Pd di Prato a guida Biffoni non naviga più in acque tranquille. Un malessere che viene da lontano, con la mal digerita sconfitta elettorale del 2018 alla Camera di Benedetto Della Vedova voluto da Biffoni (in quota +Europa),a cui seguí l’addio della civica Angela Castiello a livello locale. Candidata da Biffoni nella lista “Lo sport per Prato”, passava un anno e mezzo dopo al centrodestra di Carmignano per poi vincere le elezioni e divenire consigliera. Scelte che dimostrano il trend negativo sulle candidature degli alleati che Biffoni mette in pista.

Ma probabilmente c’è molto di più, se ad alzare i toni all’interno del partito democratico è il segretario Marco Biagioni che con un post sul suo profilo fb ha scritto, circa l’abbandono di Zejnati: “Apprendo che il nostro capolista Pd alle ultime regionali è passato a destra. Questo è ciò che succede quando si improvvisano candidati senza alcuna esperienza di militanza, che non rispecchiano il percorso condiviso dalla nostra comunità. Quella stagione a Prato è finita. Al primo posto l’esperienza, i valori, le idee e la militanza”.

Un darsi ragione di lungimirante memoria quello di Biagioni, perchè fu proprio lui  che non ancora segretario, all’indomani della scelta di Biffoni di porre capolista Zejnati, sempre su Fb, parlò di “scelta assurda”  perché Zejnati, proveniente da Demos e “senza mai aver preso la tessera del PD”, veniva fatto capolista. È vero anche che  Biagioni oggi come allora non è nuovo alle polemiche con l’attuale Sindaco, riaccesesi nuovamente con la sua  candidatura a segretario provinciale  giudicata dai fedelissimi di Biffoni una fuga in avanti, non scaturita da un confronto e non unitaria. A cui si aggiungeva poi  un programma elettorale che rivendicava un’attenzione maggiore ai territori e all’ascolto dal basso e che puntava il dito più sul non fatto che su quanto fatto dal partito del sindaco.

Ma questa  è storia passata. Ciò che però emerge è che a Prato, nonostante tra iscritti, simpatizzanti e sostenitori si sfoggino sorrisi e post social volti alla captatio benevolentiae dei pratesi, il partito democratico di Biffoni, secondo voci di corridoio e a questo punto anche fuori dai corridoi, continua ad avere problemi e divisioni al proprio interno, proprio alla soglia di scelte sempre più urgenti in materia ambientale: dalla multiutility, all’hub tessile, all’allungamento dei tempi per la consegna del parco centrale di Prato a causa della scoperta del serpentino, fino alla nuova pista di Peretola che divide, ancora una volta, i cittadini tra favorevoli e contrari. Senza contare l’irrisolto caso del sottopasso del Soccorso la cui opera promessa da Biffoni in campagna elettorale non vede ancora una ruspa. Nemmeno all’orizzonte.

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