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Presidio in via dei Pepi, “Così si svuota il centro storico e si aprono le porte alla speculazione” Breaking news, Cronaca

Firenze – Santa Croce accoglie la protesta dei residenti dei 61 alloggi che il Comune mette in vendita. Il presidio organizzato dagli abitanti delle case e dal Movimento di Lotta per la Casa ha visto un continuo via vai di persone del quartiere, amici e conoscenti di coloro che dovranno spostarsi in altre abitazioni popolari, attorno al presidio che dalle 10 si è riunito all’angolo fra via dei Pepi (dove si trovano 14 alloggi messi in vendita) stazionando sul luogo fino a mezzogiorno circa, quando si è sciolto.

L’appuntamento è stato l’occasione per ribadire la contrarietà ad un “politica dell’alienazione” che di fatto, secondo abitanti e non, “va a toccare, di fatto se non di diritto proprio uno dei diritti fondamentali dei cittadini, quello alla casa, in un momento di fortissimo disagio abitativo”. Gli abitanti delle case accettano quella che definiscono “una sfida” anche sul piano tencio- giuridico. Infatti, “secondo il combinato disposto dell’articolo 828 del codice civile e della legge regionale 96/96 – spiegano – l’interpretazione della dirigenza comunale, che fa discendere la natura di “casa popolare” solamente dalla proveneinza del bene, non tiene conto dell’altro criterio l’utilizzo del bene. La protesta degli abitanti si appoggia sulla definizione della legge regionale, che contempla, sotto la categoria “Erp” tutti quegli immobili che “in qualunque tempo” (siano stati) “acquisiti, realizzati o recuperati” dallo Stato, da enti Pubblici territoriali” (….) “comunque utilizzati per le finalità sociali proprie dell’Edilizia Residenziale Pubblica”.

Non solo, incalzano gli abitanti “resistenti”, “lo stesso comune di Firenze ha approvato in passato atti che vincolano all’Erp questi appartamenti”. La “pezza” d’appoggio giuridica che vantano i residenti è la delibera del consiglio comunale del 1994, n.726/52, con cui venne approvato il piano di cessione degli alloggi Erp. In questo piano, si individuava e assoggettava all’Erp tutti gli appartamenti di proprietà del comune di Firenze, con la sola esclusione di 333 appartamenti, che rientravano in tipologie non compatibili. Cos’ la delibera dal totale stimato in 3618 appartamenti, ne destinava alla vendita il 75%. Un totale di 2702 alloggi, mentre il restante 25%, ovvero 916 alloggi, fra cui anche quelli posti ora in vendita, rimanevano vincolati alla quota Erp “non alienabile”.

“Facendo un po’ di storia a ritroso – continuano i residenti – questi alloggi sono pervenuti al comune negli anni ’30 del secolo scorso, nell’ambito di un progetto di risanamento che prevedeva la demolizione di numerosi edifici del quartiere, iniziata con l’abbattimento dell’intera zona fra Borgo Allegri, via dell’Agnolo, via Verdi, e via Pietrapiana”. fu la guerra che mise fine al progetto. Questi edifici, salvati dalla demolizione e rimasti di proprietà del Comune, furono poi utilizzati per le esigenze abitative degli abitanti del quartiere fin dagli anni ’50 e ,conludono i residenti, dalla fine degli anni ’70 “furono utilizzati per fronteggiare l’emergenza abitativa”.

Inoltre, dicono gli inquilini, “anche le spese di intervento primario (come impianto di riscaldamento, elettrico, idraulico …) sono state sostenute in gran parte dei casi da noi, senza interventi per il Comune, proprio perché sicuri che non ci trovassimo in una situazione abitativa temporanea”. Una considerazione conclusiva riguarda i nuovi appartamenti in cui dovrebbero essere spostati gli inquilini: “Una soluzione – dicono – che da un lato fa “perdere” case al patrimonio comunale abitativo popolare, dall’altro vanno a occupare alloggi che potevano a loro volta essere assegnati a sfrattati e senza casa”.

Se questa è la vicenda specifica, tuttavia, come commenta Lorenzo Bargellini “bandiera” del Movimento di Lotta per la Casa fiorentino,  la posta in gioco è ancora più alta. “Si tratta di una visione generale della città – spiega – che trova esempio anche nell’atteggiamento del presidente del quartiere in primis, che non è mai presente, non si confronta, nemmeno si pronuncia sulla svendita di vere e proprie case popolari. Nessun confronto: tutto si riassume nel primato della circolazione merci e del profitto. Ci si lamenta dello svuotamento del centro storico, del quartiere, ma è solo facciata, dal momento che sono proprio loro, le istituzioni cittadine, le prime a vendere i palazzi e le case di Firenze”.

Vendere, ma a chi? L’ipotesi più accreditata, sia nei corridoi di Palazzo Vecchio che sulla stampa cittadina, parla di una alienazione in blocco delle case a Invimit Sgr, ovvero Investimenti Immobiliari Italiani Sgr S.p.A. Si tratta di una società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha ad oggetto, come si legge nel sito “che ha ad oggetto la prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio realizzata attraverso la promozione, l’istituzione, l’organizzazione e la gestione di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi, l’amministrazione dei rapporti con i partecipanti, la gestione del patrimonio di fondi comuni di investimento di propria o altrui istituzione e di altri organismi di investimento collettivo, italiani ed esteri, ivi comprese le funzioni di natura amministrativa, nonché la gestione di fondi immobiliari”. In altre parole, come si legge in conclusione alla voce “mission”, “Invimit Sgr intende assumere un ruolo di cerniera tra i soggetti pubblici, proprietari di ingenti patrimoni immobiliari, e il mercato”. Per quanto riguarda il “prezzo”, è ormai voce corrente: 12 milioni di euro. Il porblema di questa operazione, come viene spiegato dal consigliere comunale Tommaso Grassi, presente al presidio, è in buona sostanza che, una volta venduto, “non è più possibile controllare la gestione di questi beni”, Vale a dire, la società di gestione del risparmio farà quel che vorrà degli immobili: spacchettamenti, frazionamento o latro, “sarà difficile, se non impossibile seguirne le vicende”. 

Fra i presenti, con la volontà di portare la solidarietà e di opporsi “a una logica immobiliarista che mette in vendita la città senza neppure, come in questo caso, l’assicurazione che quei soldi tornino all’edilizia pubblica in un momento in cui il problema dell’abitare è non solo drammatico, ma catalizza una buona parte del disagio sociale”, sia l’Unione Inquilini che Asia-Usb. L’Unione Inquilini, dice il segretario Vincenzo Simoni, ha anche inviato due mesi fa una lettera ai vertici cittadini, per far presente l’opposizione totale a una logica “privatistica” che sottragga al patrimonio dell’edilizia popolare “edifici che a tal fine sono stati utilizzati”.

Da parte di Asia, la dichiarazione è durissima: “In questo momento dobbiamo constatare che la repressione nei confronti del diritto alla casa è altissima. Per questo siamo qui a manifestare la nostra solidarietà agli inquilini di immobili il cui utilizzo è stato senza dubbio finalizzato all’emergenza abitativa da decenni, ricordando anche che lo svuotamento del centro storico fiorentino, al di là di dichiarazioni di facciata, avviene proprio in questo modo: fuori gli abitanti, avanti le speculazioni immobiliari”.

Presenti con la propria solidarietà Rifondazione Comunista, Firenze riparte a Sinistra, Ornella De Zordo di Altracittà,   e la consigliera comunale di Alternativa Libera Miriam Amato, che aggiunge: “al di là delle implicazioni politiche, che sono molto gravi, è incredibile come si trattano le persone: pacchetti, da spostare qua o là a seconda dei desideri delle istituzioni cittadine”.

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