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Presentato «Risorgimento italiano» di Giorgio Spini Cultura

«Risorgimento italiano». Due parole semplici che rievocano nella nostra memoria collettiva il momento della costruzione dello Stato e della nazione italiana. Ma anche il titolo della raccolta di scritti del professor Giorgio Spini, edita dalla veronese Siz edizioni (153 pp., fuori commercio), nell'ambito delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia.
Pubblico numeroso alla presentazione del volume, andata in scena allo Spazio QCR di via Alfani 101r, sede del Circolo Rosselli di Firenze. Dopo il dibattito di Palazzo Madama a Roma, è venuto il momento di conoscere il libro anche per gli appassionati fiorentini.
Sei capitoli estrapolati dal grande Disegno Storico della civiltà dell'illustre storico. Da Mazzini a Roma Capitale, passando per i moti europei del 1848 e le grandi battaglie dell'Unità d'Italia. Voluto fortemente dalla senatrice di Futuro e Libertà Maria Ida Germontani e curato assieme all'On. Valdo Spini, «Risorgimento Italiano» si caratterizza – nelle parole dell'ordinario di Storia contemporanea Sandro Rogari, intervenuto alla presentazione – «per una spiccata modernità, sia a livello di stile sia dal punto di vista dell'interpretazione dei fatti».
Al tavolo degli ospiti presenti anche i due curatori. L'On. Valdo Spini, presidente della commissione Affari Istituzionali del comune di Firenze, ha cercato di fare chiarezza sul fatto che «il Risorgimento è stato il risultato della convergenza di forze divergenti. Si pensi al fatto che Mazzini e Cavour mal si sopportassero. Speriamo anche che le forze a sostegno del governo Monti, anch'esse divergenti, operando ciascuno dal proprio punto di vista lo portino al successo».
La senatrice Germontani, dopo aver spiegato come l'Unità d'Italia rappresenti una sorta di “miracolo” che il testo di Giorgio Spini aiuta a comprendere, ha specificato che «per dare pieno corso al Risorgimento sarebbe giusto consentire agli stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese il diritto di voto e ai loro bambini nati qui quello di cittadinanza».
A dare un senso ancora più profondo all'evento ci ha pensato Dario Orzali, laureando in Scienze storiche, che intervenendo al dibattito ha provocatoriamente ricordato: «Reggello ha già la sua strada dedicata a Giorgio Spini, Fiesole è sulla via di aggiungerla alla sua toponomastica. Perché Firenze non può fare altrettanto?». L'assessore all'Educazione Rosa Maria di Giorgi, che ha preso parola proprio dopo il giovane studente, ha colto la palla al balzo impegnandosi affinché l'idea possa «seguire il suo naturale percorso, che prevede tranne per casi di straordinarietà, il trascorrere di dieci anni dalla dipartita della persona (G. Spini è venuto a mancare nel 2006 ndr). Il testo di Giorgio Spini – ha proseguito l'assessore – è stato un modello d'insegnamento per tanti studenti ed è importante che continui ad esserlo».
E il libro è, infatti, destinato alla sua diffusione nel mondo delle scuole. Alla fine del dibattito, che ha visto protagonista anche il direttore della sede Rai di Firenze, Andrea Jengo, piccolo siparietto tra Spini e la Germontani, che hanno spiegato le ragioni della pubblicazione. Se per quest'ultima è stato lo studio personale ed il «positivo ricordo della lettura» a fare la differenza, per Spini è stato l'invito della senatrice a convincerlo della ristampa: «È di buon augurio – ha commentato Spini – che la riproposizione arriva da una senatrice di fli che proviene da An, un orizzonte politico molto distante dal mio. Inoltre uno degli scritti introduttivi è del presidente della Camera Gianfranco Fini. Questo è significativo di una convergenza politica fra forze politiche differenti».
Il volume, infine, è corredato dalla pubblicazione di brani del Messaggio per il centocinquantesimo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alla cui capacità istituzionale tutti gli invitati hanno rivolto la propria approvazione

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