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Primarie Pd, Nardella si dimette dalla camera e lancia il patto della nuova classe dirigente Politica

Niente “vi stupiremo con le meraviglie della multimedialità”, dunque, ieri sera al Puccini dove si è presentato il candidato di punta nonché favorito d’obbligo anche per la vittoria finale a Palazzo Vecchio, Dario Nardella. Al contrario, sembrava di essere  a un seminario di studi economici, con diapositive che rappresentavano numeri e diagrammi sulle cose fatte e quelle che si promette agli elettori di fare. Anche la musica non  era quella renziana rigorosamente di generazione, ma una compilation buona per tutti gli orecchi.

Signori, è cominciata l’era d.M., il dopo Matteo, ed è un’era del consolidamento e della verifica di una nuova classe dirigente creata e promossa dal neo presidente del Consiglio. Ed è anche un’era di pacificazione con la vecchia, visto che sul palco c’era anche Eugenio Giani, da trent’anni inquilino della Signoria e memoria storica dell’amministrazione. Giani ha dato subito una risposta ai volti che lo guardavano interrogativi dalla platea pucciniana: “Perché sono qui? Dovevo essere un suo concorrente alle primarie, così hanno scritto, e invece eccomi a dare un convinto sostegno a Dario. Che farò? Per ora mi dividerò fra Roma ( consulente di Renzi, ndr) e il Consiglio regionale”. Sarà il tempo a dare la risposta esatta a quelle domande inespresse, ma intanto la parola d’ordine è “insieme per Firenze”, “fare squadra”, proseguire su un percorso già segnato ma sul quale c’è ancora tanto da fare.

Partito dagli auguri a tutti i papà presenti in sala sull’esempio di quanto aveva fatto poche ore prima Papa Francesco, Nardella ha convinto tutti i presenti in sala, fan e curiosi, soprattutto per una mossa a effetto: “Ho inviato una lettera alla presidente Boldrini annunciando le mie dimissioni da deputato e anche se perderò le elezioni non tornerò in Parlamento. Non voglio alcun paracadute. Come Giorgio La Pira, anche io che vengo da lontano e che devo tutto a questa città ho preferito “la perla” Firenze al seggio parlamentare”. Un modo efficace per convincere della capacità della  nuova classe dirigente (“la vecchia l’abbiamo asfaltata”)  di assumersi le responsabilità rischiando in prima persona secondo il modello vincente del Sindaco uscente: “La città aiuterà questo governo a cambiare il Paese”.

Sulle cose da fare, molta carne al fuoco, qualcuna già quasi cotta. Come la seconda linea della tramvia che collegherà il nord-ovest con il sud-est della città e che vede ormai ultimate le ultime procedure  burocratiche: ci vorranno 220 milioni e il sindaco busserà alla porta dell’amico governo. Per quanto riguarda la viabilità e la qualità della vita, Nardella lancia la parola d’ordine “una città moderna innovativa e verde”,  precisando numeri e interventi: 150 nuove colonne elettriche, trasporto in centro solo su mezzi elettrici, 700 taxi ibridi o elettrici, per ripulire l’aria dalle polveri sottili.

Per quanto riguarda l'aeroporto Vespucci, il candidato ha rivelato al pubblico presente di avere telefonato al sindaco di Pisa marco Filippeschi per avviare un’azione comune per integrare Pisa e Firenze per creare il terzo hub d’Italia con 12 milioni di passeggeri: “Così dimostriamo di essere una vera classe politica”. Un punto essenziale del programma di Nardella, più importante ancora dei progetti sulla cultura e del nuovo stadio della Fiorentina nell’area Mercafir sul quale i Della Valle sono ripartiti all’attacco e che si finirà per fare. Per questo ha insistito su quella che si può definire la prima vera rivoluzione istituzionale: la nascita della città metropolitana che verrà tenuta a battesimo dal nuovo sindaco del Giglio.

Si partirà da una vera importante novità in un territorio di istituzioni gelose e individualiste: un unico cartellone per gli eventi estivi, una  vera e propria estate metropolitana.

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