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Prato, percorsi di formazione professionale per i giovani fuoriusciti dalla scuola Notizie dalla toscana

Vengono finanziati attraverso un avviso della Provincia i percorsi biennali di formazione professionale di 2.100 ore ciascuno per i giovani che hanno assolto l'obbligo di istruzione (10 anni di scuola) e sono fuoriusciti dal sistema scolastico, finalizzati all'assolvimento del diritto dovere all'istruzione e formazione.
La vice presidente della Provincia Ambra Giorgi ha presentato questa mattina i contenuti del progetto, che rappresenta una risposta concreta ad un fenomeno che preoccupa, con un investimento forte, 1 milione e 160 mila euro, per contrastare la dispersione. Con lei la dirigente di Formazione e Scuola Franca Ferrara, Francesca Baroncelli del servizio Scuola della Provincia e Monica Marinari del Centro per l'impiego. Presenti anche le agenzie formative che si occuperanno di organizzare i corsi e alcuni dei partner.
“Con questo progetto ci rivolgiamo ai ragazzi che hanno assolto l'obbligo scolastico ma non sono riusciti a conseguire nessun diploma, neanche professionale – ha spiegato Giorgi – Com'è noto l'abbandono scolastico nella nostra provincia mantiene un tasso allarmante, il 18,9%, ed è necessario utilizzare tutti gli strumenti per coinvolgere ragazzi e famiglie e recuperare percorsi efficaci di apprendimento e professionali. Il nostro impegno deve essere forte e costante”.
Franca Ferrara ha sottolineato che i percorsi (attivi nel giro di qualche mese) mirano a ottenere risultati spendibili sul mercato del lavoro. “I nostri dati parlano del 60%-70% di ragazzi che trovano un'occupazione a conclusione della formazione, speriamo che possa essere così nonostante il difficile momento economico”, ha aggiunto.


CHI SONO I DESTINATARI – Si tratta di 140 giovani fra i 16 e 18 anni, che sono stati intercettati non appena fuoriusciti dal sistema scolastico attraverso apposite comunicazioni inviate dalle scuole alla Provincia. Gli ex studenti sono stati presi in carico dal Centro per l'impiego per garantire il passaggio tra sistemi e l'inserimento nei percorsi provinciali degli allievi in fuoriuscita (a rischio drop-out). Francesca Baroncelli e Monica Marinari hanno ripercorso la complessa attività di 'avvicinamento' e coinvolgimento dei ragazzi. “In carico al Centro per l'impiego ci sono al momento 550 ragazzi fra i 16 e i 18 anni che hanno abbandonato la scuola e che sono stati contattati uno per uno – hanno detto – Dei 140 che hanno accettato di partecipare ai corsi, gli stranieri rappresentano solo il 17%, soprattutto rumeni, albanesi e pakistani”.


CHE TIPO DI FORMAZIONE – I corsi sono per operatore elettronico, ai servizi di vendita, per l'abbigliamento, per impianti termo-idraulici, per la riparazione dei veicoli a motore, operatore grafico-stampa e allestimento, operatore del benessere–acconciatura. Le attività formative prevedono il 35% di lezioni teoriche, metà propedeutiche al percorso professionalizzante e metà all'acquisizione e al recupero delle competenze di base, il 35% di attività di laboratorio coerente con la figura professionale di riferimento del progetto e il 30% dedicato a tirocini formativi e stage aziendali. I corsi prevedono affiancamento individuali e percorsi di orientamento individuali e di gruppi, in modo da supportare la permanenza nel corso e l'inserimento nel mondo del lavoro successivamente all'acquisizione della qualifica professionale. I progetti sono gestiti da agenzie formative accreditate dal sistema regionale per la formazione professionale: Sophia scrl, Istituto professionale Datini, Isogest scrl e Formatica Srl. Numerosi i partner, gli istituti Gramsci-Keynes e Marconi, Pegaso Network, Astirforma, CESVIP Toscana – Lazio SCS, CTP Prato, TD Group spa, AS Consulting, Laboratorio Archimede, Copping.

LA RETE PER L'OFFERTA FORMATIVA – Ad oggi la scuola non rappresenta più l'unica agenzia formativa di riferimento, ma agisce all'interno di una rete. Difatti l'offerta formativa odierna dovrebbe tendere sempre più verso la personalizzazione dei percorsi e i sistemi formativi si dovrebbero adattare alle peculiarità e agli stili cognitivi dei soggetti in apprendimento. La formazione professionale risponde a questa esigenza attraverso uno stretto collegamento tra l'esperienza di laboratorio, quella fuori aula (stage) e le attività di lezione teorica. Si tratta di una metodologia didattica che offre ai giovani la possibilità di “apprendere facendo”. I corsi quindi prevedono il riconoscimento dei crediti formativi in ingresso, valorizzando l'esperienza degli allievi e hanno un legame con il mondo produttivo locale. Infatti settori di intervento, figure e profili professionali sono stati individuati con il contributo della Commissione provinciale tripartita, dove sono rappresentate tutte le categorie economiche e sociali in modo da avere il polso della situazione occupazionale e scegliere percorsi che abbiano uno sbocco professionale efficace. Il Centro per l'impiego rappresenta un punto di riferimento per contatti, colloqui e orientamento e un referente per le famiglie dei ragazzi, che sono tutti minorenni.

I NUMERI DEL DROP OUT – La strategia di Lisbona aveva posto come obiettivo europeo da raggiungere entro il 2010, riproposto nell'ambito della Strategia Europa 2020, la riduzione al 10% della quota di giovani tra 18 e 24 anni che lasciano la scuola senza essere in possesso di un adeguato titolo di studio. Nel 2010 in Italia il valore dell’indicatore si attesta al 18,8%, a fronte di una media europea pari al 14%. Nel nostro paese il fenomeno dell’abbandono prematuro coinvolge il 22% dei giovani meridionali (Sicilia 26%, Sardegna 24%) e il 16% dei coetanei del Centro-Nord (Friuli Venezia Giulia 12%, Provincia autonoma di Trento 11%). In Toscana il fenomeno riguarda ancora il 17% dei giovani, un dato al di sopra della media delle regioni centrali. Nella provincia di Prato ogni 100 studenti che iniziano il ciclo di istruzione secondaria di secondo grado, 19 abbandonano gli studi senza aver conseguito il diploma o la qualifica professionale e senza aver frequentato un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione Toscana. Il dato provinciale risulta in linea con la media nazionale mentre si discosta da quello regionale, con una differenza più accentuata per i maschi (22% a Prato contro il 20% in Toscana) rispetto alle femmine (20% contro 19%).

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