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Processo Forteto, Mugnai: “Strategia dilatoria per prescrizione” Cronaca

Firenze – La beffa delle procedure processuali: nominato un difensore civico per studiare il caso, la prossima udienza slitta al 19 febbraio. A cui risponde il cosigliere regionale toscano Mugnai (Fi). Succede nel processo in corso a Firenze sui fatti sconvolgenti della comunità del Forteto in Mugello a cui venivano affidati anche minori in difficoltà, nella quale si sarebbero praticati da decenni abusi sessuali e maltrattamenti: il principale imputato, Rodolfo Fiesoli, fondatore e chiamato “Profeta” della comunità, è accusato di abusi sessuali e maltrattamenti e altri 23 suoi collaboratori di maltrattamenti. Nell’interrogazione del senatore Giovanardi ai Ministri dell’interno ed della Giustizia, del settembre 2014, l’ulteriore evidenza delle violenze che si sarebbero perpetrate nella struttura, già riportate nella relazione finale della Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale della Toscana.

“Anche ai difensori degli imputati e agli imputati stessi deve essere ormai chiaro quale sia la verità processuale che si va formando nel corso delle udienze sulla vicenda della comunità il Forteto di Vicchio di Mugello. Ormai si adottano scelte processuali che si qualificano da sole con l’unico, sfacciato obiettivo di cercare di mandare in prescrizione il maggior numero di capi di imputazione. L’intento chiaro è cercare di negare giustizia alle vittime di tanti soprusi”. Lo ha detto ieri il consigliere regionale Fi Stefano Mugnai, che è  stato presidente della Commissione di inchiesta del Consiglio regionale della Toscana sul sistema degli affidi dei minori, commentando lo slittamento nel calendario delle udienze per il processo sul caso Forteto. In polemica con una decisione della Corte, entrambi gli avvocati del principale imputato, Rodolfo Fiesoli accusato di abusi sessuali e maltrattamenti, arrestato nel dicembre 2011, hanno rinunciato al mandato. E’ stato così nominato un difensore di ufficio, che ha chiesto i termini a difesa per studiare il caso. La prossima udienza è stata fissata per il 19 febbraio: saltano, quindi, quelle previste entro la fine di questa settimana e nei primi giorni della prossima.

Forteto Fiesoli 2
La Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale della Toscana, ormai 2 anni fa (nel gennaio 2013) ha presentato dopo 4 mesi di lavoro, 23 sedute e l’audizione di 53 persone la propria relazione sulla comunità del Forteto diretta da Fiesoli, che veniva chiamato “il Profeta”.
Nel zettembre 2014 il senatore Carlo Amedeo Giovanardi ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’interno e della giustizia: atto n. 2-00201 pubblicato il 25 settembre 2014, nella seduta n. 318, in cui son riprese testimonianze dirette scioccanti, come riporate nella relazione della commissione regionale: «P.C., disabile psichico, era costretto a nutrirsi di “silo mais”, cibo per ruminanti portato apposta dalla stalla: il ragazzo inghiottiva, vomitava e si doveva rimangiare il vomito”»; «”Una volta a scuola non ci andai per tre giorni da quanto ero pesta – confessa M.C. – avevo i segni qua sul collo, poi la Elena mi truccò un pochino”»; «”Una mattina andai a portare il caffelatte a Rodolfo – racconta M.C. – e me lo ritrovai con la canottiera senza mutande. Fece per prendermi, mi dice “vieni in collo a me, io sono l’uomo puro”».
“Si cercava di recidere ogni legame dei minori con la famiglia di origine – spiega Giovanardi-, e li si inseriva in “famiglie funzionali”, dove i rapporti eterosessuali erano demonizzati e l’omosessualità promossa, anzi, in molti casi, imposta. I bambini subivano abusi sessuali e maltrattamenti, non solo da Fiesoli, ma anche da molti altri membri della comunità, compresi i genitori affidatari”.

“E’ l’ultimo atto di una strategia dilatoria – ha aggiunto ieri Mugnai sullo slittamento dell’udienza – praticata a più riprese secondo un comportamento, quello dei legali e degli imputati, che non voglio oltremodo commentare. Tuttavia, ce la dice lunga su un processo il cui esito evidentemente è scontato anche per gli imputati che si rendono conto che la verità processuale finirà per coincidere con quella rilevata, dolorosamente, dalla Commissione d’inchiesta”.

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