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Prostituzione, proposto referendum per regolamentarla Società

Abrogazione della legge Merlin, vale a dire: riapertura delle case chiuse. Ovvero, prostituzione regolamentata. Non è la prima volta, da quando la legge (che prese il  nome dalla prima firmataria, la senatrice socialista Lina Merlin) venne pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nel 1958, che si riapre la discussione in merito. In questi giorni, il dibattito viene riaperto per iniziativa dell'europarlamentare indipendente dell’Eld  Claudio Morganti,  che, con il contributo di Roberto Sala, consigliere provinciale a Pisa, Manuel Laurora e dell'ex-deputato Angelo Alessandri ha presentato ieri mattina una proposta di referendum in Cassazione. 

«Negli incontri e nelle cene contro il degrado dovuto alla prostituzione svolti a Prato e in altre città – si legge nella nota diffusa da Morganti – avevo promesso che mi sarei impegnato con un atto concreto. Saranno i cittadini a dover decidere se riaprire o meno le case chiuse, ponendo così fine al racket, generato paradossalmente dalla stessa Legge Merlin, che spesso si nasconde dietro la prostituzione. Infatti, si stima che, su circa un milione di individui che esercita il cosiddetto “mestiere più antico del mondo”, la metà sia soggetta a forme di sfruttamento”.

Insomma, per combattere la prostituzione, per paradosso, la via migliore parrebbe quella di regolamentarla. Una sorta di ritorno alla "prosittuzione di Stato", con buona pace della senatrice Merlin e del parlamento del 1958 che approvò la chiusura delle case di tolleranza.
La riapertura delle case chiuse, infatti, permetterebbe di stroncare lo schiavismo che spesso molte donne, tante minorenni, e uomini sono costretti a subire, senza diritti né doveri. Non solo – continua la nota dell'europarlamentare –  vorrebbe dire anche assoggettare i professionisti del sesso a controlli medici e sanitari per evitare la trasmissione di malattie veneree”.

E l'aspetto economico?  Morganti prende in considerazione anche quello:  “Secondo alcuni dati – spiega – si stima che l’emersione dei redditi derivanti dalla prostituzione garantirebbe un gettito pari o addirittura superiore all’Imu sulla prima casa. Non dimentichiamoci che già in molti Paesi europei la prostituzione è soggetta a tassazione”.
Ma ci si dovrà pagare l'Iva? … 

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