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Province, Usb: “A Siena? Tutto uguale” Società

Siena – Guazzabuglio Province, l’Usb senese attacca. E punta il dito sia sul generale clima di incertezza che regna sovrano nel settore, sia sulla questione particolare della Provincia di Siena. Per quanto riguarda il primo punto, “è vero – concede il sindacato di base – che la Regione Toscana è stata la prima a dotarsi di una Legge di riordino delle funzioni, ma purtroppo mancano le certezze finanziarie e la copertura di bilancio e perciò lo scenario che riguarda funzioni, servizi, professionalità e posti di lavoro resta tutto un’incognita”.

E così, si procede a fari spenti nella notte, dice il sindacato, e la Provincia di Siena non fa certo eccezione. Anche se una sua singolarità ce l’ha. “Le risorse non ci sono, la certezza è il dissesto di bilancio – dice l’Usb provinciale – ma la Provincia non intende ridurre il personale, anzi dichiara che è sotto organico per svolgere le cosiddette funzioni fondamentali – programmazione provinciale della rete scolastica, costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente, pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale etc”.

Non solo. Intanto, anche le 17 Società partecipate dall’Ente “sono ancora tutte lì, ed anzi sembra che niente sia cambiato anche dopo l’approvazione della Legge 190 del 23/12/2014 ( Legge di Stabilità del 2015), che per i bilanci delle Province italiane significa ulteriori tagli di 1 miliardo di euro per il 2015, 2 miliardi sul 2016 e 3 miliardi sul 2017, tagli che decretano per Legge il fallimento finanziario e dei servizi erogati dalle Province italiane”, continua l’Usb.

La “struttura” della situazione attuale, secondo il sindacato di base, in cui si riscontra la presenza di un presidente, un consiglio provinciale oltre all’assemblea dei sindaci, non serve ad altro che a mettere in atto “una ulteriore abdicazione e passaggio di autorità a favore del potere burocratico; questo ha svilito ulteriormente la programmazione politica ed il raccordo istituzionale per l’insieme del territorio provinciale a svantaggio delle aree cosiddette marginali o deboli”.

Ma insomma, qual è la ragione dell’immobilismo denunciato dal sindacato? E’, secondo l’Usb, l’atteggiamento generale di lasciare “servizi e funzioni che torneranno in gestione alla Regione in una sorta di “status quo”, che non prende in considerazione le attività e le risposte che chi si occupa di Formazione, Agricoltura ed Ambiente deve dare ai cittadini alle imprese ed alla programmazione delle attività che comportano il rispetto di termini previsti dalle Leggi settoriali oltre che dalla 241/1990 e s,m.i., sul procedimento amministrativo”. “Status quo” che tradotto in linguaggio campagnolo significa “una gestione a cosiddetto “lascia podere”, con tutto ciò che questo significa per i servizi, per le imprese, per le istituzioni e per il personale impegnato in questi ambiti di competenza”.

Tutto fermo dunque, tranne che per una novità delle ultime settimane. “Nella sede di via Massetana insieme al personale dell’ Agricoltura e dell’Ambiente, si è insediato anche il personale della Formazione Professionale, nello stabile in affitto che ora ospita praticamente tutto il personale che dovrebbe transitare verso la Regione (70/77 unità) e che, nell’idea di qualcuno, la Regione dovrebbe prendersi insieme all’affitto da pagare al privato di 285.000 euro annui – informa il sindacato – ma l’incompiuta sede faraonica di viale Sardegna che fine ha fatto ? Che utilizzo ne verrà fatto se e quando verrà terminata con l’ulteriore milione di euro di opere da completare?”.

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