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Presidio delle Civette sotto la Regione: “Non ce ne andremo” Società

Se la notizia è il congelamento della chiusura della struttura “Le Civette” nell’area di San Salvi, non sembra davvero che nessuno degli interessati, dai familiari dei pazienti agli operatori sanitari, agli addetti alle pulizie all’indotto che ruota attorno alla struttura, si senta al sicuro.
“Ambarabà cicì cocò, le Civette stanno sul comò”: è esplicito, uno dei cartelli portati al collo dai manifestanti che oggi 27 settembre, nel pomeriggio, si sono ritrovati per un rumoroso presidio sotto la sede della Regione per chiedere alle istituzioni come finirà la storia. E di rassicurazioni, come hanno spiegato i portavoce che hanno incontrato l’assessore alla sanità Daniela Scaramuccia, non ne hanno avute molte: l’assessore alla sanità si è impegnato a convocare un tavolo con la partecipazione delle strutture istituzionali ( ASL, Società della salute e Comune ), con i rappresentanti dei lavoratori e dei familiari per il giorno 10 ottobre.
“In realtà, l’assessore ha voluto essere informata sui fatti e sulle nostre richieste, e ha detto che ci darà risposta” commenta uno dei familiari dei pazienti che ha assistito all’incontro.
“In realtà, di fatto ha confermato che ci sarà la chiusura, che circa 40 lavoratori verranno “risistemati” e i pazienti tutti sistemati presso altre strutture” riporta un altro dei componenti della delegazione che ha incontrato l’assessore.
Tornando ai numeri, si capisce perchè operatori e familiari non si sentano rassicurati.
Innanzitutto, gli operatori interni alla struttura sono circa 73. Ciò che temono, è che i 40 “salvati” siano i dipendenti dell’Asl con contratto a tempo indeterminato; gli altri, vale a dire i dipendenti della cooperativa Quadrifoglio di Pinerolo (Torino), che da anni lavorano nel centro intercalando cure ai pazienti, corsi di formazione e qualificazione specifica a spese della cooperativa, gestione di fatto dell’intera struttura, tutti a casa.
I famigliari dei pazienti, poi, non si sentono affatto rassicurati neppure dalle telefonate che in molti affermano di avere ricevuto per “sistemare” il loro caro in altre strutture.
“Il problema è molto più complesso di quanto sembrano ritenere le istituzioni – spiega un operatore delle Civette – fra i 68 anziani ospitati, 20 provengono dalla vecchia struttura psichiatrica di San Salvi, gli altri sono affetti da demenza senile e Alzheimer. Per loro, anche il minimo spostamento può essere distruttivo. Togliere completamente quei riferimenti su cui hanno imparato a contare, sia ambientali, che personali può essere letale”.
“Per fare un esempio – interviene un’infermiera – per questioni di razionalizzazione delle forze, abbiamo tentato di praticare una rotazione del personale. Ebbene, nonostante ci si conosca tutti, molti di loro hanno avuto reazioni allarmate entrando in confusione semplicemente cambiando per poche ore la faccia di chi si occupa di loro”.
Il vero interrogativo, tra l’altro, sembra che lavoratori e pazienti lo individuino in una semplice domanda: perchè?
“Perchè chiudere senza preavviso, senza aprire le procedure solite, senza dare spiegazioni una struttura completamente rinnovata nel 2009, che fra maggio e giugno è stata fornita di nuovi accessori cucina, che solo ad agosto era sulla Nazione per l’eccellenza, che era stata segnalata per la possibilità di ricevere codici rossi?” si chiedono lavoratori e famigliari. Qualcuno azzarda ipotesi oscure: “Forse l’area di San Salvi serve libera e vuota, magari per costruirci case”. Nel frattempo, aspettando l'incontro del 10 ottobre, i lavoratori ed i familiari hanno deciso di mantenere la mobilitazione: giovedì 29 settembre dalle 14 alle  16 presidio davanti a Santa Maria Nova, sede del direttore generale della ASF, a cui sarà consegnata una lettera;.lunedì 3 ottobre dalle 15 alle 18 presidio davanti alla sede del Consiglio Comunale, in piazza Signoria . Di fatto, una cosa è certa: le Civette non si faranno cacciare senza combattere. Neanche dal comò.

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