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Protesta ambulanti: “Non siamo contro Coin, ma ci troviamo in una trottola” Notizie dalla toscana

Firenze – Presidio degli ambulanti della Loggia del Grano, organizzati dalla Ana Ugl, che contestano le modalità di comunicazione dell’allontanamento dai propri posti sotto la Loggia di fronte all’uscita della Galleria degli Uffizi. Allontanamento dovuto all’apertura di Coin e che avrebbe visto la collocazione sparsa dei vari ambulanti in altri luoghi del centro, in via Panicale ad esempio, come doveva essere comunicato oggi ai lavoratori nel corso di una riunione che è stata stoppata proprio dalla protesta. Inoltre, è emersa la possibilità, che per ora si deve concretizzre, di un incontro fra gli ambulanti e l’assessore Bettarini.

Una protesta che, pur nell’immediatezza della vicenda, che ha colto di sorpresa una parte degli ambulanti che si sono sentiti  (“come è sempre successo”,  dicono alcuni di loro) “scavalcati”, riguarda vari temi, oltre a quello di “essere entrati da anni in una “trottola” in cui ci sentiamo come barattoli, da spostare in qua e in là, senza nessun riguardo per il nostro lavoro. Infatti, spesso spostare da un lato all’altro della strada un banco, significa non lavorare più. Figurarsi cambiare area. Una differenza di pochi metri, e le vendite calano, gli acquirenti non si fermano , diventi invisibile. Questa è una delle basi del commercio ambulante, non capiamo perché il punto non sia mai stato nè venga mai preso in considerazione dall’amministrazione”.

Alcuni degli ambulanti in presidio si trovano alla Loggia del Grao da almeno 5 anni. Il nuovo allontanamento è una doccia fredda, per molti di loro, un ritorno all’indietro, a circostanze che hanno il significato di un giro di boa di una vita intera. Come per Daniele, che ha ereditato il mestiere e il banco dal padre, spostato da piazza San Lorenzo alla Loggia del Grano, spostamento che ha voluto dire per lui cercare un altro lavoro, consegnando il banco alla moglie. “Progetti, futuro mio e dei miei figli, un’intera esistenza tutta da rivedere”, dice. La perdita di reddito, negli spostamenti, è stata anche del 50% del fatturato, come confermano altri ambulanti. “Tornare a quei momenti è dura – conclude Daniele, inteprpretado un sentimento diffuso – specialmente se si riflette sul fatto che siamo stati avvisati a cose fatte, senza possibilità di interloquire, e senza sapere con quali criteri i nuovi posti sono stati assegnati”.

“Abbiamo organizzato questi sit in – dice il sindacalista dell’Ana Ugl Vittorio Pasqua – per puntare i riflettori sulle criticità che affliggono la nostra categoria, di cui quest’ultima è solo una delle tante”. E in effetti, a portare la solidarietà ci sono anche altri ambulanti di altri mercati storici cittadini.

“Oggi questi ambulanti dovevano essere spostati per dar luogo all’apertura della Coin che dovrebbe avvenire a breve – spiega Pasqua – non siamo contrari alla Coin, anzi, se la nuova apertura dà lavoro, ben venga. Ma non deve funzionare il meccanismo che per dare lavoro si tolga lavoro ad altri lavoratori. I conti così non tornano. Ciò che vogliamo è essere informati prima per essere  grado di dire la nostra. E che tutti i sindacati siano chiamati al tavolo”.

Emerge l’altro grande profilo della protesta di questa mattina:  secondo quanto spiega Pasqua infatti, al tavolo di confronto con l’amministrazione il sindacato Ana Ugl non è stato chiamato, lasciando di fatto ufficialmente all’oscuro i suoi iscritti delle decisioni prese, ma soprattutto impedendo ai rappresentanti sindacali di questi lavoratori di partecipare al confronto. “Al tavolo ci devono essere tutti i sindacati, non solo quello con più iscritti – sottolinea Pasqua – devono essere avvertiti tutti, altrimenti si precipita nella logica che ognuno cerca di salvaguardare i propri associati. Occorre sì un tavolo, ma in cui ci siano tutti i rappresentanti sindacali e si parli del futuro della nostra categoria, che va salvaguardato, dal momento che artigiani e ambulanti sono tutelati come Patrimonio dell’Unesco”.

Per quanto riguarda le collocazioni ipotizzate dall’amministrazione, “un banco andava nei Lungarni, due in via Panicale, due in piazza del Mercato, uno in via Sant’Antonino – spiega Pasqua – come vengono fatte queste scelte, quali sono i criteri? Non abbiamo avuto risposte precise, il confronto si è tenuto con altre parti sindacali”.

“Vogliamo partecipare a questi tavoli, tanto più che in ballo ci sono anche le aree mercato future. Purtroppo spesso non veniamo neanche convocati. L’Ugl ha i suoi iscritti, perché non convocare chi li rappresenta?”.

Ma,al di là di questo, il vero problema rappresentato anche con parole drammatiche dal gruppo di lavoratori in presidio, riguarda il futuro. “La nostra categoria, gli ambulanti intesi in senso trasversale senza distinzioni sindacali, sono un elemento che attira e facilita anche il turismo”, dicono.  “Siamo disponibili a  migliorare cambiando per quanto è possibile senza snaturare la nostra attività – aggiunge Pasqua – l’importante è che questi lavoratori non perdano il lavoro”.

Fra i temi toccati, anche quello del mancato rinnovo di licenze per i banchi, nello specifico di San Lorenzo, che, in due anni di pandemia, non sono riusciti a corrispondere il dovuto per le tasse. Una morìa, secondo il sindacato, in quanto solo per fare l’esempio odierno, degli otto banchi che avoravano nella Loggia, due hanno già chiuso. Si tratta dunque di sei banchi da spostare; un nonnulla, secondo alcuni, moltissimo invece, secondo gli ambulanti fiorentini, perché è un segnale che “si continua lo stesso trend che ha portato alla chiusura di 185 banchi nella sola Firenze, negli ultimi 5 anni. Una situazione preoccupante anche a livello nazionale, in cui, sempre negli ultimi 5 anni, si è passati da 200mila ambulanti a 167mila”, come dice Pasqua.

“E’ un segnale forte che qualcosa non quadra – continua Pasqua – del resto, anche la narrazione pubblica vede pioverci addosso etichette del tutto inventate, da spacciatori di sostanze a venditori di paccottiglia. Non vogliamo fare polemiche inutili, però riteniamo irrinunciabile mantenere la nostra dignità di lavoratori che oltretutto esercitano un lavoro antichissimo, che in altre parti d’Europa è ritenuto prezioso, come, solo per fare un esempio, dimostra la fama internazionale di cui gode Portobello a Londra. I nostri mercati storici sono ancora più antichi, e se meritano il riconoscumento dell’Unesco, non si spiega perché si continui a bersagliarli con norme e regolamentazioni che ci mettono continuamente in difficoltà”. A proposito di Londra, inoltre, Pasqua ricorda il tentativo di portare in Parlamento una proposta di tassazione all’inglese, ovvero una sorta di flat tax che prevede un tasso unico fino alla soglia di circa 100mila euro di reddito, per poi diventare progressiva se si supera il tetto. “Proposta giunta nelle stanze parlamentari, ma poi insabbiata”, conclude Pasqua.

“Vorre concludere con una riflessione generale. Se non difendiamo il lavoro, si crea un meccanismo che a cascata porta alla degenerazione dell’intero sistema del commercio. Se i lavoratori di altri settori non lavorano, le loro tasche vuote non faranno lavorare la bancarella, i ristoranti, i negozi di vicinato e non, insomma, la crisi dei consumi diventerà totale fermando la macchina. Pr questo, oltre alla tutela dei nostri iscritti, della nostra categoria, del commercio, vogliamo dare la solidarietà agli operai della Gkn, alle industrie in crisi, ai lavoratori che difendono il lavoro. Il sistema è interrelato, anche la perdita di un solo posto di lavoro significa una sconfitta per tutti. E tornando a noi, anche la perdita di sei”.

 

 

 

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