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Primario di Careggi finisce ai domiciliari Cronaca

Accusato di peculato, concussione, corruzione, falsità ideologica in atti pubblici e abuso d'ufficio, questa mattina è finito agli arresti domiciliari Mario Dini, Primario di Chirurgia Plastica di Careggi.
L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip Paola Belsito su richiesta dei Pm Luca Turco e Giuseppina Maione, è stata eseguita dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Firenze.
L'operazione delle fiamme gialle, denominata «Narciso», coinvolge a vario titolo altre nove persone (tutte indagate a piede libero) oltre al chirurgo fiorentino. Si tratta di altri 5 medici (tutti di Careggi), 3 informatori scientifici di un'azienda produttrice di protesi mediche e 1 dietista. I finanzieri, ben 160 gli agenti impiegati, stanno inoltre svolgendo 53 perquisizioni in sette regioni (Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Friuli V.G., Lazio e Campania).
I reati contestati. Come precisato dal comandate delle fiamme gialle fiorentine, il Generale Mastropierro, «E'  emerso  un quadro generale molto grave». Inoltre le prove a carico sembrano schiaccianti. Soprattutto alcune intercettazioni telefoniche definite "Inequivocabili». Le accuse più gravi sono quelle di peculato, concussione e corruzione.
In primo luogo Mario Dini si è aprropriato illecitamente di profitti destinati all'ospedale di Careggi. E' stato accertato come il chirurgo, autorizzato ad operare in 2 clinice private convenzionate, incassasse i relativi compensi senza versare la quota dovuta all'ospedale pubblico; ne tanto meno dichiararli al fisco. E' inoltre emerso come Dini lavorasse anche per un'altra struttura, non convenzionata.
In secondo luogo al chirurgo è contestato il fatto di aver indotto un medico, frequentate il suo reparto di Careggi, a svolgere servizio presso strutture private distogliendolo così dall'attività di pubblico servizio. Dini è riuscito inoltre, in cambio della promessa di farlo poi entrare nella scuola specializzandi, a ottenere dal medico una serie di costose apparecchiature (fornitegli dal padre).

Le indagini hanno successivamente rilevato come Dini abbia favorito una nota società di vendita specializzata in protesi, nel caso specifico mammarie. In pratica tra il dottore e alcuni informatori scientifici è stato fatto un accordo che prevedeva l'acquisto da parte dell'ospedale di Careggi di determinati prodotti dell'azienda privata, in cambio di vantaggi personali al chirurgo di Firenze. Tra qusti anche apparizioni in televisione (con un ritorno di immagine enorme),  e a convegni  prestigiosi in tutto il mondo.
Infine a Dini è contestato anche il fatto di aver sfruttato la propria posizione di direttore della scuola di specializzazione, per favorire l'accesso di una dottoressa mediante l'aggiudicazione di una borsa di studio  «aggiuntiva» finanziata dalla Regione Toscana. La dottoressa in questione è nipote di un altro noto dottore fiorentino ora in pensione, in passato direttore dell'Agenzia Regionale per la cura del medulolleso, che attualmente figura tra gli indagati.

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