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Primarie, sinistra Pd ancora senza candidato Politica

La partenza di Eugenio Giani per Roma una prima conseguenza l'ha avuta: mettere in crisi la sinistra del Pd sulla questione primarie. Infatti, negli svariati momenti di confronto e incontro del Pd “che non sta con Renzi” sembra davvero spegnersi la possibilità che esca con forza una candidatura rappresentativa della minoranza. Il caos è totale, ma sembra che le posizioni in gioco siano almeno tre: chi non crede in primarie di partito definite “truffa”, chi ci crede ma non sa chi potrebbe correre contro il favorito e stravincente Nardella, chi le vuole fare a tutti i costi e quel che sarà sarà.

Restando dentro all'area della dissidenza interna al Pd, qualche valutazione è d'obbligo per quanto riguarda il nome di Andrea Barducci, presidente della Provincia, già uscito qualche giorno fa, quando si stava profilando la partenza di Renzi per Palazzo Chigi. Ritenuto per molto tempo campione dell'antirenzismo e poi naturale competitor di Nardella, già dato per “ritirato”, qualcuno parla di “bruciatura” ancora prima che il suo nome abbia avuto il tempo di consolidarsi. Altra ipotesi, stamattina uscita sull'Unità, quella di un'eventuale candidatura di Alessandro Lo Presti, di cui lo stesso “candidato” si dichiara “sorpreso”. E tuttavia risponde a stretto giro con un post su Facebook, illustrando la sua posizione in merito: al di là delle candidature che ci saranno, l'importante è avere, e proporre, idee. “Ringrazio chi pensa che possa essere in grado di svolgere questo ruolo e lavorare per la città in cui sono nato – scrive Lo Presti – come molti sanno, da alcuni mesi, insieme un gruppo di cittadini e professionisti, abbiamo dato vita ad un progetto politico che individua le nuove priorità nelle azioni basate sul benessere e la felicità delle persone. Questo significa proporre politiche che, in particolare, hanno a cuore la qualità delle relazioni”. E continua con una sorta di bozza che potrebbe essere ben interpretata come una sorta di “programma” per sommi capi: “Abbiamo creato tre grandi aree di intervento: Con-Divisione, Ben-essere, Zero (come nuova categoria della politica) su cui sono stati animati i "laboratori per la felicità pubblica". Chi ci lavora mette a disposizione la propria creatività e coerenza con i principi ispiratori della felicità pubblica: il progetto per una "Amministrazione comunale condivisa", per una nuovi strumenti e pratiche di un'economia solidale, per una scuola come bene comune, per dare priorità agli stili di vita sani, per una città a misura di passi e di pedali, per una Firenze tendente a rifiuti zero, per il progetto "Condominio felice e solidale" ed altri ancora. Indipendentemente dalle candidature, l'idea di diffondere questa nuova visione della politica e della mia città è entusiasmante”. Un programma, allora? Forse ancora no, ma, sulla scorta di principi che finora non hanno trovato molta platea in politica, potrebbe diventare proprio ciò che finora è mancato alla dissidenza, vale a dire una piattaforma veramente “alternativa”, anche nelle modalità della politica. Una candidatura tuttavia, anche quella di Lo Presti, che secondo alcuni esponenti della stessa minoranza rischia di nascere debole e consumarsi velocemente. 

Ma i veri problemi, spiega il coordinatore provinciale e portavoce dell'area civatiana del Pd Iacopo Ghelli, sono due: da un lato un problema squisitamente tecnico che riguarda i quorum, alti per chi volesse presentare il candidato di “alternativa” a Nardella, dall'altro la natura di queste primarie. Primarie di partito innazitutto, specifica Ghelli, perché di coalizione potrebbero risultare ancora più complesse, visto che il “concorrente” naturale, Sel, a Firenze guarda altrove, e potrebbe anche concretizzarsi un 'ipotesi per ora di scuola che vedrebbe liste di centrodestra (ad esempio, quella formata da Bianca Giocoli) presentarsi magari con un proprio candidato per fare confluire poi i propri voti su Nardella. Insomma, primarie di coalizione ma “allargata” anche a soggetti che con il centrosinistra hanno ben poco a che vedere. Ipotesi che porta dritto dritto a un altro grande tema che si intreccia con le primarie, vale a dire la “ridiscussione” delle alleanze, tema caro all'area civatiana e in generale alla minoranza del partito, che ha sempre “sbuffato” contro le maggioranze “liquide” di cui ha goduto a suo tempo l'ex-sindaco ora premier incaricato. L'ipotesi per quanto remota fa storcere il naso ovviamente all'area Civati, che tuttavia rischia di rimanere compressa (come tutta la sinistra del Pd) in un cul de sac di difficile soluzione: se infatti si andasse a primarie di partito, oltre alla difficoltà di trovare un candidato che riunisca dietro di se' tutto ciò che non è Renzi, ci si scontrerebbe anche con il vantaggio incalcolabile che sta acquisendo  per “diritto naturale” l'energetico vicesindaco. Insomma, sarebbe come partire per una gara di velocità con Usain Bolt già a metà della pista.

Che fine farebbero dunque le primarie “esercizio di democrazia”? “Noi siamo per le primarie senza nessuna diffidenza – risponde Ghelli – ma che siano primarie vere, che diano la possibilità per tempi e condizioni di giungere davvero a sensibilizzare l'opinione pubblica sui nostri temi e posizioni. Altrimenti, scusate, ma non possiamo certo esserne entusiasti”.

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