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Protesta antirazzista: niente festa del cinema con Via col vento Cinema

Parigi – Il Grand Rex, mitica sala di Parigi, voleva celebrare la riapertura dei cinema il 23 giugno riproponendo il classico dei classici, Via col vento.  La programmazione è però saltata: sull’onda della crescente adesione in tutti gli Usa del movimento Black Lives Matter dopo l’uccisione a Minneapolis dell’afroamericano Georg Floyd, il film dagli 8 oscar e dagli incassi faraonici, è stato ritirato dalla casa produttrice Warner Bros che ne detiene i diritti.

Potrà essere riproposto solo quando sarà accompagnato da una presentazione che contestualizza questa pellicola che sin dall’inizio era stata accolta da proteste per la sua visione “romantica” del Sud segregazionista e per il suo sguardo troppo edulcorato dello schiavismo. Il film, uscito nel 1939, era stato subito considerato, scrive Le Parisien, come lo strumento più ambizioso ed efficace del revisionismo sudista. In particolare viene rimproverato al film di sostenere la discussa tesi secondo cui gli Stati del Sud si sarebbero battuti per la loro indipendenza politica minacciata da quelli del Nord e non per non abolire la schiavitù.

Nonostante le polemiche con cui il film era stato accolto alla sua uscita, Via col vento è diventato un mito che ha affascinato diverse generazioni , battendo ogni record di incassi (2,8 miliardi di dollari che salgono a 3,4 se si tiene conto dell’inflazione). L’epopea sudista che ha reso immortali i suoi interpreti Clark Gable e Vivien Leigh,  diventa così vittima illustre del movimento che vuole rivisitare la storia alla luce dei nostri valori attuali. Il film era stato adattato da Victor Fleming dalla grande saga scritta da Margaret Mitchell che aveva riscosso un immenso successo alla sua pubblicazione: alla sua uscita ne erano state vendute in poche settimane un milione di copie.

Anche il libro, che era valso alla scrittrice il premio Pulitzer nel 1937, doveva suscitare, come poi il film, una levata di scudi da parte di associazioni che, scrive le Monde, ne denunciavano “una riscrittura della storia e descrizione caricaturale dei neri’.

Per la scrittrice, che  si è ispirata dalla piantagione di sua nonna materna nella contea di Clayton per dipingere la proprietà di Tara della protagonista Scarlett O’Hara, il libro non era per nulla un romanzo storico ma uno studio delle qualità umane necessarie per far fronte a catastrofi. “Se Via col vento ha un tema centrale, ritengo che sia quello della sopravvivenza”, aveva dichiarato la scrittrice al giornale della sua città Atlanta Journal Sunday Magazine.  Secondo “Le Monde “il successo del libro, di cui proprio questi giorni sta uscendo in Francia una nuova traduzione, si spiega con la grande arte della Mitchell che riesce a creare un romanzo paradossalmente “femminista e razzista, progressista e retrogrado, fine e semplicistico”.

 All’uscita del film le polemiche non avevano risparmiato neanche l’interprete di Mammy, la tata di Scarlett , criticata per aver partecipato a un film “razzista” ma che per il suo ruolo aveva ricevuto il primo Oscar mai assegnato a una persona della comunità afroamericana. Hattie Mc Daniel aveva risposto alle critiche dicendo che preferiva essere  pagata 700 dollari alla settimana per interpretare la nanny piuttosto che 7 dollari per esserne una”. Per recuperare l’ambita statuetta pero’ l’attrice  era dovuta passare dall’ingresso per le persone di colore. Paradossalmente il veto della Warner Bros ha suscitato un tale interesse per Via col vento che il film è in testa alle vendite di film su Amazon!!

La messa al bando di Via col vento sta riportando alla ribalta anche le polemiche che da sempre investono il film di  David W.Griffith, Nascita di una nazione, che a più di 100 anni dalla sua uscita resta un monumento della 7/ma arte nonostante sia, come scrive Le Monde, un “culmine di razzismo”. La prima superproduzione della storia del cinema ripropone nel 1915 un’evocazione della guerra di Secessione e la ricostruzione del Sud con precisione storica ma con immagini, soprattutto quando mette in scena  le persone di colore che suscitano un tremendo disagio.

Le scene in cui li dipinge all’indomani dall’abolizione della schiavitù, indolenti, stupidi e violenti, sono insostenibili. E Nascita di una nazione è probabilmente responsabile anche della rinascita del Ku Klux Klan, che prima del film sembrava scomparso e che nel 1930 contava otre 3 milioni di membri. Nonostante questi lati odiosi, il fim è stato considerato un faro da molti cineasti, a cominciare da John Ford  per arrivare anche a  Eisenstein. Come commenta su Le Monde il critico afroamericano Clyde Taylor il film “ci confronta alla possibilità  che “un’opera sia potentemente persuasiva, dal punto di vista emotivo ed estetico, pur essendo pieno di inganni e di idee  nocive” e cioè “bella e malefica”.

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