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Privatizzazioni: poche le vendite di asset pubblici, molti i rinvii Opinion leader

La crisi colpisce e affossa anche le privatizazzioni in Europa e nel mondo. Secondo l'interessantissimo report annuale del Privatisation Barometer, elaborato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) e Kpmg – che viene diffuso oggi e di cui riportiamo il testo integrale in inglese – il 2011 è stato uno degli anni più poveri in termine di vendite di asset pubblici, anche solo parziali. In tutto il mondo nel 2011 sono stati incassati per operazioni di privatizzazione solo 68,2 miliardi di euro contro i 159, 9 miliardi di euro del 2010. Per trovare un valore così basso bisogna tornare al 2004. Particolarmente depresso il mercato europeo che in tutto ha incassato nel 2011 da operazioni di privatizzazione solo 26,36 miliardi di euro contro i 44,23 del 2011: un valore così basso risaliva al 2003.

Ma quel colpisce è l'alto numero di privatizzazioni fallite o rinviate: in tutto sono state cancellate vendite per una somma pari a 26,1 miliardi di dollari. Naturalmente la crisi economica e finanziaria è destinata a riportare in primo piano le privatizzazioni (basta pensare ai piani, finora falliti, della Grecia e della Spagna e alle intenzioni di vendita manifestate dal governo Monti per l'Italia) ma è verosimile immaginare – scrivono gli autori del report – che questo possa avvenire solo quando i mercati finanziari si saranno stabilizzati.

In valore assoluto la più grande privatizzazione (anche se solo parziale) del 2011 è stata la cessione di una quota del 15% di AIG da parte del Tesoro americano.

In Europa – dove si sono contate 49 operazioni di vendita di asset pubblici – le maggiori privatizzazioni hanno riguardato La National Asset Management Agenzi dell'Irlanda per 3,9 miliardi di euro, il 21% di Energias de Portugal ai cinesi per 2,7 miliardi e il 6% di Nordea Bank in Svezia per 2,17 miliardi di euro.

In Italia l'unica operazione di parziale privatizzazione del 2011 è stata la cessione del 29,7% della milanese Sea per un controvalore di 385 milioni di euro. Alla fine di giugno di quest'anno il governo Monti ha avviato le procedure per la vendita di Sace, Simest e Fintecna alla Cassa depositi e prestiti con l'obiettivo di intascare subito 10 miliardi di euro. Il resto verrà quando i mercati saranno tornati più stabili.

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