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Ue e profughi, Ripamonti: “Numeri più realistici, manca visione d’insieme” Opinion leader

Firenze –  Intervista a Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. L’Europa ha fatto un passo in avanti verso una gestione unitaria e programmata del fenomeno migratorio, ma ora è il momento di varare “una politica comune per rifugiati e migranti perché bisogna entrare in una visione più realistica di quella del regolamento di Dublino”.

Il presidente del Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati-JRS attiva da più di 30 anni, padre Camillo Ripamonti, 44 anni, medico, è molto impegnato in questi giorni anche per rispondere a parrocchie ed enti religiosi che si rivolgono a lui per capire come fare per  mettere a punto progetti per rispettare l’invito di Papa Francesco di mettersi a disposizione per ospitare almeno una famiglia dei profughi la cui ondata nei Paesi dell’Unione è ormai incontenibile: “Già due anni fa, visitando il Centro, il Papa aveva chiesto agli istituti religiosi di aprire le porte – spiega a Stamp – Da due anni a questa parte stiamo portando avanti un progetto di semi autonomia che coinvolge circa 20 istituti religiosi che stanno accogliendo circa 40 rifugiati.  Ora aspettiamo la Conferenza Episcopale che darà indicazioni per rispondere al nuovo appello di Papa Francesco”.

Intanto, però, la questione è spingere perché l’Europa si doti di un nuovo diritto d’asilo, che vi sia un mutuo riconoscimento, e la proposta del presidente della Commissione di Bruxelles Jean-Claude Juncker, presentata al Parlamento europeo il 9 settembre scorso, è una buona notizia: “C’è un nuovo atteggiamento da parte dell’Unione, a partire dal numero dei collocamenti, 160mila, più realistico rispetto alla situazione – dice – e la formula delle quote permanenti fa già traballare il regolamento di Dublino”. Manca ancora un salto nel metodo di approccio di fronte al fenomeno, aggiunge il presidente del Centro Astalli: “La complessità è tale che spesso distinguere nettamente fra rifugiati e migranti economici non è possibile, e in futuro la questione diventerà sempre più complicata”.

Ripamonti non si stanca di sottolineare che bisogna affrontare l’emergenza nel suo insieme, non  nei singoli aspetti: “Non basta discutere sui conflitti bellici, ma per esempio farlo anche alla imminente Conferenza di Parigi sul clima per vedere la questione dei poveri e del sud del mondo  anche in una prospettiva ambientale”. Un altro esempio: non ci sono solo migranti per questioni economiche, ma ve ne sono anche per questioni di tipo religioso. Per esempio la situazione in Nigeria mostra questioni di tipo religioso, “persone che preferiscono fuggire per i pericoli mortali che corrono in ragione della loro fede”.

La pressione sui Paesi europei deve dunque continuare. Padre Camillo vede con preoccupazione la tendenza da parte dei governi europei di fare una lista di “paesi terzi sicuri”: “Ma la Convenzione di Ginevra spinge a tutelare le persone, facendo riferimento alla loro storia personale, non alla loro nazionalità, alla persecuzione che hanno subito”. E poi ci sono ancora Paesi che costruiscono muri o hanno intenzione di farlo, ma “la storia ci insegna che i muri vengono costruiti e poi distrutti, perché se si alza un muro, la gente trova un altro passaggio, un’altra rotta, come si è visto nelle ultime settimane”.

La scelta della Germania di aprire i confini a 500mila profughi l’anno ci deve far riflettere, spiega Ripamonti, anche perché si parla di numeri che riguardano lo 0,1% della popolazione europea che ammonta a 700 milioni: “Sono numeri elevati, ma in confronto ai flussi di migranti in Libano e Turchia sono esigui”. I  numeri sono anche il problema del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) del ministero dell’Interno per i richiedenti asilo per l’accoglienza e l’integrazione: “Lo Sprar è valido ma i numeri non corrispondono alle esigenze. Le potenzialità ci sono ma bisogna lavorare per metterle a frutto”.

Foto Centro Astalli: la visita di Papa Francesco al Centro

 

 

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