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Priebke: perché è giusto il rifiuto di dargli sepoltura Opinion leader

Priebke era accusato di crimini di guerra, avendo, quale appartenente alle forze armate tedesche con il rango di capitano delle SS, in concorso con Herbert Kappler ed altri militari tedeschi (già giudicati), compiuto azioni criminali ed agito con crudeltà e causato la morte di 335 persone, civili. La premeditata esecuzione inferta dai militari nazisti alle vittime avvenne con fucilazione, in Roma, località “Cave Ardeatine”, in data 24 marzo 1944, durante la Seconda Guerra mondiale. Alle Fosse Ardeatine per mano di Priebke avvenne un terribile massacro, fu lui stesso ad ammetterlo giustificandosi, in una nota intervista, che le vittime erano tutti terroristi. In realtà le vittime erano in gran parte aderenti al partito d'azione, socialista e comunista. Unitamente a molti uomini di religione ebraica. A sua difesa il capitano delle SS si è sempre definito mero esecutore degli ordini della Gestapo e di Hitler, che aveva voluto impartire una rappresaglia, disumana e incivile, all'attentato partigiano di via Rasella contro il battaglione Bozen delle SS.

 

Nel nome del popolo italiano il tribunale militare in data 1 agosto 1996 dichiarò il non luogo a procedere “essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione” e ordinò l'immediata scarcerazione dell'imputato. Lo sconcerto e le proteste seguite alla sentenza di liberazione, per quello che oggi può essere definito il boia delle Ardeatine, modificarono il corso della storia e portarono ad altri processi. Per vedere giudicato in ultima istanza Priebke ci volle la sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 1998. Allora in nome del popolo italiano, della democrazia, della giustizia, della ragione, della storia e della civiltà, la sentenza definitiva fu l'ergastolo per il carnefice dell'eccidio alle Ardeatine. Priebke ha scontato la pena, sino alla sua morte avvenuta pochi giorni or sono, agli arresti domiciliari a Roma. In questi anni di semilibertà non ha mai mostrato il minimo segno di pentimento per quanto fatto. La vicenda Priebke tuttavia non poteva concludersi con la sua morte, con una degna sepoltura ma presagiva un nuovo capitolo: paradossale.

Abbiamo negli occhi quanto successo nella giornata di martedì: il rifiuto cosciente di un sindaco di accogliere i funerali; l'ordine incomprensibile del prefetto di eseguire la funzione religiosa proprio in un comune colpito dalla ferocia nazi-fascista; le proteste della cittadinanza democratica, tutta; abbiamo increduli osservato le manifestazioni e i cori dei neo-nazisti, la folla assalire il carro funebre per impedirne il passaggio, le cariche della polizia. E poi la salma che finisce all'aeroporto militare di Pratica di Mare, parcheggiata non sappiamo per quanto e non conoscendo la destinazione finale.

Intanto il dibattito che è seguito alla morte di Priebke ha creato vari fronti nell'opinione pubblica italiana. Taluni apertamente in dissenso tra loro. Ci sono coloro che pur riconoscendo le gravi colpe di Priebke vorrebbero concedergli una tomba. Coloro che invece sognano un mausoleo per il loro eroe. C'è la Germania che, strangolata dal passato, rifiuta la salma e dice che deve essere l'Italia a trovare una soluzione, la trattativa continua. C'è il Sindaco di Roma e ci sono tanti, ma proprio tanti italiani, che ritengono inappropriato e ingiusto dare sepoltura a persone che hanno macchiato di sangue la nostra terra e la nostra storia nel nome dell'ideologia nazista. C'è la curia romana che si è rifiutata di esplicare le funzione liturgiche nei confronti di Priebke. C'è chi invoca la sepoltura nel cimitero militare di Cassino, scordandosi che il suddetto non è morto in campo di battaglia. Ci sono i lefebvriani che negano la Shoah, che ritengono più grave il fatto che Luxuria abbia ricevuto la comunione e spalancano le porte della confraternita al feretro di Priebke. Al devoto criminale fuggito dall'Italia, dalla cattura e dalla giustizia grazie all'assistenza di una rete di preti altoatesini e croati filo nazisti, specializzati nelle operazioni di ratlines, nel trovare l'ultimo rifugio, una tana, ai criminali di guerra in Sud America. Fughe rocambolesche, spesso scoperte. Per Priebke a svelare il nascondiglio argentino e ricondurlo al suo destino fu una troupe televisiva.

Detto questo resta il problema di cosa fare del cadavere di Priebke, è una questione aperta a cui deve essere trovata una soluzione. Tenendo presente che come scrive il Pontefice non è giustificabile il male che incontriamo. Ricordando la storica battuta di Totò quando agli ordini dei militari tedeschi scritti su carta bianca risponde che quella carta è adatta a pulirsi il culo, perchè è bene ricordare che è sempre possibile dire di no. Ma soprattutto dobbiamo mostrare doveroso rispetto ad un fondamento: è primario preservare la memoria, meditare su quanto è stato. Le Ardeatine, l'eccidio di Sant'Anna, le fucilazioni sommarie, le rappresaglie e la violenza nei confronti della comunità ebraica del ghetto di Roma, i campi di sterminio sono episodi chiave nella nostra storia. Sono fatti storici che si incrociano nel nome di un'ideologia infernale.

70 anni fa avveniva la rappresaglia nel quartiere ebraico di Roma, era l'ottobre del 1943. La rappresaglia dei nazi-fascisti è un episodio fatto di tante ombre, tradimenti, servilismo bieco ma anche di atti eroici. A memoria futura abbiamo la storia di Michele Bolgia, ferroviere che spiombava i vagoni dei rastrellati ebrei diretti ai campi di concentramento facendoli fuggire, arrestato e fucilato proprio alle Ardeatine. Il ferroviere Michele, il 18 ottobre del 1943 mentre migliaia di ebrei italiani, romani entrarono nei carri merci dei treni che dal primo binario della stazione ferroviaria di Roma-Tiburtina partivano in direzione sterminio, scelse di non restare inerme a guardare. 16 furono i sopravvissuti dei campi di sterminio che fecero ritorno, marchiati a vita da un numero. Ecco perchè dare degna sepoltura in Italia Priebke è ingiusto.

 

Cosa sarebbe successo se quella guerra fosse stata vinta dal Terzo Reich, e a capo del mondo oggi si trovasse Hitler? Pensiamoci. E chiediamoci cosa potrebbe succedere se le tesi revisioniste e negazioniste prendessero il sopravvento sulla verità? Aberrante. In queste ore il Senato della Repubblica ha intrapreso l'iter per il riconoscimento legislativo del crimine di negazionismo. inserendolo nell'articolo 414 del codice penale. E così domani nel nome del popolo italiano chi nega l'esistenza di crimini di genocidio o contro l'umanità sarà severamente punito.

 

Enrico Catassi

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