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Processo Concordia: conclusa l’arringa della difesa Cronaca

Grosseto – Naufragio Concordia, atto sessantanovesimo. In scena, sul palco del Teatro Moderno di Grosseto, l’avvocato Domenico Pepe, difensore di Francesco Schettino. Dopo l’arringa dell’avvocato Donato Laino di venerdì scorso, è toccato a Pepe, “storico” difensore del capitano della Concordia, prendere la parola in aula. Ed il suo intervento è stato un fiume che ha condotto alla richiesta finale della difesa: l’assoluzione di Schettino dalle accuse di omicidio colposo e di abbandono della nave.

Schettino, è bene ricordarlo, è accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo e abbandono della nave. La Procura di Grosseto ha chiesto, nei suoi confronti, 26 anni e 3 mesi di detenzione in carcere. Ma Pepe ha chiesto la sua assoluzione: “Nella vostra sentenza siate in grado di ridare a questo Paese e alla marineria italiana un’immagine che troppo velocemente hanno voluto offuscare. Siate obiettivi. Nella sentenza cercate di restituire a questo Paese l’immagine di persone perbene, agli uomini di mare quella di gente che ha faticato per raggiungere obiettivi”, ha concluso la sua arringa.

Terminati gli interventi della difesa, ora toccherà nuovamente alle parti civili intervenire nel processo. Starà quindi alla Procura di Grosseto replicare all’arringa della difesa di Schettino. Dopo di che, la sentenza. Sentenza che potrebbe arrivare già mercoledì 11 febbraio ma che, verosimilmente, si avrà intorno alla fine della corrente settimana.

“Un maledetto incidente”. Così l’avvocato Pepe ha definito il naufragio del 13 gennaio 2012 all’isola del Giglio. Naufragio in cui trovarono la morte 32 persone e che è costato la vita anche ad un sommozzatore spagnolo impegnato nelle operazioni di recupero del relitto adagiatosi sulle secche di Punta Gabbianara. “Sono stati fatti imprevedibili, eccezionali, umanamente non prevedibili”, ha spiegato Pepe. Per questo, ha proseguito l’avvocato, nel caso il Tribunale di Grosseto dovesse comminare una pena nei confronti di Schettino, questa dovrà tener conto delle attenuanti generiche ed essere calibrata sul minimo edittale.

“Accanimento contro Schettino”. Questo, secondo Pepe, il succo del processo del Teatro Moderno. “Il comandante Schettino ha subito un atteggiamento particolarmente forcaiolo”. È stato arrestato per omicidio colposo senza lo straccio di una prova e, in seguito, è stato sottoposto ad “una pressione mediatica, volutamente organizzata” molto forte. “Se ne sono approfittati perché è una persona per bene”, ha spiegato Pepe. Schettino ha avuto “un trattamento diverso” da quello degli altri protagonisti di questa tragica vicenda. E, qui, è davvero difficile contraddire l’avvocato difensore del capitano della Concordia. Inoltre la relazione di Schettino con la ballerina moldava Domnica Cemortan è stato trattato – tanto da giornali che dai pubblici ministeri maremmani – con atteggiamenti da “gossip schifoso”.

Schettino offeso e perseguitato dalla Procura. L’avvocato del capitano della Concordia ha anche ricordato che il pubblico ministero Stefano Pizza ha definito il suo assistito come “incauto idiota”, offendendo Schettino come non si era mai visto in altri processi. Che, inoltre, la Procura di Grosseto si sia accanita contro il comandante, è evidenziato dal fatto che Schettino è stato l’unico membro dell’equipaggio ad essere stato sottoposto al test anti-droga e dell’alcool. Per di più che a Schettino sono stati sequestrati la casa, la moto, un quinto dell’appartamento del padre, la casa della figlia sedicenne ed è perfino stata sottoposta a sequestro immobiliare quella della madre ottantaseienne. “Modalità disgustose e sconcertanti”, le ha definite Pepe, di mettere in atto il sequestro dei beni dell’imputato. “Quando nel 2012 proposi all’allora procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, un patteggiamento per Francesco Schettino, tra 4 e 5 anni, mi fu risposto che non se ne parlava nemmeno”, ha concuso l’avvocato difensore per corroborare la sua tesi di una disparità di trattamento rispetto al resto degli imputati.

De Falco reagì alla contestazione di Schettino. Toccando la ormai famosa telefonata del colonnello della Capitaneria di Porto con il capitano della Concordia, Pepe ha spiegato che a suo modo di vedere il marittimo si sentì offeso dall’accusa di Schettino di non vedere ancora i natanti di soccorso. Il capitano si accorse che la Capitaneria di Porto aveva inviato i soccorritori nel luogo sbagliato, e lo disse a De Falco. Questi, come tutta risposta, reagì trattando Schettino in malo modo.

Abuso processuale. La memoria di 400 pagine della Procura è stata depositata soltanto venerdì scorso, dando alla difesa poco tempo per studiarla. Così Pepe ha protestato contro le tempistiche del processo di Grosseto. Il presidente del collegio, Giovanni Puliatti, ha però rifiutato questa argomentazione ricordando che si tratta della requisitoria dei pubblici ministeri maremmani già ascoltata in aula e per di più divulgata, in estratto, su ogni mezzo di comunicazione. Schettino, frattanto, era in aula nonostante la febbre. Ed alla corte è stato anche consegnato un certificato medico che attesta la precarietà del suo stato di salute.

“L’equipaggio faceva pena”. Secondo Pepe l’equipaggio a disposizione di Schettino sulla Concordia era tutt’altro che preparato. La sua capacità professionale era non consona alle mansioni che avrebbe dovuto ricoprire. “Si sta scaricando tutto su una sola persona. In un equipaggio di oltre 1.000 uomini, solo uno è responsabile?”, ha chiesto l’avvocato alla corte maremmana. Schettino dovette prendere da solo ogni decisione in un momento di panico. Dalla plancia tutti gli ufficiali erano fuggiti, ed il capitano di Meta di Sorrento dovette fare a meno anche del suo vice. Insomma, abbandonato a sé stesso durante il naufragio, è stato additato come il solo responsabile della tragedia dopo aver cercato in qualche modo di provi rimedio.

“Nessun ritardo nel dare l’ordine di abbandono della nave”. In soli 45 minuti Schettino dovette fronteggiare una situazione difficile e decise di non decretare immediatamente l’abbandono della nave in quanto, se l’avesse fatto, sarebbero morte ben più di 32 persone. Scegliere di mettere in acqua le scialuppe mentre la nave si stava adagiando su di un fianco sarebbe stato ben peggiore, insomma. E Schettino questo, secondo Pepe, lo sapeva: “Prese decisioni giuste o sbagliate? Giuste! Se avesse dato subito l’abbandono nave, sarebbero morte 4.000 persone”.

Costa Crociere ha interferito nel processo. In gioco, nel naufragio della Concordia, ci sono interessi per milioni di dollari. Inutile negarlo, su questo punto l’avvocato difensore di Schettino ha fatto centro. Pepe ha però sfruttato questo argomento per scaricare parte della colpa del capitano sull’armatore genovese. Il fatto che l’ad di Costa, Michael Thamm, abbia dichiarato di voler spostare da Genova ad Amburgo parte delle “stanze dei bottoni” della compagnia per evitare tragedie come quella del Giglio, ha secondo Pepe influenzato l’andamento del dibattito processuale. Si è trattato di una indebita “interferenza nel processo” che ha indirizzato in certo modo sia l’opinione pubblica che le decisioni dei giudici.

 

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