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Province da dimezzare, si riaccende il dibattito Politica

Il “Totoprovincia” è ricominciato. Con la fine dell’estate si riaccende in Toscana il dibattito politico sul riordino degli enti provinciali previsto dal cosiddetto “Spending Review bis”, il decreto targato Monti convertito in legge meno di un mese fa. Quel che è certo è che le nuove province risultanti dalla procedura di riordino dovranno rispettare precisi parametri inerenti sia la dimensione territoriale (che dovrà essere non inferiore a 2500 chilometri quadrati) che la popolazione residente (non meno di 350 mila abitanti). Quanto invece al come realizzare in concreto gli accorpamenti e quali province sacrificare al riordino, la parola spetta alle singole Regioni e il dibattito è più che mai acceso.

Stamattina il gruppo regionale del Pdl ha duramente criticato, nel corso di una conferenza stampa, la proposta del governatore Rossi di creare tre “aree vaste”, ovvero Grosseto-Arezzo-Siena con Siena capoluogo, Massa-Lucca-Livorno-Pisa con Pisa capoluogo e infine Prato-Pistoia-Firenze con Firenze capoluogo. Una proposta che il Pdl toscano contesta aspramente nel metodo e nel merito. «Una scelta che non tiene conto della volontà dei territori e che scatena un’inutile guerra dei capoluoghi senza peraltro rispettare il dettato della legge, che parla appunto di riordino e non di creare nuovi enti – ha spiegato ai giornalisti il coordinatore regionale del Pdl, l’on. Massimo Parisi – Quanto al metodo, il riordino non va calato dall’alto ma dovranno esprimersi le assemblee. Rossi ha una sorta di delirio di onnipotenza e pensa di poter stravolgere il dettato della legge, che prevede precisi parametri da rispettare». Nel merito, poi, dice ancora il Pdl, la soluzione prospettata da Rossi inciderebbe negativamente sulla qualità dei servizi al cittadino, perché gli uffici periferici dello Stato, che dovranno essere riorganizzati in base al riordino delle province, in questo modo sarebbero dislocati a decine di chilometri di distanza.

«Siamo contrari alla stravagante idea di Rossi che sta facendo litigare tutta la Toscana e che ha innescato una guerra dei campanili –  ha rincarato  Alberto Magnolfi, capogruppo Pdl in Regione – In Toscana il dimezzamento delle province è possibile senza doversi inventare enti che non esistono».

Lo scenario ipotizzato dal Pdl, che volentieri avrebbe optato per l’abolizione tout court degli enti intermedi, prevede invece una Toscana con 5 Province, che affiancherebbero la città metropolitana di Firenze, con la possibilità per i Comuni di entrare a farne parte o di fuori uscirne seguendo le procedure previste dalla legge. «Arezzo –  ha spiegato Magnolfi – ha già tutti i numeri per rispettare i nuovi parametri dettati dalla legge e potrebbe perciò restare Provincia a sé. Le altre 3 Province, frutto di accorpamenti naturali di aree omogenee, potrebbero essere Siena-Grosseto, Luca-Massa e Prato-Pistoia. Questa soluzione è già realizzabile nel rispetto della legge nazionale con l’unica deroga inerente la dimensione territoriale della provincia di Prato-Pistoia. Deroga che fra l’altro – ha aggiunto il capogruppo – potrebbe non essere necessaria se alcuni Comuni destinati a ricadere nell’area della città metropolitana di Firenze decidessero, nella loro autonomia, di unirsi alla nuova “provincia manifatturiera” della Toscana centrale».

 

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