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Province, la patata bollente nelle mani delle Regioni Politica

Province e revisione della spesa. Dove eravamo rimasti? La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento proposto dai relatori Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), con il quale spariscono accezioni come “soppressione” o “cancellazione”, per essere sostituite dalla parola d'ordine “riordino”. Giaretta ha spiegato che si tratta di un generico cambiamento “linguistico”che si è prodotto per «non dare la sensazione che ci fossero province che vincono e altre che perdon». Lo staff del ministro della Funzione Pubblica patroni Griffi ha a questo proposito precisato che «l'obiettivo del dimezzamento sarà comunque garantito». Nelle parole dello stesso Griffi: «Tutte le province sono riordinate, ossia sono tutte in gioco. Sotto i requisiti, che restano 350 mila abitanti e 2500 km quadrati, non esisteranno province».

Cosa cambia – Lasciando inalterati i criteri di soppressione, che da oggi si chiamerà riordino, l'emendamento prevede che siano le Regioni a proporre l'adeguamento delle amministrazioni provinciali, con una proroga dei termini di scadenza: i Consigli delle autonomie locali (Cal) avranno infatti 70 giorni (e non più 40) per approvare le ipotesi di riordino. E le Regioni, a loro volta, avranno fino a 90 giorni di tempo per trasmettere i piani di riassetto al Governo, il quale a sua volta potrà contare su 40 giorni in più per adottare la legge di riordino. Per il 2012, inoltre, è previsto un contributo di 100 milioni di euro per la riduzione del debito delle province.

La contiguità territoriale – Approvato dalla commissione Bilancio del Senato anche un altro emendamento proposto dal Pd che prevede il criterio della contiguità territoriale per quei comuni che si vorranno cambiare la propria provincia.

Bocciata la “regola” del 2 – Umbria, Basilicata e Molise diverranno definitivamente regioni monoprovincia. La Commissione ha infatti bocciato l'idea di offrire a queste tre una deroga ai criteri di riordino. Di conseguenza, le province di Terni, Matera e Isernia saranno accorpate rispettivamente a Perugia, Potenza e Campobasso.

Chiti: “Prato, Pistoia, Lucca e Massa Carrara assieme: mostro ingovernabile”  – Il vicepresidente del Senato Vannino Chiti si è dimostrato alquanto critico nei confronti dell'azione di riforma del governo. «La logica della spending review – ha spiegato a Stamp – è autoritaria. La democrazia non si fonda solo sul contenimento della spesa, ma sulla vicinanza ai cittadini. Il principio per il quale 60 è meglio di 600 e 6 è migliore di 60 porta a dire che 1 è meglio di tutti. Questo è un effetto autoritario». Inoltre, i criteri territoriali e di popolazione espressi dal governo, secondo Chiti, daranno luogo a «mostri ingovernabili, come nel caso di Prato, Pistoia, Massa Carrara e Lucca». Secondo l'ex presidente della Regione, infatti, «non vi è nessun fondamento storico o economico per le quali questi territori dovrebbero stare assieme. Le province avranno competenza su territorio, infrastrutture, ambienti e rifiuti e saranno governate da 12 sindaci. Ho seri dubbi che nel caso toscano questo sia gestibile».

Abolire tutte le province e lasciare a Regioni possibilità enti intermedi – Chiti prosegue la sua critica al Governo, pur plaudendo alla scelta e alla riconferma delle città metropolitane, proponendo quella che sarebbe stata la sua ricetta: «primo, abolizione di tutte le province. Secondo, istituzione delle dieci città metropolitane individuate dal Governo entro data prestabilita. Terzo, conferimento alle Regioni della possibilità di creare un ente intermedio di governo al loro interno in accordo con i comuni».

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