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Prima o poi un sindaco cinese a Prato Economia

Già nel settembre 2010 il New York Times in un reportage su Prato, ripreso poi da Il sole 24ore, aveva indicato i cinesi come responsabili della trasformazione di Prato in una capitale manifatturiera di fascia bassa. 
Prato accoglie la più grande concentrazione di cinesi in Europa, alcuni legali altri clandestini, ed il 40% del totale presente sul territorio nazionale. In ogni caso persone che fabbricano giorno e notte abbigliamento, scarpe, accessori, tutti di fascia bassa, spesso usando materiali importati dalla stessa Cina e quindi a basso costo.
Concorrenza nei confronti delle aziende italiane del territorio, dunque, ma non solo perché queste risultano battute anche nel campo dell’evasione fiscale che garantisce alle aziende cinesi di sopravvivere in un distretto in profonda crisi.
Il centro del "pronto moda" si trova nell'area industriale del Macrolotto in cui rivenditori al dettaglio provenienti da tutta Europa acquistano merce e riempiono i furgoni di abbigliamento, che risulta comunque made in Italy, rivendendolo nel loro paese e traendone un forte guadagno. Spesso acquistano piccole quantità di merce che trasferiscono agilmente fuori dell'Unione europea non pagando così i dazi d'importazione. Inoltre, al pari di quelle italiane, molte aziende cinesi hanno ormai avviato un processo di delocalizzazione verso altri paesi, specie la Polonia.
Intervenuto ieri a L’aria che tira, il programma di approfondimento de La7 condotto da Myrta Merlino, Aldo Milone, assessore alla Sicurezza urbana del comune di Prato ha dichiarato che nella città su duecento esercizi commerciali gestiti da cinesi, il 95% delle dichiarazioni risulta in perdita oppure inferiore ai 5000 euro di ricavi annui. Solamente il 5%, ha detto Milone, dichiara tra i 10.000 e i 20.000 euro all’anno.
“E’ una cosa pazzesca, se i cinesi pagassero le tasse sarebbero buoni imprenditori”, ha aggiunto ancora, “all’inizio la comunità cinese ha trovato la connivenza di una parte dell’imprenditoria locale. Questo ha permesso che i cinesi comprassero, spesso in nero e in contante, le aziende italiane. Da contoterzisti sono diventati imprenditori. Anni fa avevo avvisato i miei concittadini, vi scalzeranno. Si parla addirittura di un sindaco cinese, prima o poi”.

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