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Prestiti: in calo i finanziamenti a famiglie e imprese Economia

Se la stretta del credito a famiglie e imprese in Italia pare inarrestabile con i tassi per i muti tra i più alti nell'UE, l'Amministrazione centrale, le Regioni e gli Enti locali continuano invece a ricevere il credito con grande generosità. Questo è quanto attestano i dati presentati pochi giorni fa dalla Banca d'Italia, riferiti all'ultimo anno (novembre 2011- novembre 2012) che danno una variazione di crescita pari al 3,7%, con un aumento pari a 9,6 miliardi di impieghi erogati dalle banche al comparto pubblico.
La situazione è ben diversa per quello che riguarda le società non finanziarie, imprese e famiglie produttrici, dove invece c'è stata una contrazione del 4,4% pari a 44,4 miliardi di euro in meno, livelli che non si vedevano da una decina di anni. Complice la situazione economica debole e la ristrutturazione delle banche, i finanziamenti nel settore privato continuano a scendere. Ma proprio in questa settimana è attesa una riunione al Ministero dello Sviluppo, con i rappresentanti del circuito bancario, per sbloccare la situazione del credito alle famiglie. Come twitta Corrado Passera, "il problemaccio è la raccolta bancaria a medio termine – aggiungendo – in questi giorni lavoriamo a soluzioni per mutui alle famiglie".

E nella nostra regione cosa succede? In merito al ricorso al credito da parte degli Enti locali, analizzato da CGIA, sembra che la Regione Toscana sia stata tra le più virtuose. Non risultano accensioni di nuovi prestiti, se non uno da 100 milioni di euro con la Cassa Depositi e Prestiti, e, comunque, nessuno con istituti bancari privati. Anzi nel 2012 si è provveduto all'estinzione di vecchi mutui e prestiti, per eliminare i costi dei futuri interessi. L'ammontare del debito finanziario complessivo della Regione oltrepassa di poco il miliardo di euro ed è attivo un piano di rientro che dovrebbe, nei prossimi anni, abbassare ancora di molto l'esposizione finanziaria dell'Ente.
Un accesso al credito limitato, dunque ma non sempre volontariamente, e che rende problematica la situazione, almeno a livello locale, come ci ha detto l'Assessore al Bilancio e Partecipate di Palazzo Vecchio Alessandro Petretto. I comuni infatti, con il patto di stabilità sono costretti a ridurre e hanno ridotto in modo consistente il ricorso al credito per finanziare investimenti.
Per alcuni esperti, a frenare i finanziamenti ''è l'effetto combinato delle nuove regole imposte alle banche che stanno operando un forte 'deleveraging', la mancanza di funding a medio lungo termine, che blocca gli istituti nel concedere prestiti a più lunga scadenza e il permanere di una certa avversione al rischio, come sottolineato dal presidente Bce Draghi. Per “compensare” le loro difficoltà le banche si orientano quindi sui titoli di stato a rendimento elevato. Va poi considerato che la domanda di mercato è stagnante e le principali richieste sono per “ristrutturazione del debito più che per investimenti''.

Solo una ripresa, prevista a fine 2013, potrebbe far invertire la tendenza e uscire da questo circuito non virtuoso.
A commento di questa difficile situazione, il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi si chiede: “Mentre le imprese private italiane avanzano dalla nostra Pubblica amministrazione tra gli 80 e i 90 miliardi di euro, le banche cosa fanno? Privilegiano l’Amministrazione centrale e le sue articolazioni locali, tralasciando le necessità e le esigenze delle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione. E’ utile ricordare che anche nel nostro Paese i posti di lavoro li creano le aziende private. Se non le aiutiamo, difficilmente potremo evitare un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione che per l’anno in corso è previsto all’11,8% e per l’anno venturo è stimato al 12,4%". Nella sua analisi critica Bortolussi prosegue evidenziando che "in Italia tutti hanno ricevuto più soldi. Le banche hanno aumentato la raccolta ed hanno ottenuto copiosi finanziamenti dalla Bce a tassi molto vantaggiosi. Lo Stato non paga i suoi fornitori, riceve sempre più soldi dalle banche e, attraverso l’aumento della pressione fiscale, nei primi 11 mesi del 2012 ha incassato quasi 14 miliardi di euro in più rispetto al 2011. Purtroppo, gli unici ad essere costretti a tirare la cinghia sono gli imprenditori. Ma che futuro può avere il nostro Paese con questi presupposti?
Una situazione, quella dei finanziamenti alle famiglie e alle imprese che si pone ormai con forza all’ordine del giorno per riprendere un cammino di sviluppo del nostro Paese, tanto più se la diminuzione del credito vale anche per alcune Pubbliche amministrazioni

Giovanna Focardi Nicita
crediti fotografici: Simon Dawson/Bloomberg

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