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Presidio Iron&Logistics, dopo la multa arriva lo sgombero Breaking news, Cronaca

Prato – Dopo la multa per occupazione di suolo pubblico causa bagno chimico installlato per sostenre il presidio, ecco che stamane, alle prime lui dell’alba, arriva la polizia. Non c’è pace, per i 22 operai della Iron&Logistic licenziati in tronco il 3 ottobre, con un procedimento de facto e de iure, ma in primis de facto: 22 di loro, giunti al lavoro, hanno visto il badge smagentizzato mentre dal citofono li avvertivano che erano stati licenziati e la raccomandata sarebbe giunta poi. Ventidue operai, tutti iscritti a SiCobas, che portavano avanti proteste contro l’irregolarità dei pagamenti, ingiusti inquadramenti contrattuali e insomma tutto ciò che l’attività sindacale comporta. L’azienda lavora in conto terzi come subfornitore per noti brand della moda, quelli che, nelle settimane scorse, sono stati oggetto di un’iniziativa che ha visto gli operai davanti alle vetrine del centro fiorentino con i loro striscioni e la richiesta che i brand per i quali i lavoratori avevano stirato, cucito, smistato prendessero in mano le loro responsabilità.

Invece, nei giorni scorsi è arrivata la multa di 178 euro per il bagno chimico installato a servizio del presidio e stamattina lo sgombero. I lavoratori sopresi a dormire, almeno due, sono stati portati in Questura, sotto la cui sede si sta svolgendo una manifestazione di protesta.

“Siamo qui sotto la questura di Prato – dice Luca Toscano dei SiCobas – stamattina siamo stati chiamati dai lavoratori dell’IronLogistics che da venti giorni sono in presidio davanti ai cancelli dell’azienda, per il licenziamento cui sono stati oggetto. Stamattina sono arrivati più di cento fra poliziotti, finanzieri e carabinieri in via Ciulli davanti alla fabbrica, hanno distrutto il presidio e portato in questura tre persone che erano sul posto a dormire. Inoltre, la rappresentante sindacale Sarah Caudiero, che era venuta in questura per chiedere cosa stesse accadendo, è stata anche lei portata dentro la Questura stessa. Stiamo assistendo all’ennesima sospensione della democrazia e dei diritti sindacali. Come tutte le altre volte, non l’accetteremo”.

Intanto dall’azienda, nessuna apertura. Il licenziamento collettivo procede.

 

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