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Presidio artigiani di strada, l’appello per modificare la legge regionale Breaking news, Cronaca

Firenze – Gli artgiani di strada tornano in piazza per rilanciare la loro situazione, minacciata dalla legge regionale n° 68 del 23/07/2020, pubblicata sul BURT il 29/07/20, che ha modificato la L.R. 62/2018 (Codice regionale del Commercio), individuando un’unica categoria di “Hobbisti” fra i cosiddetti “operatori non professionali” del commercio. Ciò significa che questi lavoratori dell’ingegno sono sottoposti ad alcuni limiti che ne minano del tutto l’attività lavorativa professionale, fra cui limiti che riguardano gli articoli prodotti, che devono essere di modico valore (non superioe a cento euro), il valore complessivo della merce esibita che non deve andare oltre ai mille euro, il possesso di un tesserino di riconoscimento che prevede un massimo di sei eventi l’anno. “Prima dell’approvazione di tale legge abbiamo inviato le nostre considerazioni – scrivono i lavoratori in una lettera inviata alpresidente della Regione Toscana Eugenio Giani , all’assessore all’economia e attività produttive Leonardo Marras, al presidente della commissione 2 Bugetti Ilaria e ai consiglieri della commissione 2 – così sintetizzate: “il testo in discussione rischierebbe di cancellare centinaia di esperienze creative e intellettuali del nostro territorio. Riteniamo allora più appropriato inserire (così come avviene nella l.r. Emilia Romagna 24 maggio 2013, n. 4, all’art. 7 bis), la definizione: “Non rientrano nella definizione di hobbisti i soggetti di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 114 del 1998″. Oggi siamo a richiedere di intervenire apportando tali modifiche”. 

Ma cosa si intende con il termine artigianato di strada? “Con OPI (opere dell’ingegno creativo) intendiamo attività non continuative, già disciplinate da una serie di riferimenti normativi: in particolare dall’art. 2575 del CC : “formano oggetto del diritto di autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo o la forma di espressione” e dalla legge n. 633/1941. Gli OPI, come gli artisti, non sono soggetti alla normativa sul commercio D.Lgs. 31-3-1998 n. 114 e l’art.61 di tale legge, mette in regola anche la parte amministrativa e stabilisce il “non obbligo di iscrizione al REC”.  L’art. 4 – comma 2, lettera H esclude gli OPI dalla disciplina commerciale contenuta nel DL che regola le attività di commercio in forma professionale e continuativa: 2. Il presente decreto non si applica: […] h) a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d’arte, nonché quelle dell’ingegno a carattere creativo….” .  Queste norme chiariscono anche che hobbisti e creativi non sono la stessa identica figura – si legge nella lettera – chiarimento che la regione Emilia Romagna ha recepito con la legge regionale del 24 maggio 2013, n. 4 modificata e chiarita dalla successiva LEGGE REGIONALE 21 dicembre 2018, n. 23″.

Il comune di Firenze, ricordano gli artigiani dell’ingegno, ha approvato attraverso la commissione 2 (attività produttive) la Proposta di Deliberazione per il Consiglio n. 2020/00638 in cui si invita l’amministrazione fiorentina ad attivarsi “presso la Regione Toscana affinché sia avviata una revisione della Legge di cui in premessa, così che possa essere emendata facendo sì che non rientrino nella definizione di “hobbisti” i soggetti di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 114 del 1998″. 

Del resto, comuni e regioni si sono mossi anche in sintonia con i chiarimenti espressi attraverso la risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) n. 224879 del 5 novembre 2015. “Sulla base di queste indicazioni vogliamo ricordare anche l’Ordine del giorno approvato dal comune di Napoli il 14/02/2020 che “Impegna l’amministrazione comunale” a “porre in essere tutti gli atti che politicamente e amministrativamente possano ricalcare la precisa volontà di fare di Napoli una città “amica” dell’artigianato e degli operatori dell’ingegno a carattere creativo”. Tutto questo – concludono gli artigiani di strada – per dimostrare che anche  la figura dei “creativi” è esattamente individuata e normata da leggi nazionali, regionali e delibere comunali”.  

 “Al nostro interno – concludono – abbiamo artigiani con una esperienza trentennale costretti dai mutamenti globali, dalla pandemia e dalle crisi di settore ad un ridimensionamento delle proprie attività ma con la consapevolezza di poter tramandare il proprio sapere alle generazioni più giovani. Giovani artigiani che possono considerare come propedeutico al loro futuro, misurarsi con i mercati e confrontarsi con l’esperienza maturata dai loro colleghi più anziani”.  

Nel corso del presidio, alcuni consiglieri regionali hanno interloquito con i manifestanti, assicurando il loro interessamento.

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