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Primarie PD: quattro regole perché siano davvero aperte al futuro Opinion leader, Politica

Primarie perché? Non certo per scegliere la linea politica: le formazioni politiche hanno strumenti a ciò deputati, dai dibattiti nei circoli fino alle assise congressuali. Quanto agli obiettivi programmatici e alle alleanze di governo, questi discendono dalla politica scelta e dal negoziato con i potenziali compagni di strada e non si determinano con una  consultazione, specie se potenzialmente aperta anche a guastatori non disinteressati.

Primarie quando? Ovviamente non prima di sapere con quale sistema si andrà a votare. Nella deprecabile ipotesi che la legge non venga modificata, è fondamentale che le primarie servano principalmente per (almeno contribuire a) redigere le liste elettorali: perché è essenzialmente attraverso questo sistema che si rinnova la rappresentanza politica!

Primarie come? Se non ci sono regole chiare, le primarie possono diventare un terreno di scontro invece che uno strumento di
partecipazione. Uno strumento che deve anche servire a rafforzare l’identità del partito, il senso di appartenenza dei suoi iscritti; e anzi dare una motivazione di più per aderire al partito stesso. Perché è anche questo che distingue una vera formazione politica da una semplice macchina elettorale, da una accozzaglia di notabili o da una azienda al servizio di un leader più o meno carismatico.

Primarie, allora? Certo, ma con un ruolo specifico per gli iscritti e con la possibilità di innovare radicalmente la classe politica. Eventualmente anche con un meccanismo che permetta l’eventuale coinvolgimento degli alleati preliminarmente scelti; quindi si organizzino pure (ma con regole certe) delle “primarie aperte”. Ma che siano aperte al futuro, e non al dissolvimento del partito.

Mario Primicerio

 

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