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Prato, “permessi di soggiorno facili”: 210 indagati e 8 arresti Cronaca, Notizie dalla toscana

Prato – Creavano falsi documenti per far ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno a cittadini orientali e in questo modo alimentare la macchina dell’illegalità nel distretto cinese dell’abbigliamento, anche attraverso la costituzione di ditte fantasma, che nel comprensorio di Prato può contare su 5.000 aziende e almeno 20mila addetti in città.

L’operazione “Easy Permit”, scattata all’alba di stamattina con l’impiego di oltre 400 militari della Guardia di Finanza – con l’ausilio di unità operative della Polizia Municipale, dell’INPS e della ASL di Prato – ha portato all’emissione di otto misure cautelari (sette persone sono finite agli arresti domiciliari ed una all’obbligo di dimora) nonché di 142 perquisizioni locali e personali. Gli indagati dalla procura sono in tutto 210, tra cui 52 imprenditori cinesi occulti, 46 prestanome della stessa nazionalità e 83 lavoratori fittiziamente assunti da ditte fantasma.

Sotto la regia di alcuni di studi consulenza del lavoro pratesi venivano dunque prodotti documenti falsi che permettevano agli imprenditori occulti cinesi di far ottenere i permessi rinnovati per i loro finti lavoratori. Che a loro volta, con un titolo ufficiale per rimanere sul territorio nazionale, potevano andare a lavorare in nero altrove. L’indagine è scaturita da un controllo effettuato dalla Polizia Municipale di Prato, che rilevava l’inesistenza, di fatto, al Macrolotto, di una ditta di confezioni intestata a soggetti di origine cinese, sebbene la stessa risultasse avere formalmente alle dipendenze numerosi operai, per ciascuno dei quali era stata aperta una posizione all’INPS. Le successive investigazioni, affidate alle Fiamme Gialle, hanno consentito di far emergere un vasto sistema di illegalità che si è avvalso della regia dei professionisti coinvolti i quali, dietro corrispettivo e servendosi delle proprie strutture – predisponevano da un lato una falsa documentazione contabile che attestava per i prestanome formalmente a capo delle imprese, redditi di lavoro autonomo prodotti in forza della simulata titolarità (tra cui bilanci provvisori di esercizio e dichiarazioni dei redditi); dall’altro inesistenti rapporti di lavoro subordinato per gli effettivi imprenditori occulti, veri padroni delle stesse ditte nelle quali risultavano dipendenti.

Tra gli otto destinatari delle misure cautelari, cinque italiani e tre cinesi, ci sono anche due consulenti del lavoro ed un commercialista. Come detto in totale sono 210 le persone indagate (193 di origine cinese e 17 italiani): 10 sono titolari/soci e 19 dipendenti di studi professionali mentre 181 sono gli individui di nazionalità cinese che hanno indebitamente fruito del rinnovo del permesso di soggiorno. I reati contestati sono di falsità ideologica, favoreggiamento, ai fini di profitto, della permanenza nel territorio dello Stato di stranieri privi di titolo nonché di contraffazione, alterazione o utilizzo di documenti al fine del rilascio di un permesso di soggiorno. Nelle perquisizioni sono stati rinvenuti anche 250 mila euro in contanti e 4 lingotti d’oro: gli investigatori pensano si possa trattare di un modo sistematico di “lavare il denaro sporco”.

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