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Prato lotta contro la povertà nel nome di Ozanam Cronaca, Società

Prato – C’era un tempo in cui chi era povero a Prato poteva essere iscritto in un registro compilato rigorosamente a mano. E in una serie di colonne indicata la sua famiglia, l’abitazione, la parrocchia, il lavoro se l’aveva, l’aiuto offerto in pane, oggetti oppure in denaro dalla Società di San Vincenzo de’ Paoli.

Altra epoca  e per essere precisi correva l’anno 1853 quando Federico Ozanam teorico e letterato francese, noto anche come l’antesignano della dottrina sociale della Chiesa venne a Prato e promosse la realtà associativa della Società di San Vincenzo de’ Paoli (non a caso in una lettera di quell’anno si parla delle finalità dell’organizzazione appena nata con riferimento a 7 famiglie povere seguite).

Qui Ozanam intrecciò relazioni con gli intellettuali pratesi tra cui Cesare Guasti in un territorio all’epoca intriso di profonda religiosità come testimonia l’elezione di ben quattro vescovi toscani. Un pensiero che in tempi più recenti ha trovato dei validissimi interlocutori in Giuseppe Toniolo, don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira e Aldo Moro che a vario titolo si sono espressi circa un ripensamento dei rapporti tra politica e società civile, esaltandone i valori della moderazione, del sacrificio, della responsabilità sociale delle proprie azioni, del senso di appartenenza alla comunità.

E se in don Luigi Sturzo la dottrina di Ozanam si concretizzò attraverso il suo profondo senso di vocazione vincenziana, lui considerato il precursore del movimento democratico cristiano è in Giorgio La Pira che essa diviene atto politico che si tradusse in missione a favore dei poveri: carità e giustizia i due poli entro i quali si dibatteva un’allarmante questione sociale.

Dunque alle Società di San Vincenzo de’ Paoli diffuse in tutto il mondo si deve ancor’oggi la promozione della cultura del servizio sociale con l’attuazione di attività caritative  a favore di chi non ha più nulla. Un impegno portato avanti senza non poche difficoltà visto i profondi cambiamenti socio economici e le inquietudini morali e culturali che marcano sempre di più a livello globale uno scollamento tra la politica e il paese reale.

Vale la pena soffermarci  anche perché in chiusura d’anno e dunque periodo di bilanci, sulla presenza della San Vincenzo de’ Paoli a Prato che è animata da 15 Conferenze parrocchiali, 4 Conferenze extra parrocchiali, un Centro d’Ascolto in via del Carmine in cui operano in volontariato gratuito oltre 160 confratelli, che si impegnano a favore dei poveri e degli emarginati i cui nomi non sono più iscritti in un registro a mano ma sostituiti da numeri all’interno di un tabulato del computer, in ossequio alla privacy.

Ciononostante il dramma della povertà è di oggi come di allora. Anzi esso è in città più vivo che mai e negli anni ha visto un notevole incremento passando da 197 famiglie aiutate negli anni ’90,alle attuali 1200 con 4.200 persone raggiunte. 32 le famiglie che hanno superato lo stato di povertà, contro le precedenti 65 (dati 2018). Numeri che vedono un aumento generalizzato della povertà rispetto all’anno precedente con un incremento del 4%, dove la voce “disoccupazione” è superiore al 10% e il disagio alimentare si attesta alle 2200 persone.

Pesantissimo il fronte “bollette gravose”: basta infatti un conguaglio di consumi a  mettere in ginocchio una famiglia. Nonostante le offerte dei privati, le convenzioni con il Comune di Prato, Montale e Montemurlo, gli Enti territoriali e i fondi raccolti attraverso le giornate di sensibilizzazione, il quadro sociale resta pesante per l’importante presenza di stranieri che versano in difficili condizioni soprattutto a causa di una loro sbilanciata ridistribuzione sul territorio nazionale.

Dati che purtroppo inquietano anche perché segnali non positivi alla luce del nuovo provvedimento del governo a favore del contrasto alla povertà con l’introduzione del reddito di cittadinanza. Che nato da un’esigenza reale si è rivelato uno strumento inefficace  per la difficoltà di accesso specie per gli extracomunitari poveri che a livello nazionale sono in numero due volte maggiore degli italiani.

In attesa dell’abolizione della povertà che a quanto pare resta per ora un obiettivo solo sbandierato ma di difficile soluzione si deve a Federico Ozanam cultore e precursore della politica popolare della carità a favore degli ultimi e dei suoi seguaci, la messa in atto di quella solidarietà umana visibilmente tangibile a cui tende con risultati e a distanza di più di due secoli, la Società di San Vincenzo de Paoli.

 

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