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Prezzo del petrolio più basso del 2008, la benzina? Più cara del 30% Economia

Firenze – Cosa succede alla benzina venduta sul suolo patrio? La domanda è legittima, se dall’analisi targata Ufficio Studi Cgia di Mestre emerge che, sebbene il prezzo al barile del petrolio sia inferiore di quello del 2008, il prezioso liquido alla pompa costa di più rispetto, appunto, al 2008. Quanto? Presto detto: per fare il “pieno”, nel 2015 si paga il 30% in più di 7 anni fa. 

Ed ecco il mistero in cifre: come riporta in  nota lo studio della Cgia Mestre, “ il prezzo medio del petrolio nel dicembre 2008 è stato di 41 $ al barile (dati Ministero Sviluppo Economico, prezzo FOB che copre il costo del greggio, del suo carico sulla nave o su un oleodotto; nei mesi precedenti a dicembre 2008 il prezzo era sceso dai 127 $ al barile di giugno ai 55 di novembre). Da agosto 2015 il prezzo è invece stabilmente al di sotto dei 50 $ al barile e dal 4 dicembre 2015 è inferiore ai 40 $ al barile. Ed ecco ciò che riguarda i prezzi alla pompa: 7 anni fa un litro di benzina costava mediamente 1,115 euro al litro, mentre  in questi ultimi giorni del 2015 il prezzo alla pompa tocca 1,451 euro al litro (+ 0,337 euro).

E cosa succede alla benzina nel nostro Paese, lo spiega la Cgia, anche se è facile arrivarci:  “Ancora una volta – dice infatti  il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeoa spingere all’insù il prezzo del carburante è stata, in particolar modo, la componente fiscale. Se verso la fine del 2008 il peso dell’Iva e delle accise  su un litro di benzina sfiorava i 75 centesimi, attualmente è pari a 0,99 euro al litro. In termini percentuali l’aumento della tassazione è stato del 32 per cento”.

 Un incremento, continua Zabeo, che non ha interessato solo l’Iva, che, ricordiamo, è passata dal 20 al 22 per cento, e le accise, ma anche il prezzo industriale. “Se verso la fine del 2008 quest’ultima voce era pari a 0,365 euro al litro, in questi giorni il prezzo è salito a 0,461 euro (+ 26,4 per cento)”.

Ma sono i confronti con gli altri Paesi europei a far emergere in  modo evidente la particolarità del caso italiano.Se su un litro di benzina acquistato in Italia il nostro prezzo industriale è pari a 0,461 euro, solo il 3 per cento in più rispetto alla media dei paesi dell’Area euro, l’Iva e le accise, invece, ci costano 0,99 euro al litro, ben 14,2 punti percentuali sopra la media”.

 Nell’area euro, informa Zabeo, ad avere un’incidenza percentuale della tassazione sul prezzo alla pompa superiore a quella italiana sono i soli Paesi Bassi, con il 70,3 per cento. In Italia questa incidenza è pari al 68,2 per cento. “Rispetto ai paesi che confinano con noi – aggiunge Zabeo – paghiamo la benzina il 14,4 per cento più dei francesi, il 18,9 per cento più degli sloveni e addirittura il 30,7 per cento più degli austriaci”.

In conclusione, ciò che Cgia Mestre, forte di queste cifre, chiede al governo è in buona sostanza un intervento che elimini tutta una serie di balzelli che non hanno più ragione di esistere.

Senza contare che, come spiega il segretario della Cgia Mestre Renato Mason, “un taglio della componente fiscale oltre agli automobilisti avvantaggerebbe anche i piccoli trasportatori, gli autonoleggiatori, i taxisti, i padroncini e gli agenti di commercio per i quali,  per l’ esercizio della propria attività, il carburante costituisce una delle principali voci di costo”.

 

 

 

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