energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Precari della scuola, da settembre non ricevono lo stipendio Cronaca

Firenze – Aurora da settembre ha difficoltà a pagare l’affitto. Ha detto alla padrona di casa di aspettare ancora, “ma la situazione comincia a essere pesante”. E si comincia già ad avere problemi con le utenze. “Meno male che è ancora caldo” commenta, pensando al gas. Eppure, tutte le mattine di veste, si prepara e va al lavoro. Un lavoro di responsabilità che in altri Paesi è considerato primario: vale a dire, è insegnante in una scuola fiorentina. Ma è una delle migliaia di precari di cui sono piene le 8.500 scuole italiane e che in questo  momento non ricevono lo stipendio da settembre . Eppure, riforma della scuola e digitalizzazione dei sistemi di pagamento avrebbero dovuto, secondo quanto proclamato, risolvere almeno il problema dei pagamenti ai precari.

“Ha telefonato al Mef e al Miur – dice Aurora – chiedendo ragione del motivo che ha impedito ai docenti e personale Ata, assunti a tempo determinato e in via diretta dai dirigenti scolastici, di ricevere lo stipendio”. Inoltre, ha chiesto che dai Ministeri venisse messo per iscritto il motivo del pagamento per presentarli a utenze e affitto.  Risposta? Nulla di nulla. E quasi nulla ai sindacati della scuola che hanno posto la stessa domanda al Ministero, l’uno o l’altro: problemi burocratici e al massimo, telematici. Intanto, da due mesi i precari della scuola sopravvivono senza stipendio. “E dal momento che ho una dignità a cui tengo – dice Aurora – mi rifiuto di chiedere prestiti a genitori o amici. Anche perché, sia chiaro, io lavoro. E nei doveri dello Stato, a quanto mi consta, rientra anche quello di retribuire i dipendenti che lavorano. Come mio dovere è assicurare, per la mia parte, un lavoro competente e che rispetti alti standard di qualità”. 

Insomma, chi lavora deve essere pagato. “Altrimenti , c’è senz’altro un’altra forma di lavoro che non prevede il pagamento – incalza Gianna, altra precaria  con situazione simile a quella delle migliaia di colleghi sparsi sul suolo nazionale – ma si chiama schiavitù”. E per ora non è contemplato nel nostro ordinamento.

A parte ogni altra considerazione, d’altro canto, molti dei precari che lavorano anche nelle scuole fiorentine, pur di non lasciarsi scappare la possibilità, provengono da regioni lontane. Dunque, spese a rotta di collo, dalla stanza all’appartamento per qualcuno, magari condiviso, alle spese di viaggio, al sostentamento che in un luogo dove non hai nessuno è molto più gravoso che a casa. Questo è il nucleo più in crisi, quello che rischia il tetto e anche  la fame.  Senza contare, come ricorda Aurora, che a giugno, intanto, bisognerà presentare il modello 730. Tasse da pagare o mangiare? Lavoro al nero o far la fame?

Inoltre, c’è anche da ricordare, aggiunge Aurora, che il Ministero aveva assicurato, il 13 e il 16,  un’emissione speciale stipendi. Visto qualcosa? “Niente di niente”.

Allora, i sindacati si stanno organizzando e avanzeranno richieste precise, se si continua con questa musica, al ministero. Conclude Aurora: “Non dimentichiamo che a ottobre, alle insegnanti di ruolo, il governo ha attribuito 500 euro per la didattica. Bello, no?  Ma forse sarebbe più importante e anche etico, primo di provvedere a ciò, preoccuparsi di pagare il lavoro prestato da tutti i soggetti che cooperano al processo educativo. Tutti, anche i precari”. 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »