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Preferenze e premio di maggioranza: i rischi della legge elettorale Opinion leader

Da qui la necessità di riflettere sul significato di definire un accordo, per la vita pubblica del Paese, con chi ha subito una condanna dall’Ordine giudiziario e, quindi,  è stato interdetto dai pubblici uffici in  quanto giudicato “dannoso per la comunità”.
Si pensi per esempio alla legge definita dal suo estensore “porcata”, attuata appunto da Berlusconi,  che ha impedito ai  cittadini di scegliere i propri rappresentanti. L’uomo di Arcore chiede che questo modo  di scegliere i componenti del Parlamento venga confermato.

In sostanza l’elezione dei “rappresentanti del popolo”  da un “padrone”.
Non è certo un caso che delle leggi dei  governi  Berlusconi si ricordano: le decine di  “leggi ad personam” tipo : depenalizzazione del falso in bilancio, decreto salva rete 4, legge di sospensione del processo penale per le alte cariche dello stato, etc.
Coloro che nel Partito Democratico sembrano concordare con questa impostazione, la motivano con il desiderio di evitare  l’elezioni di rappresentanti di gruppi “poco raccomandabili”.
E’ un rischio reale che non di rado si è concretizzato. E’ necessario però che i partiti e gli elettori  se ne facciano carico e selezionino i candidati con attenzione. Si dia luogo cioè ad un maggiore sforzo di democrazia.
Le non preferenze, invece, attenuano la logica e gli sforzi democratici.

E’ quello che ha fatto Berlusconi  per le varie legislature. Gli eletti del suo partito erano scelti e rispondevano a lui. Questa  prassi   rischia di coinvolgere anche le altre forze politiche.
Gli eletti, invece, devono rappresentare il Paese. Quindi ai partiti deve essere restituito il  ruolo loro attribuito dall’art. 49 della Costituzione. Ruolo che li individua come soggetti responsabili per garantire il metodo democratico attraverso il quale i cittadini contribuiscono a determinare la politica nazionale.

La legge elettorale concordata da Berlusconi e Renzi , contiene un altro rischio: il premio di maggioranza per chi raggiunge il 35/37% dei voti. Come dire che si può governare il paese con
appena poco più di un terzo del consenso espresso, cui si aggiunge poi un 18% “gratis.
La realtà politica-ideologica del nostro paese è diversa da quella che ha caratterizzato il  ‘900.
Come dice Raniero La Valle  il Partito Democratico, fallito il progetto anti ideologico del bipolarismo, in cui aveva creduto, rischia di non sopravvivergli.

L’unica strada che gli consentirebbe di recuperare il suo ruolo, nella  democrazia del Paese, appare quella di rappresentare una forza in grado di fronteggiare la sfida ideologica, oggi in atto. Quella sfida che viene dai nuovi poteri economici e finanziari sviluppatisi, grazie alla  diserzione della politica, che ha caratterizzato il decennio berlusconiano. Diserzione che li ha  lasciati liberi di perseguire i loro obiettivi antisociali, grazie alla debolezza della democrazia  ed alla mancanza di forze in grado di contrastarli sul piano politico.

Franco Gentile

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