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Processo Concordia: parola alla difesa Cronaca

Grosseto – Schettino? Un pugile messo all’angolo. Questo il ritratto dell’avvocato di difensore dell’ex capitano della Costa Concordia, Donato Laino, al Teatro Moderno di Grosseto. Nell’aula-palcoscenico del capoluogo maremmano è andata in scena oggi, giovedì 5 febbraio, una nuova puntata del processo per il naufragio dell’isola del Giglio. Anche domani verranno ascoltati gli avvocati difensori di Schettino. Poi sarà la volta della replica della Procura di Grosseto. Le somme potrebbero essere tirate  già lunedì 9 febbraio, ma è verosimile che si possa andare qualche giorno più in là, a settimana inoltrata.

Schettino è accusato di omicidio e lesioni plurime (entrambi reati colposi), naufragio, abbandono della nave e false comunicazioni alle autorità marittime. La Procura di Grosseto ha chiesto, per lui, una condanna a 26 anni e 3 mesi di reclusione. Ma, secondo il suo avvocato, “non è un pazzo che va girando per i mari a cercare scogli da evitare”. Laino ha spiegato a più riprese che Schettino è stato, sin dall’inizio, il solo accusato: “L’accusa si è concentrata solo su di lui”, mettendo progressivamente da parte le altre figure coinvolte nel naufragio del 13 gennaio 2012.

“In questo processo Schettino è stato ghettizzato”, ha proseguito Laino. L’ex capitano è stato ritratto come “un farfallone che per far gustare il dessert della signorina con cui cenò, fermò la nave per lei, le mise la nave a disposizione”. Per la difesa, Schettino non è il “corsaro nero” che decise di dare l’arrembaggio all’isola del Giglio. Eppure è stato raffigurato come il solo personaggio negativo del naufragio della Concordia. Tutte le indagini sulla tragedia del Giglio sono state condotte, secondo Laino, con l’intento di creare deliberatamente un “personaggio negativo”.

La stessa telefonata che ha fatto il giro del mondo, quella fra Schettino ed il colonnello Gregorio De Falco, è stata diffusa con una certa “agilità”, secondo i legali, per creare la figura dello Schettino “codardo” e, di contro, quella del “buono” De Falco. Ogni buon dramma, in fondo, ha bisogno del suo cattivo e del suo eroe. Ma questo, secondo l’avvocato del capitano, non ha fatto altro che “inquinare” un processo con una telefonata.

Schettino, seduto in aula a fianco dei suoi legali, si dava davvero da fare. Trafficando con un pc, proiettava slide e video mentre il suo legale declamava la sua arringa. È stato mostrato alla corte un video della plancia di comando con numerosi ospiti, a dimostrazione che per Costa Crociere era una prassi consolidata quella di far entrare nelle sale dei bottoni dei turisti.

Ma, soprattutto, la difesa di Schettino ha puntato il dito contro il malfunzionamento di alcune apparecchiature di bordo e contro la decisione della Corte maremmana di non procedere con ulteriori indagini nei confronti del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin. Secondo Laino, infatti, il timoniere della Concordia commise un doppio errore fatale in occasione del naufragio. Schettino, d’impeto, comprese quale manovra mettere in atto per evitare che la nave finisse contro gli scogli. Ma il timoniere non comprese. La “manovra a baionetta” istintivamente pensata dal capitano avrebbe permesso, secondo la difesa, di far fare alla Concordia una virata ed una controvirata che l’avrebbero rallentata. Ma Rusli Bin non comprese i comandi di Schettino, e la Concordia finì contro gli scogli delle Scole, con l’epilogo che tutti – purtroppo – conoscono. Insomma, secondo Laino, quella era l’unica manovra possibile in quel momento, una “manovra giusta”. Il timoniere, tuttavia, è tornato in Indonesia, patteggiando una pena di 1 anno ed 8 mesi di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni plurime colpose e naufragio colposo.

Schettino, invece, resta il solo accusato. E non è escluso che il Tribunale di Grosseto possa confermare la condanna richiesta dalla Procura. Verosimilmente la difesa non chiederà una completa assoluzione, ma che la pena venga ridotta. La sera del naufragio, ha proseguito Laino, “Schettino non è stato al telefono per grattarsi la pancia”. Se ha atteso tanto per far scendere le persone con le scialuppe di salvataggio, questo è stato solo perché ha ritenuto che la nave fosse “la scialuppa più sicura”, ossia che fosse meglio mantenere a bordo 4.000 persone piuttosto che farle sfollare in fretta e furia nel buio della notte gigliese.

Ultima, ma non in ordine di importanza, l’argomentazione del malfunzionamento di alcuni sistemi della Concordia. Secondo la difesa di Schettino, il Napa (che avrebbe permesso un migliore monitoraggio delle condizioni di galleggiamento della nave) smise si funzionare, così come poco dopo l’urto con lo scoglio cessò l’attività del Dge (generatore elettrico di emergenza).

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