energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Pratovecchio: visitabile l’antico alambicco vecchio di 8 secoli del Monastero Cultura

Le Monache Camaldolesi di Pratovecchio, in provincia di Arezzo, hanno deciso di aprire al pubblico la vista del loro alambicco della antica farmacia. Si tratta di un pezzo unico al mondo, ricavato in un solo grande blocco di pietra, con origine probabile nel XII secolo, e che in pratica da otto secoli è posto dentro al Monastero, una comunità oggi piccola e formata soprattutto da monache anziane, ma fino a pochi decenni fa fiorente e importante anche nella vita del paese. Fino a settembre ogni sabato mattina con orario 8.30-11.30, prezzo di ingresso simbolico 1 euro, mentre da ottobre a maggio solo il primo e terzo sabato del mese, si può ammirare quella che è assolutamente una attrazione storica senza uguali, e che potrebbe diventare la punta di diamante per un percorso di turismo artistico religioso che comprenda i molti altri capolavori che Pratovecchio custodisce nel cuore del suo centro storico, tipo ad esempio quelli della Propositura.

Finora l’alambicco delle “Monache Vecchie” di Pratovecchio, come vengono chiamate dalla popolazione locale, era stato aperto solo per brevi periodi, sempre facendo registrare un grande interesse da parte del pubblico.

Un antico scritto del 1840 annota “L’alambicco delle monache camaldolesi è concepito per seguire il metodo della stufa secca. Rispetto ad altri alambicchi  presenta delle peculiarità che lo rendevano un pezzo unico. Anzitutto è il loro antenato: risale ai secoli XII-XIII. Non sappiamo quando Pratovecchio ebbe il suo primo medico. Sappiamo invece che fin dal secolo XII disponeva di una farmacia: di un’ottima farmacia, grazie appunto alle camaldolesi”.

Importanti le mansioni di questa piccola bottega artigianale: c’è chi era addetta alla coltivazione e al raccoglimento delle erbe, dopo aver imparato a distinguerne le proprietà.

Quindi le addette al lavaggio, per poi farle seccarle e triturarle, pestando con forza nei mortai.

C’era poi le addette alla legna, per alimentare il fuoco, e quelle addette a riempire, a poco a poco, sconsigliato farlo in una sola volta, le ampolle di vetro, da inserire nelle 22 bocche, che poi andavano legate con lo spago agli appositi ganci e poi fissate alle
fiale dei cappelli delle ampolle.

Infine le addette a colare gli estratti nelle apposite boccette per la loro vendita-distribuzione.

Un antica arte che oggi è possibile poter studiare e visitare nel suo luogo naturale di produzione.
 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »