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Primarie Pd, Ghelli: “Prima cosa, mettere in sicurezza il bilancio di Palazzo Vecchio” Politica

Quale sarebbe la prima cosa, il primo punto, l'azione che farebbe per prima se si dovesse sedere nell'ufficio di sindaco domattina?
"Il primo passo è senz'altro mettere al sicuro il bilancio comunale. Il che significa metterlo al sicuro da investimenti onerosi e inutili. Per fare due esempi concreti: inceneritore di Case Passerini e area aeroportuale. Non si può immaginare infatti di sostenere mutui onerosi per almeno 40 anni a causa della scelta di costruire un termovalorizzatore che rischia, passati i tempi di realizzazione dell'opera e giunti alla sua utilizzazione, di essere non solo già obsoleto rispetto alle nuove tecnologie che si sono sviluppate nel settore, ma anche di costringere la comunità a produrre rifiuti per alimentarlo. Voglio dire, che una volta che il termovalorizzatore sarà costruito, costringerà la comunità, per ammortizzare le spese, a produrre ancora una tipologia di rifiuti tali da poter essere utilizzati come suo “nutrimento”. Senza potere accedere alle nuove tecnologie di gestione dei rifiuti. Un'idea perlomeno antieconomica, per non dire altro, che deve essere fermata e deve rientrare. Come? Vorrei ricordare il caso di Reggio Emilia, in cui l'assessore provinciale Mirko Tutino, grazie al fondamentale contributo della Scuola agraria di Monza diretta da Enzo Favoino, uno dei massimi esperti nazionali del trattamento del ciclo dei rifiuti e sostenitore del principio rifiuti zero, non ha avuto necessità di alcun inceneritore per la chiusura del proprio ciclo. Inoltre, dall'impianto di trattamento meccanico-biologico (Tmb) di cui si serve, non uscirà combustibile da rifiuti da destinare ad altri territori. Ricordo anche che Reggio Emilia, nel 2011, aveva due discariche attive e un inceneritore. Quest'ultimo è stato chiuso nel 2012, e quanto alle discariche, grazie a un piano provinciale che ha come obiettivo il raggiungimento del 70% di raccolta differenziata, si giungerà a chiudere una discarica mentre un'altra diventerà un bacino che accoglie solo materiale inerte”.

Dunque, la sua ricetta è: rivolgiamoci a Favoino?
"No, la mia proposta è: evitiamo di spendere soldi pubblici sovraccaricandoci di un mutuo oneroso e inutile tanto più che viene finalizzato alla costruzione di ciò che rischia di rimanere una costosa opera industriale costretta per sopravvivere a produrre rifiuti che possano essere bruciati da lei. Un non senso, visto che potremmo chiedere aiuto ad esempio a un esperto nazionale come Favoino per trovare una soluzione alternativa, che consenta di salvaguardare territorio, salute pubblica e casse del comune. Che vuol dire tasche dei cittadini. Il caso di Reggio Emilia docet. Inoltre, se vogliamo davvero investire sul ciclo dei rifiuti anche in termini di stop all'inquinamento da un lato e con un occhio alla sostenibilità dall'altro, dovremmo ricordare, e provvedere di conseguenza, il fatto che mentre nelle altre città toscane la percentuale della raccolta differenziata è già a un buon livello, a Firenze rimane impantanata su bassi valori.
Dunque fermiamo subito il progetto. Diamo due mesi per uno studio che presenti una proposta alternativa. Se proprio fosse confermata, cosa di cui dubito, la necessità di un impianto di bruciatura, se ne individui la più corretta dimensione.  Dimensione che nel caso dovrà essere calcolata in base ai volumi di rifiuti che avremo tra anni, quando l’eventuale impianto fosse pronto e a regime. In proposito per allora avremo poco meno del 80% di raccolta differenziata, ossia molti meno rifiuti da bruciare di oggi dove la raccolta differenziata come detto stagna ancora sotto il 50%". 

In realtà sembra che quello che lei propone strizzi l'occhio a un nuovo modello di sviluppo che comprende sì il ciclo dei rifiuti, ma non solo …
"E' così. Ad esempio, l'area di San Donnino e del vecchio inceneritore potrebbe essere trasformata in un Parco particolare, il Parco Tecnologico della Piana, un vero e proprio polo dell'innovazione in cui potrebbero essere presenti nuove aziende dedicate a brevetti e servizi, disposte in sinergie virtuose. Una “materia” viva, un corpus di cui la Toscana è matrice; basti pensare, mi viene in mente Pistoia, al settore vivaistico che è fra i più grandi del Sud Europa, ai sugherifici, al distretto laterico, allo sviluppo della bioedilizia. Certamente, per  fare questo occorre che si attui anche un'altra condizione, vale a dire il passaggio di Firenze città semplice a città metropolitana. Un'area metropolitana ricreare modelli di sviluppo sinergici e virtuosi. Naturalmente senza andare a impegnare per oltre 40 anni le risorse del Comune. Nello stesso progetto rientra anche quello dell'area aeroportuale, che comunque attiene sempre alla Piana, in cui non vale l'obiezione che “tanto ci sono i privati”. E' vero in parte, ma per altre parti è il Comune a dover intervenire. Anche qui, è necessario, secondo quanto propongo, agganciarci a questo nuovo modello di sviluppo dei distretti e delle eccellenze. Firenze e area metropolitana possono davvero segnare un polo qualitativo da cui poter ripartire con un ruolo di guida e rilancio dell'economia della Toscana centrale".

Un progetto grandioso, che tuttavia ha bisogno di funzionare attraverso un grande sistema di trasporto, ad esempio.
"Sicuro. E a ciò rispondo: utilizzazione degli assi ferrotranviari, trasporto fluviale, filobus. Per quanto riguarda il primo punto, l'idea che non è neppure nuova, è quella di sfruttare per i percorsi della tranvia gli assi ferroviari di superficie. Un esempio? Ipotizziamo una linea di tramvia che giunga in piazza della Libertà, viale don Minzoni, entri nell'asse ferroviario di piazza delle Cure, torni verso San Salvi e oltre. Per inciso, quella sarebbe anche l'occasione di rilanciare l'area di San Salvi, attraverso una stazione, ad esempio. Il sistema che ho in mente, sfrutterebbe inoltre alcuni tratti dell'Arno, che potrebbero essere resi navigabili. L'obiezione più forte è quella delle pescaie. Obiezione di poco conto. In Nord Europa infatti esistono veri e propri mezzi anfibi con ruote che, giunti a un ostacolo come le pescaie, sono in grado di “scenderle” agevolmente passando lungo discese laterali  percorribili che dunque permettono di superare l'ostacolo, insomma una sorta di grandi piste simili a strade costruite ai lati della pescaia.  Un vantaggio di questo sistema sarebbe anche quello di prevedere un arrivo per i pullmann turistici, l'imbarco a bordo di questi mezzi, il raggiungimento del centro da parte di turisti ovviamente paganti. Il sistema potrebbe essere ripreso da quello dei famosi parcheggi scambiatori. Inoltre, il prezzo del biglietto sarebbe anche un modo di recuperare quel minimo di “tassa di soggiorno” che verrebbe persa quando si consideri i famosi turisti “mordi e fuggi” che restano poche ore a Firenze fra una meta e l'altra. L'ultimo passo, là dove servono scambi fra fermate della tramvia o verso la periferia e zone che rischiano di rimanere lontane e distaccate dall'asse tranviario, l'introduzione o meglio la reintroduzione del filobus. Un progetto che era stato studiato e “saggiato” dalla giunta precedente e che, nonostante gli indubbi vantaggi economici e ambientali, è caduto nel nulla".

Per quanto riguarda il trasporto fluviale, vorrebbe dire Arno reso nuovamente navigabile seppure a tratti e investimenti sui mezzi anfibi. Non s'era detto di mettere in sicurezza il bilancio comunale?
"Non si tratta di spese ingenti, soprattutto per quanto riguarda i mezzi anfibi e le “piste” di discesa. Anche riguardo la navigabilità dell'Arno, la città deve recuperare un rapporto positivo col suo fiume, questa non è una proposta improponibile o dispendiosa al di là del possibile: basti pensare ai vantaggi di vario tipo e al fatto che per secoli L'Arno è stato usato come via di comunicazione. E' possibile ed è fattibile. Ed è economicamente vantaggiosa".

Altri due punti importanti dell'economia cittadina sono strettamente legati fra loro e a tutto il resto: da un lato, la questione socio-economica dei giovani e della città che si spopola, e dall'altro quella del tessuto produttivo. Per dirla in sintesi, lavoro.
"Le questioni sono strettamente agganciate: dai dati che emergono da tutti gli studi scientifici, le aree dove è importante intervenire sono quelle dei servizi, specialmente alla popolazione anziana. Siamo in una città in cui la fascia della popolazione over 60 è alta e crescono le richieste di servizi specifici, in questo seguendo un trend comune non solo all'Italia ma all'Europa. Faccio un esempio  : si devono realizzare spazi e luoghi dove persone che hanno problemi ad esempio di memoria possono stare insieme in sicurezza. Da qui alla pianificazione e lancio della cosiddetta imprenditoria sociale il passo sarebbe breve. Non solo: è imprenditoria sociale ad esempio un'attività che potrebbe essere collegata al bike sharing, il montare dei gps sulle biciclette, cosa che consente di lasciare il mezzo da qualsiasi parte senza doversi preoccupare di riportarla indietro. Tutto ciò porta dritti dritti alla questione dei giovani e del lavoro. Prima di tutto, è necessario scardinare la tradizione dei ragazzi che stanno in famiglia fino a tarda età. Naturalmente, questo è dovuto alle ben note questioni economiche che affliggono il paese anche nella classe media. Ma la città possiede in se' elementi per contrastare questa oggettiva e nociva necessità. Come?
Attraverso scelte di politica economica e sociale come il cohousing, molto praticato nel nord Europa e da noi quasi assente. Eppure pensate a una struttura come Sant'Orsola: nel centro storico cittadino, enorme, come molti altri noti “contenitori” cittadini. Perché allora non destinarne una parte al cohousing? E magari altre quote ai servizi, agli artigiani che sono il motore di tanto sviluppo di qualità, spazi per incontri e cultura. E se il modello di sviluppo scelto fosse questo, allora si può anche pensare alla mesa in essere di asili nido e scuole materne. La gente ha sempre meno tempo, è necessario trovare spazi per i bambini, che possano stare vicini ai genitori, non dall'altra parte della città".

Per concludere?
"Per concludere, una riflessione: la città è stata, e lo sarà ancora se non si pone rimedio, spolpata dai poteri forti, da  mutui su mutui che mettono serie ipoteche sulla sua futura tenuta. Quello che vorrei dire ai cittadini è: è possibile pagare meno tasse e frenare il drenaggio di risorse. In altri luoghi, in Europa, ci sono riusciti. Come? Cambiando il sistema. La parola chiave? Immettere leggerezza nella vita, che vuol dire rendere la vita più facile ai cittadini a livello di servizi, costi, programmi, burocrazia. E questo è anche il segreto della ripartenza del lavoro e dell'economia".

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