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Primarie Pd, ormai siamo a fine corsa Politica

Ci siamo quasi. Fra due giorni conosceremo il nome del nuovo segretario del PD e, verosimilmente, potremo farci un’idea più chiara della piega che prenderanno le sorti del governo e del paese tutto. Si, perché per quanto si dica che il voto di domenica 8 dicembre partorirà “soltanto” il nome di un segretario di partito (precauzionale avvertimento dei candidati stessi, a cui non credono neanche loro), il risultato delle primarie configurerà inesorabilmente una nuova geografia politica, di quelle che non sono affatto il frutto di una scossettina di assestamento ma, al contrario, il risultato di un movimento tettonico. Questo almeno è quanto si può ipotizzare stando ai programmi, alle promesse e ai fioretti dei tre papabili che, a guardare bene, poco hanno in comune se non il fatto di ripararsi dal freddo avventizio con la medesima coperta rosso-verde del PD. Un po’ come dire che sopra la testa di ogni individuo e ogni individualità vi è il cielo. Le trame della coperta PD svelano in effetti un bel torciglione di provenienze e un quadro a dir poco contraddittorio di appartenenze, bacini di consenso, simpatie e militanze.
 
I CANDIDATI – Nel 1988, mentre i tredicenni Matteo Renzi e Giuseppe Civati sono messi alla prova dagli esami di terza media, Gianni Cuperlo debutta come Segretario Nazionale della FIGC (niente a che vedere con gli azzurri dell’allora ct Azeglio Vicini, si parla qui della Federazione Giovanile Comunista Italiana), poi ribattezzata Sinistra Giovanile dopo lo scisma del Partito Comunista, occasione in cui scelse un posto a fianco di Achille Occhetto. Nei primi anni Novanta entra nella direzione del Partito Democratico della Sinistra (poi DS) e conosce Massimo D’Alema, con cui collabora come presidente della Commissione bicamerale per le riforme della seconda parte della Costituzione. A tempo perso scrivono a quattro mani due libri, curiosamente pubblicati da Mondadori tra il 1996 e il 1998. Dal 2001 al 2006 Cuperlo è responsabile della comunicazione dei DS e infine è eletto alla Camera nelle liste dell’Ulivo. Va da sé che entri nel PD dalla fondazione, nel 2007. Lo manda D’Alema, con tutta la schiera della vecchia nomenklatura DS. Lo appoggiano alcuni ministri (Orlando e Zanonato), l’ex e l’attuale segretario PD, il governatore del Lazio Zingaretti e i cosiddetti “Giovani Turchi”. Slogan elettorale: “Bello e democratico”.
Negli anni Novanta Renzi studia al liceo classico Dante di Firenze. Promessa al collo e lupetti al seguito, fa lo scout e con la stracattolica Agesci dirige la rivista Camminiamo insieme. Nel frattempo si laurea in giurisprudenza nel 1999 (anno in cui diventa segretario provinciale su Firenze del Partito Popolare), e poiché Oscar Wilde avrebbe detto che è sempre bene avere qualcosa per cui provare imbarazzo, nel 1994 trova il tempo per vincere 48 milioni alla Ruota della Fortuna del Mike nazionale. Più tardi, in politica, si sarà spesso sentito dire “gira la ruota”. Nel 2003 cambia rotta (senza troppo rollare il timone) e diventa segretario provinciale della Margherita e, dal 2003 al 2009, il più giovane presidente della Provincia di Firenze. Preso gusto, si candida a sindaco della città gigliata e tale viene eletto nel giugno del 2009, dopo un ballottaggio con l’ex portiere della Fiorentina e della Nazionale Giovanni Galli, candidato Pdl, di cui, si immagina, attaccasse la figurina nell’album Panini in una qualche stagione di campionato 1980-1986. In città è, a tutt’oggi, visto come ideale continuatore di una sfrenata filosofia liberistica di stampo  berlusconiano, oltre che continuatore potenziale della silviesca linea quanto a pensieri, parole, opere e omissioni. Responsabile dell’esportazione del termine “rottamazione” dal vocabolario carrozzieristico a quello politico, scalpita da tempo per prendere in mano le sorti del paese. Candidato segretario PD alle primarie del 2012, ha dovuto accettare che la ruota girasse per Bersani. Lo manda Matteo Renzi. Lo appoggiano Veltroni, Franceschini, il ministro Kyenge e una nutrita schiera di amministratori locali, tra cui il sindaco di Torino Piero Fassino, la governatrice del Friuli Debora Serracchiani (in triade con lui, insieme a Civati, ai tempi della prima Leopolda), Orlando, Emiliano, Bianco e molti altri. Scopriamo poi che non dispiace neanche  a Belen Rodriguez “per i suoi occhi chiari” (?) e a Pippo Baudo “per la faccia fresca”. Slogan elettorale: “L’Italia cambia verso”. Forse.
Liceo classico anche per Giuseppe Civati (incomprensibilmente detto Pippo) e laurea in filosofia. Prodiano della prima ora con i Giovani Progressisti, si è occupato di filosofia rinascimentale mentre militava, giovane ricercatore, nei DS della provincia di Milano. Decaduto Veltroni, un sondaggio condotto tra i lettori de L’Espresso l’ha designato candidato favorito alla guida del partito. Ripresosi dalla sorpresa, si è buttato sulla campagna elettorale del poi scornato Ignazio Marino. Eletto consigliere regionale in Lombardia nel 2010, nello stesso anno ha accompagnato a braccetto Renzi al primo leopoldesco Big Bang. Poi c’ha ripensato. Deputato dal febbraio scorso, si è trovato nel girone dantesco del governo delle larghe intese, decidendo infine di non partecipare al voto di fiducia al governo Letta. Lo manda Laura Puppato, già candidata alle primarie 2012. Lo appoggiano l’ex ministro Fabrizio Barca e un fiume di ventenni, per lo più coartati nelle ultime settimane. Slogan elettorale: “Le cose cambiano, cambiandole”. Monsieur de Lapalisse approva.
 
I PROGRAMMI – Aggiornati di giorno in giorno, i programmi dei tre candidati alle primarie sembrano convergere su un unico punto: tagli alle spese della politica. Non che questo si traduca in una comunione d’intenti, però. Dei 2,5 miliardi annualmente spesi per i costi dei vertici, Renzi promette il recupero di un miliardo tramite lo smantellamento di Senato e Province, la decurtazione degli stipendi ai parlamentari e l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Più blando, ma tutto sommato dello stesso avviso anche Cuperlo, che promette di rivedere anche i rapporti tra Stato e Regioni ma che mette anche le mani avanti di fronte al paventato presidenzialismo di Renzi e alla sua proposta di “sindaco d’Italia”: la natura parlamentare dell’Italia non si tocca (ma Renzi controbatte che non la vuole toccare). Per Civati ci vuole una vera liberalizzazione del mercato e un sistema di concorrenza “che sia davvero leale”, ma anche il crowfounding e altre forme di raccolta fondi dal basso. A un parlamento monocefalo contropropone poi, semplicemente, una riduzione del numero dei parlamentari e anche per lui porta sbarrata al presidenzialismo. Legge elettorale? I tre erano d’accordo, sostanzialmente, con un ritorno al Mattarellum e un recupero del bipolarismo puro, prima della pronucnia della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, sotto Natale com'è tradizione nelle campagne quando s'ammazza il maiale. Emergono i distinguo, secco Renzi: “chi vince governa”, e allude a un correttivo della legge pregressa che contempli una correzione maggioritaria. Bene il ritorno al  Mattarellum anche per Cuperlo, ma meglio se con un doppio turno di collegio e via.
Tagli alla spesa e riforma della legge elettorale (ormai ineludibile), dunque, come priorità da presentare alla verifica di governo del 9 dicembre, ma anche lavoro, privatizzazioni, riforme varie, quote rosa, diritti civili, individuazione delle opposizioni, interlocutori, ridefinizione della struttura del PD e Europa. Renzi punta tutto sulla formazione professionale e sulla semplificazione. Obiettivo scuola e cultura anche per Cuperlo, che dichiara tra l’altro come la sinistra debba usare “tolleranza zero contro la povertà” attraverso “azioni mirate” e mettere al centro della sua attenzione “il dramma del paese”. Più in verticale va invece la proposta di Civati: sul problema lavoro occorre un intervento binario che preveda un contratto unico di inserimento con un sistema universale di ammortizzatori e l’istituzione del reddito minimo garantito (400 euro). Per tutti, poi, trasparenza, riduzione della pressione fiscale e rilancio del paese in Europa, ma da protagonista. Quanto a diritti civili, il tema è il solito e sempre irrisolto: unioni gay si o no? Sì senza se e senza ma per Civati, deciso anche per adozione e monogenitorialità, piena realizzazione della 194 e modifica della legge 40 sulla fecondazione assistita, “perché l’Italia è prima di tutto uno stato laico”. Renzi e Cuperlo, dal canto loro, sono “pro” a tutto, ma col piede piombato. Favorevoli tutt’al più a unioni civili sul modello inglese e tedesco e alla tutela dei figli delle famiglie arcobaleno, ma insomma da qui a parlare di matrimonio e adozione il passo è ampio, e non lo compiono.
 
IL PD CHE SARÀ – Ciò che più interessa ai fedeli alla linea: cosa diventerà il PD e come, il nuovo segretario, si porrà nei confronti del governo Letta. È “rinnovamento” il termine più inflazionato nel vocabolario dei candidati. È generico, suona bene e in fondo è ciò che si aspetta il popolo della sinistra italiana. Nella ridefinizione del ruolo del PD, Civati è il più audace. Cita papa Bergoglio e il suo uso al contatto telefonico diretto con l’anonimo fedele. “Il PD deve fare la stessa cosa. Quando sarò segretario, il mio sarà un partito che non umilia la sua base, non la mortifica, non la trascura. Mi piacerebbe chiamare gli iscritti al PD come fa il papa con i fedeli, e coinvolgerli nel rinnovamento. La base decide e il vertice esegue”. Curioso come non sia venuto in  mente un altro esempio al candidato paladino della laicità dello Stato.
Renzi vuole un PD leggero, snello e snellito, smantellato nell’apparato che ha partorito lotte intestine e soprattutto nuovo. Sosterrà Letta, dice, “purché smetta di dire e inizi a fare”. Chiaro. Neanche Civati vuol fare cadere Letta, ma solo perché guarda già oltre: “dopo l’uscita di Forza Italia, questo è diventato un governo di minoranza che ci deve portare al voto. Bisogna fare la legge elettorale e votare immediatamente”. E Cuperlo? Che mentre Civati e Renzi preparavano l’esame di terza media, fosse già in politica fino al collo, si sente. Ben lontano dalle velleità bergogliane di Civati e dallo smantellamento rottamazionististico di Renzi, il PD di Cuperlo ha il DNA del consesso dalemiano e non è ipotizzabile che ne ammetta mutazioni significative. Sosterrà il governo Letta, dice, proteggendolo dalle incursioni dei renziani.
Insomma, già si pensa all’ostruzionismo. Non è stato dichiarato ma è fin troppo chiaro. Diffidare dalle dichiarazioni di lealtà di tutti e tre nei confronti del futuro segretario, forse, è la migliore dimostrazione di avvedutezza.
 
SCARAMANZIA E ULTIME MOSSE – Nessuno dice di sentirsi la vittoria in tasca, ma tra i tre il più sobrio è senza dubbio Cuperlo che, se fino a pochi giorni fa poteva sperare in un ballottagio con Renzi, dall’8 dicembre adesso si aspetta qualunque sorpresa perché il recupero di Civati è stato obiettivamente impressionante e forse ha impressionato Civati stesso che, dedicatosi anima e corpo al porta a porta per portare gli elettori alle urne, si sente fin troppo al sicuro e non lo manda a dire. “Vinceremo, andranno a votare 3 milioni di persone”, ha sparato deciso lo scorso martedì 29 novembre al confronto tra i tre su La7. E poi, “è un’ipotesi remota che io non vinca”. A chi però gli fa notare che Renzi si sente già vincitore risponde che “questi atteggiamenti portano sfortuna”. Infatti, occhio. Renzi è in effetti il favorito. Anche mercoledì scorso a Bologna, dove Cuperlo lo ha stracciato con un 62% di preferenze, la sua tappa elettorale è stata accolta da un tutto esaurito e mentre si avvia a concludere la campagna tra Napoli, Milano e Torino, i sondaggi lo danno segretario con oltre il 50% delle preferenze, mentre Cuperlo dovrebbe non raggiungere il 20%. Bocche cucite, in ogni caso, perché il rischio è sempre la bassa affluenza. Ciascuno cercherà di scongiurarla fino all’ultimo. Sabato 7 sarà la volta dei “1000 tavolini per 1000 piazze” per Renzi, che invita i sostenitori a riunirsi nelle piazze italiane intorno a un tavolo o un gazebo e a fermare i passanti per convogliare alle urne fino all’ultimo voto utile. Sempre sabato, Civati sarà in giro tutto il giorno tra San Marco in Lamis e San Severo. Oggi, invece, Cuperlo sarà proprio a Firenze, dove nel pomeriggio incontrerà i suoi supporters al Palazzo dei Congressi.
 
COME E DOVE SI VOTA. Si voterà domenica 8 dicembre dalle 8.00 alle 20.00 e per la prima volta potranno votare anche i sedicenni, purché si registrino entro le 12.00 di venerdì sul sito www.primariepd2013.it. Potranno votare tutti, tesserati PD e non, ma mentre ai primi sarà sufficiente un documento d’identità e la tessera elettorale, i secondi dovranno lasciare anche un contributo di almeno 2 euro. I seggi in Toscana saranno 953, 51 a Firenze. Si vota al seggio territoriale di appartenenza. Per informarsi sul proprio seggio, si può consultare il sito www.partitodemocratico.it o telefonare alla sede fiorentina di Via Forlanini (Tel. 055/503201). Non resti deluso chi pensava che il nome del futuro segretario del PD venisse fuori dal gioco delle tre carte, su una qualunque cassetta della frutta nascosta in qualche vicolo, lontano da occhi indiscreti. Anche qui, tutto è possibile.

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