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Presentati tre libri sulla Grande Guerra Cultura

Firenze – Tre testi, tre fondamentali testimonianze e analisi di quella grande, tragica epopea nazionale che fu la Prima Guerra Mondiale. Si tratta della presentazione del XXVIII numero degli “Annali” della Fondazione Ugo La Malfa, dal titolo “La società italiana e la grande guerra” (a cura di Giovanna Procacci); del “Dizionario storico della Prima guerra mondiale” (a cura di Nicola Labanca, Edizioni Laterza, 2014)  e della ripubblicazione di uno scritto del Presidente della Vittoria, Vittorio Emanuele Orlando, a suo tempo pubblicato sul “Ponte” di Piero Calamandrei e oggi riedito da Storia e Letteratura con il titolo “Parlare in Parlamento”). E nel corso della presentazione di queste tre tappe della nostra storia fondativa dell’unità nazionale, Valdo Spini, Presidente nazionale dell’Associazione Istituzioni culturali italiane (AICI) ha sottolineato il valore di due anniversari che costituiscono le basi dell’unità del Paese: la Grande Guerra, appunto, e il 70esimo della Liberazione, due momenti essenziali per l’approfondimento di quell’identità nazionale che è la base della coesione e della solidarietà nella nostra società di oggi.

Dopo la prima guerra mondiale cambiò tutto in Italia ed in Europa. In particolare, i nostri equilibri erano così fragili che le nostre istituzioni entrarono in crisi con la marcia su Roma del 1922, appena quattro anni dopo la conclusione della prima guerra mondiale.

Oggi il compito ricostruttivo del centenario è ricucire la memoria dell’Italia del non intervento  (giolittiani, socialisti, cattolici) con l’Italia del Piave -che non fu oleografia, bensì sostanza- approfondendone il significato e collocandole ambedue nella nuova dimensione europea . Non a caso il tema dell’unità europea cominciò ad affermarsi proprio dopo la prima guerra mondiale.

Il compito del nuovo presidente del consiglio, Vittorio Emanuele Orlando e del nuovo comandante militare Armando Diaz, dopo la rotta di Caporetto fu non solo di chiamare alla resistenza contro l’invasore, ma di cambiare la dimensione e l’approccio politico delle operazioni militari, sostituendo alla feroce disciplina delle decimazioni , gli ufficiali addetti al morale della truppa, assumendo una più consapevole coscienza della necessità di evitare perdite umane spaventose.

Tra le cose che oggi dovremmo fare, ha concluso Spini, ricordando una sua proposta di legge oggi ripresentata dal deputato Fabio Lavagno, è quella di riabilitare la memoria di chi fu ingiustamente fucilato.

 

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