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Primarie Pd, salgono le perplessità sulla partecipazione Politica

Tutto sommato, la mina vagante Giani è stata disinnescata con maestria: consigliere della presidenza del Consiglio per le politiche dello sport, la famosa “consulenza” che non verrà attribuita, come scrive Repubblica stamattina, a nessun ministro ne' sottosegretario e che comunque gli assicurerà l'ambito ufficio a Palazzo Chigi. L'offerta dunque è parsa  abbastanza allettante per Eugenio Giani, anche se per dare la propria disponibilità ha dovuto pensarci due giorni. Infatti, non era sembrato, secondo i bene informati, fare salti d'entusiasmo quando gli era stato prospettato un “premio di consolazione” per la mancata nomina a sottosegretario, sia pur ottimamente retribuito, ma senza quella visibilità politica così importante per chi lavora nel settore.

E tuttavia, definitivamente tramontata la possibilità residua di un “reingresso” in corsa di Giani, le fibrillazioni del Pd non sono affatto finite, anzi. Fra oggi e domani tutto può ancora succedere. Tutto cosa? Anche mandare all'aria le primarie? A prima vista,  parrebbe cosa del tutto impossibile. I due sfidanti del vicesindaco sembrano avere ormai aver tirato le ultime fila e trovato (a dire il vero, senza troppa fatica) le firme necessarie: sia le 120 fra gli iscritti al Pd fiorentino per Iacopo Ghelli, esponente dell'area Civati, che Alessandro lo Presti, che invece ha scelto di raccogliere le 25 firme necessarie in assemblea cittadina del Pd. E che ha lanciato un “brand” progettuale in qualche modo mai tentato, quello della “felicità pubblica”. Cercando di aggregare i consensi intorno a un progetto piuttosto che a una corrente. Dunque, a firme raccolte, domani dovrebbe essere solo una formalità quella di depositare le candidature presso la commissione incaricata.

Ma … c'è un ma che ancora osta al procedere spedito della gara, ed è grosso come una casa. E' il timore, più o meno celato, da parte del Pd, in particolare quello di maggioranza che queste primarie siano un flop, vale a dire, che la gente a votare non vada. O meglio ne vada poca. Il che è argomento molto spinoso per tutti. Infatti, se le primarie sono state auspicate al fine di creare un'investitura popolare per il “prescelto” Dario Nardella, una ipotetica scarsità di partecipazione potrebbe far fallire lo scopo. Un flop che sarebbe molto difficile riuscire a mascherare, se non tirando in ballo la debolezza dei competitor da un lato oppure la poca “presa” di Nardella sul popolo fiorentino dall'altro. Oppure, un po' di tutt'e due.
D'altro canto, il parlare di debolezza dei candidati “altri” è un modo per ammettere che Nardella da solo non basta a svegliare l'interesse: insomma, ci fosse stato Renzi, è il ragionamento comune, la gente sarebbe comunque andata. Interessante analogia con un altro leader dislocato nel centrodestra: insomma, a forza di cercare il “leader”, anche il Pd è ormai ridotto a far affidamento, per la partecipazione della propria base, sul fascino del “capo”? Fra le domande destinate a rimanere inevase, anche quella che riguarda Eugenio Giani: se invece i sostenitori della linea Renzi-Nardella avessero voluto davvero delle primarie di “scontro”, accese e sentite, perché cercare in tutti i modi di togliere di mezzo (dal quadro politico cittadino) proprio l'unico candidato che avrebbe potuto competere davvero, ovvero l'ormai dato per certo consigliere allo sport della Presidenza del Consiglio Eugenio Giani?

Tutto questo porta a riconsiderare le primarie del Pd sotto un'altra luce. Intanto, il fronte interno del no alle primarie sta guadagnando consensi e diventa sempre più agguerrito di ora in ora. Il che significherebbe che, anche se i due candidati portassero le firme e rendendo ufficiale la loro candidatura “costringessero” il Pd alle primarie, sarebbero poi lasciati totalmente isolati per quanto riguarda la campagna elettorale sia in ordine alla visibilità che alle spese. Ma tutto ciò darebbe infine ragione a chi si è tirato indietro sin dai primi passi da questa contesa con l'accusa che si trattasse di “primarie farsa”. Ovvero, l'ex-assessore al bilancio dimissionario di giunta Renzi, Claudio Fantoni.

Non solo. Se saltassero le primarie di partito, sarebbe ovvio passare a quelle di coalizione. E su questa eventualità si sta preparando un carico da novanta come l'ex-assessore regionale “cacciata” dal governatore Rossi in ottemperanza ai nuovi equilibri politici Cristina Scaletti.

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