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Province sì, province no, province forse Politica

Il decreto legge si chiama così: “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, ad invarianza dei servizi ai cittadini”. Ma tutti noi ormai lo conosciamo col nome, un po' britannico un po' sornione, di decreto sulla spending review. Tagli alla Sanità, tagli alla Giustizia e, soprattutto, tagli alla Pubblica Amministrazione. Questo è il programma che il primo ministro Mario Monti ha deciso di varare, assieme alla sua squadra governativa, per recepire le direttive di Bruxelles sui conti pubblici italiani. Tralasciando, per ora, il mare di polemiche che si stanno attirando le disposizioni su ospedali e tribunali, sono le decurtazioni alle province che in Toscana fanno discutere. Approvato dal Consiglio dei Ministri, dopo sette ore di confronto, alle prime luci di venerdì 6 luglio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana lo stesso giorno (G.U. n. 156 del 6-7-2012 – S.O. n. 141) e che, ex articolo 25 “Entrata in vigore” del medesimo, è entrato in vigore sabato 7 luglio.

Province. Cosa cambia – I tagli alle 107 Province italiane deciso dal Governo in sede di spending review terranno conto, essenzialmente, di due criteri: l'estensione e la popolazione. Il riassetto provinciale prevede però entro la fine dell'anno, anche una fase di accorpamento – i cui dettagli saranno forniti da Palazzo Chigi fra una decina di giorni. Ad oggi è comunque possibile stilare una prima lista delle Province che potrebbero essere oggetto di taglio e di accorpamento. A rischiare l'eliminazione dalla carta politica della Toscana sono le province di Massa e Carrara, Livorno, Prato e Pistoia. Varie le ipotesi di accorpamento, anche se, per ora, rimane tutto molto incerto.

Barducci: “Cancellati da strangolamento finanziario” – Dopo essersi definito politicamente d'accordo con l'idea del presidente della Regione Enrico Rossi di limitare le province toscane a un numero non superiore a tre, il presidente della provincia di Firenze Andrea Barducci è furioso nel commentare il decreto del governo: «Visto che il Governo non riesce a chiudere le Province perché lo impedisce la Costituzione Italiana, ha deciso di sopprimerle utilizzando il metodo dello strangolamento' finanziario». Il riferimento di Barducci è ai «36 milioni» di euro che lo Stato preleverà dalle casse provinciali il prossimo anno, 16 in più rispetto ai 20 del 2012.

Le “dimissioni in massa” invocate da Di Bonito (Pd). “Monti subdolo” – Con il presidente Barducci si schiera, durissimo, il presidente del Consiglio provinciale di Livorno Fabio Di Bonito, che invita i consiglieri toscani a «dimettersi in massa» così da dare «occupazione a 107 Prefetti che verranno nominati commissari, in questo caso liquidatori, delle Province italiane». Nella notte fra il 5 e il 6 luglio 2012, prosegue Di Bonito «si è sancita la cancellazione delle Provincie in Italia. L’Europa ce lo aveva chiesto e Monti l’ha fatto nel modo più subdolo possibile. Sarebbe stato più serio mettere in campo una legge di revisione costituzionale che cancellasse dalla nostra Carta questo “storico” ente, un ente che nessuno vuol mantenere in vita ne il Governo, ne le Regioni ne tantomeno i Comuni».

Pisa e Livorno assieme. Nasce la provincia di “Pisorno”? – Risvolto forse leggero, ma neanche tanto, del provvedimento governativo è la possibilità, tramite i giochi di accorpamenti, che le due storiche rivali Pisa e Livorno si trovino “a far provincia” assieme. L'idea, oltre ai naturali campanilismi di sorta, incontra favori e sfavori bipartisan. Il vicepresidente della provincia di Livorno Fausto Bonsignori (Sel) rifiuta l'accorpamento suggerendo «un solo ente per tutta la costa toscana, da Massa a Piombino», che sarebbe meglio di «un unico Palazzo per Livorno e Pisa». Il favore dello strano matrimonio è invece colto da Mario Cardinali, direttore del mensile satirico “Il Vernacoliere”, che ricorda: «Come popolazione, i livornesi continueranno a essere livornesi e i pisani a essere pisani. Un conto sono i Comuni, ma le Province sono luoghi dove i cittadini si riconoscono di meno».

E se Pistoia si "prendesse" il Mugello e Prato? – A lanciare l'idea è la presidente della provincia di Pistoia Federica Fratoni, che vede nei tagli imposti dal governo la possibilità di creare una provincia «insieme prima di tutto a Prato, ma probabilmente anche a zone della provincia di Firenze che potrebbero risultare periferiche, rispetto alla città metropolitana», come «l'Empolese e il Mugello».

Firenze Città Metropolitana – In tutto il trambusto generato dal decreto sulla revisione della spesa c'è anche chi riesce ad abbozzare un mezzo sorriso. Si tratta dei sostenitori della creazione della Città Metropolitana sul territorio fiorentino, che assieme ad altre 9 grandi aree sparse per l'Italia, è destinata nascere, si legge sul decreto, «entro il 1° gennaio 2014». Tra i sostenitori locali della Città Metropolitana vi è il presidente della commissione Affari Istituzionali del comune di Firenze, l'ex ministro Valdo Spini, che sprona a schiacciare l'acceleratore sul progetto: «se si vuole conseguire l'obiettivo della costituzione delle città metropolitane – spiega Spini – occorre prepararle fin da ora e quindi chiarire alle opinioni pubbliche dei territori interessati i vantaggi che ne deriveranno per la vita e le attività concrete delle loro cittadine e dei cittadini». Su questi argomenti, ha precisato l'ex ministro, vertirà un incontro organizzato a Venezia il prossimo 17 luglio al quale parteciperanno rappresentanti di tutte le città coinvolte nella “trasformazione” metropolitana.

Il testo del decreto Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, ad invarianza dei servizi ai cittadini pagina formato grafico, pagina per pagina, sul sito Gazzeta ufficiale.
Foto: Il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci con i colleghi Lamberto Gestri (Prato) e Federica Fratoni (Pistoia)

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