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Presidio per Mondeggi, “bene comune, non si vende” Breaking news, Cronaca

Firenze – Un  nutrito presidio, oltre il centinaio, per dire a tutti, in primis alla Città Metropolitana, che Mondeggi, bene comune, non si vende. Così si è presentata, oggi giovedì 30 novembre, ultimo giorno per presentare le manifestazioni d’interesse alla città metropolitana, la schiera “contadina” che da circa 4 anni si è occupata di Mondeggi e delle sue terre, ha riattivato 3/4 dell’attività di fattoria, si è preso cura di campi e boschi, ha organizzato una delle esperienze agricole di autogestione più conosciute e interessanti d’Italia, tant’è vero che è diventata un esempio a livello nazionale.

La difesa di Mondeggi va al di là di Mondeggi, dicono in tanti. E’ la difesa dell’agricoltura contadina, delle buone pratiche, del senso collettivo del lavoro. E’ attesa del riconoscimento, da parte delle istituzioni e in primis della Città Metropolitana che intende “riprivatizzare” la terra, che il senso dell’agricoltura e il buon senso della pratica “contadina” della cura è qualcosa di prezioso che va salvaguardato e difeso. 

Di fatto, in questi 4 anni, il collettivo permanente di contadini di Mondeggi è diventato celebre a livello italiano. Non solo coltivazione e recupero delle potenzialità produttive di una terra abbandonata a se stessa, senza più nessun’altra prospettiva che quella di essere acquistata da qualcuno “con i soldi”, ma anche scuola contadina, progetti, iniziative di sostenibilità, applicazione di buone pratiche, incontri e convegni di docenti universitari. Insomma, una visione “diversa” della terra e di chi la coltiva. 

Oggi, con il presidio, oltre la protesta contro la vendita, ben esplicitato nello slogan “Mondeggi non si vende, si coltiva e si difende”, si è voluto anche sottolineare quanto, questi 4 anni, abbiano pesato sulla questione. Perché molte cose sono cambiate. “E’ cambiato innanzi tutto il comitato – si legge nella nota del collettivo – il percorso contro la vendita ha portato, in maniera quasi naturale, alla costituzione del presidio contadino permanente all’interno della fattoria; l’attività agricola si è così finalmente rimessa in moto, così come la gestione condivisa e aperta del potenziale produttivo esistente e la progettazione di nuove attività, l’abitazione e la ristrutturazione delle case vuote e degradate, la messa per iscritto, con la Dichiarazione di Uso Civico, della struttura gestionale che fa da fulcro a tutta l’esperienza. E’ cambiato l’interlocutore e la situazione patrimoniale: la Provincia si è trasformata in Città Metropolitana, accentrando di fatto il potere nelle mani del sindaco di Firenze, e giusto lo scorso anno è rientrata in possesso della totalità della fattoria dopo aver estinto (con soldi pubblici) il debito che la S.R.L. di sua proprietà aveva contratto negli anni”.

Un cambiamento che spazza via molte cose, ad esempio la necessità di “far cassa”. “L’ultimo atto – fanno sapere ancora dal Collettivo – consiste nella pubblicazione di un bando per la presentazione di una “manifestazione di interesse” circa la tenuta intera o parte di essa. Traducendo in termini più espliciti, la Città Metropolitana invita chi fosse interessato a comprare a farle pervenire un’offerta di massima, per poi, nel caso, creare un bando ad hoc per la vendita vera e propria”. 

Un sistema che non tiene conto, come sottolineano i consiglieri regionali di Sì Toscana A Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti, che hanno sostenuto il presidio, del fatto che “in questi anni attorno a Mondeggi si è creata una mobilitazione collettiva con centinaia di cittadini-agricoltori che stanno salvando dall’abbandono oliveti e vigne, che coltivano orti e grani antichi, che organizzano corsi ed eventi aperti a tutti: un’esperienza che ha suscitato interesse in tutta Italia, dimostrando come l’affidamento di beni immobili pubblici ad esperienze di cittadinanza attiva e alla gestione condivisa, sia possibile”. I due rappresentanti politici hanno anche ricordato che in queste settimane una proposta di legge che sostiene il riconoscimento dei beni comuni e la loro gestione condivisa da parte della cittadinanza attiva è in discussione in Consiglio regionale. 

 

 

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