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Primo giorno di scuola, mascherine, distanze e scaglionamenti, ma il rientro è critico Breaking news, Cronaca

Firenze – Comincia con polemiche e caos, il primo giorno di scuola a Firenze. Suona la sveglia, i ragazzi si alzano, come dice Rosa, madre di tre figli, impiegata, che oggi cerca di dar mano alla prole. Due figli al liceo, una ancora alle elementari. “Strano inizio – dice, fuori dalla scuola elementare dove ha accompagnato la più piccola – una sorta di tentativo di ritorno alla normalità, che tuttavia è stato subito incrinato dalla masscherina, dai percorsi, dal gel, dalla mancanza di spazi, da tutte le paure”. Sì, perché le paure ci sono, eccome. “anche se – conclude Rosa – dobbiamo crederci, fare diga contro questo virus, fidarci degli insegnanti, di tutto il personale scolastico. Non si può rinunciare alla scuola”.

Non si può rinunciare alla scuola, dicono le mamme della Monticelli, in via Pisana. Così, accettano di buon grado le limitazioni imposte dal virus. Qualcuno dei ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale Leonardo da Vinci è pessimista: “Dobbiamo abituarci, la vedo dura che finisca presto”, dice Marco, secondo anno, mentre Gabriella: “Mi manca da morire l’atmosfera della classe”. Già, perché molte scuole oltre ad avere un orario ridotto, andranno avanti a metà: vale a dire, in parte con lezioni in presenza, in parte in Dad.

C’è anche un’altro aspetto che preoccupa i genitori. Ed è l’arrivo dei primi malanni di stagione, quando anche un semplice raffreddore potrebbe provocare l’applicazione del famoso tampone, con tutto quel che consegue in termini di tempo. Risolta sembra la preoccupazione delle mascherine, che dovrebbero essere distribuite in breve tempo. Problema che comincia a diventare gravoso per una famiglia di, poniamo, 4 persone.

In generale, si coglie un’atmosfera di delusione e anche, per certi versi, di incredulità: incredibile, dicono tutti, che pur chiedendo da aprile di dar luogo a un confronto serio e di approntare la scuola per la ripartenza ci si debba confrontare, il 14 settembre, con le problematiche segnalate. Incredibile che si combatta ancora con aule non abbastanza distanziate, spazi mancanti. Tutto ciò aggiunto all’epidemica mancanza di certezze su insegnanti e personale scolastico generale. Non solo su quanti, ma anche su chi.

Come è cominciato l’anno scolastico per lei, madre di tre figli, lo spiega l’avvocato Diana Palomba, attivista dei diritti delle donne e fra i trenta primi firmatari dell’associazione Priorità alla Scuola.

“Tornare a scuola è una grossa parola – dice – mia figlia maggiore, dopo sei mesi in cui non ha potuto frequentare in presenza, stamattina ha cominciato in Dad (didattica a distanza) il suo secondo anno al liceo Castelnuovo. Avevamo chiesto un po’ di attenzione in particolare per le classi del secondo anno, che avevano subito il lockdown a metà anno scolastico della prima liceo e che non avevano di fatto avuto la possibilità neppure di comprendere la svolta che da sempre accompagna il passaggio dalle medie al liceo. Da aggiungere che, per problemi tecnici, la “lezione” che ha avuto ritardi e altro, è stata molto difficoltosa, rispetto alle tre ore”.

Altri due figli, 3 e sei anni. “Problemi diversi – dice l’avvocato – per i più piccoli ci sono regole diverse, ma pensiamo ad esempio al tipico caso del naso che cola. Il bambino deve stare a casa, bisogna avvertire il pediatra e l’Asl che si mobilita per fare il tampone. Calcoliamo una settimana, se va bene. Se il bimbo risulta negativo, il medico di base deve fare il certificato per permettere il rientro. Nel frattempo si deve mettere in attesa tutta la famiglia: in attesa che il tampone venga effettuato e in attesa, poi, del risultato. Al netto del crash pediatrico che ciò comporta (i pediatri ricevono, in tempi normali, circa 30 telefonate al giorno a causa di raffreddori, tosse e febbre) di fatto tutto ciò si trasforma in un mini lockdown per la famiglia. Per le donne che lavorano, diventa devastante. Si mette a rischio da un lato il lavoro, dall’altro la didattica”. E la proposta c’è: test più veloci, ad esempio.

Ma quello che sconcerta un po’ tutto il mondo della scuola, a cominciare dagli insegnanti ai ragazzi, alle famiglie, è una domanda banale: dopo tutti questi mesi, come si fa a trovarsi impreparati?

Esempi non mancano. Oltre all’avvocata Palomba, che rivela che in almeno 4 classi del Castelnuovo non si riesce a rispettare gli spazi, interviene un’altra mamma, Costanza Margiotta, portavoce di Piorità alla Scuola. Il caso, quello della Vittorio Veneto, frequentata da suo figlio, protagonista, la scuola, di un botta e risposta nelle ultime 24 ore. Causa, gli spazi, attori protagonisti, l’assessore Sara Funaro, i genitori e il dirigente scolastico. Il caos al massimo grado, si direbbe. Alla richiesta di rassicurazioni sugli spazi, si risponde in ordine sparso.  Stamattina, la sorpresa: in almeno 4 classi, i bambini dovrebbero rimanere al banco con le mascherine….perché non si riesce a rispettare il distanziamento.

La domanda rimane: perché non pensarci prima?

Foto: Luca Grillandini

 

 

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