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Provincia ferma sulla Rari: “No a rinvii generici” Sport

“Inutile cercare escamotage che spostano solo il problema di qualche anno. Le responsabilità vanno affrontate e non eluse. Noi siamo disponibili – fino al 16 settembre – a trovare una soluzione programmata e condivisa che tenga insieme la salvaguardia di un'esperienza importante come la Rari, a cui tutti teniamo, con i punti imprescindibili del rispetto delle norme sulla sicurezza idraulica e dei provvedimenti esistenti legittimi ed esecutivi”. Questa in sintesi la posizione della Provincia di Firenze che ha incontrato la stampa per fare il punto della situazione in merito alla vicenda Rari Nantes e ricostruirne la storia.
“Il Comune di Firenze rinvio – spiega l’Assessore all’Ambiente e alla Difesa del suolo, Renzo Crescioli – ha approvato un testo che, da quello che abbiamo avuto modo di leggere dalla stampa, non ha recepito le osservazioni fatte a suo tempo dalla Provincia. Questo è un modo di procedere quanto meno curioso: di solito prima di approvare una convenzione, ci si assicura che il testo sia condiviso tra le parti. In assenza di fatti nuovi e concreti, il provvedimento che prevede il rientro in possesso delle strutture il 16 settembre per potere procedere alla esecuzione degli abbattimenti previsti da anni non può che rimanere in vigore. Ma al di là di questo, sino ad allora le nostre porte rimangono aperte per una soluzione condivisa col Comune”.
“La soluzione però non può essere un accordo per un ennesimo generico rinvio – prosegue Renzo Crescioli – ma intese precise e dettagliate, come ad esempio accordi di programma, che individuino in modo chiaro, oggi e non in un futuro indefinito, obiettivi, luoghi, tempi congrui, risorse, e sedi di verifica dell’attuazione di un processo di rilocalizzazione degli impianti di Rari Nantes; rimandare genericamente il problema di altro quattro anni non risolve nulla. Noi non abbiamo alcun pregiudizio a risolvere la questione ma si deve tenere conto che la Provincia non può derogare in alcun modo dagli obblighi che derivano dalle sue competenze sul demanio fluviale o sulla sicurezza idraulica dell’Arno, a maggior ragione dopo l’esplicito intervento compiuto dalla Procura della Repubblica”.
“Ricordo a questo proposito che non solo le norme di legge, ma anche l’Autorità di Bacino impone la messa in sicurezza di situazioni come quella della Rari Nantes – ha proseguito Crescioli citando la norma 12 (Messa in sicurezza delle fasce di rispetto degli argini e delle sponde) del Piano Stralcio Riduzione del Rischio Idraulico dell’Autorità di Bacino, adottato con DPCM 5/11/1999, che recita: “Nella fase di attuazione del Piano di Bacino, stralcio Rischio Idraulico, in conformità alle disposizioni legislative di cui alla legge n. 183/1989, dovranno essere verificate, eliminate o corrette le situazioni difformi da quanto stabilito dal T.U. n. 523/1904 relativamente ai centri abitati e alle infrastrutture”.
In merito a soluzioni alternative per ricollocare l’impianto sportivo della Rari Nantes, Palazzo Medici Riccardi ribadisce la propria piena disponibilità, pensando ad “aree del demanio fluviale, anche in riva destra dell’Arno in Lungarno del Tempio che, a seguito di specifiche destinazioni urbanistiche, la Provincia può mettere a disposizione del Comune, in grado di ospitare gli impianti sportivi che verrebbero a mancare”.

La storia. All’interno del fascicolo che riguarda la Rari Nantes c’è un’ordinanza di demolizione che era stata emessa nel lontano 1998 dall’Agenzia del Demanio, che allora si chiamava Direzione compartimentale del territorio. Questa ordinanza è ancora valida perché il ricorso al Tar che nel frattempo era stato presentato dalla Rari Nantes, aveva ottenuto solo una sospensione di 120 giorni, giusto il tempo ritenuto necessario per presentare delle relazioni, che però il Provveditorato alle Opere Pubbliche aveva giudicato insufficienti per salvare la Rari. Nel 2010, il Tribunale amministrativo aveva dichiarato ‘perento’ – ovvero estinto per inattività delle parti – il ricorso della Rari contro l’ordinanza che imponeva il rilascio delle aree. Quindi il provvedimento per il ripristino dei luoghi era diventato a tutti gli effetti inoppugnabile. Il 4 luglio scorso, infine, il Comune di Firenze ha dichiarato ufficialmente di non aver dato in concessione alla Rari le aree demaniali.

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